Gli Alpini terranno la loro adunata a Genova, dall’8 al 10 maggio e il femminismo di potere e affari è pronto a tendere l’imboscata. L’avevamo già previsto sui nostri social e ora, a ridosso della manifestazione, i segnali sono chiarissimi. L’organizzazione eversiva “Non Una di Meno” ha diffuso un comunicato qualche giorno fa (lo vedete nell’immagine a corredo), dove prepara il terreno a ciò che inevitabilmente accadrà: un profluvio di false accuse lanciate tassativamente sui social. Le terroriste in gonnella danno tre consigli per affrontare i terribili disagi arrecati dai “veci” in quel di Genova. Numero uno: automunitevi di un fischietto, che può servire da deterrente (figurati, con il casino che ci sarà…). Numero due: se subite molestie, chiamate il centro antiviolenza locale (Mascherona) anche tramite la sua app. Numero tre: compilate il form anonimo. Indicazioni valide per le donne e anche per gli appartenenti alla comunità LGBTQ+eccetera. Segue poi un tentativo di delegittimare il corpo degli Alpini con un discorsetto sulla guerra, il patriarcato, il fatto che gli Alpini siano impegnati spesso in operazioni di soccorso e salvataggio che comunque non li assolvono dal terribile peccato di essere maschi e spesso pure un po’ alticci. Ma la predica finto-pacifista, non c’interessa. Ci interessa l’imboscata.
Sì, perché per segnalare casi di molestie o violenze esistono già le app “YouPol” della Polizia di Stato e “112 where are you”, sempre collegata alle Forze dell’Ordine, più i tanti agenti delle Forze dell’Ordine che presidieranno le strade. Oppure c’è proprio la chiamata al 112. Problema: in quei casi le segnalazioni non possono essere anonime. Bisogna metterci faccia, nome, descrizione delle circostanze, prove, evidenze, altrimenti tutto finisce in nulla. Ed è lì che casca l’asino. L’anonimato verso cui si spinge è fondamentale per poter inventare casi mai accaduti e siamo certi che NUDM e i suoi dintorni, centri antiviolenza genovesi inclusi, hanno già pronte le truppe cammellate per intasare di segnalazioni (ripetiamo anonime) le loro app e i loro form, per poi far partire il piagnisteo durante e dopo l’adunata. Obiettivo finale? Cercare visibilità, distillare la propria propaganda tossica e sgraffignare altro denaro (magari lA sindacA trova il pretesto per versare altre migliaia di euro proprio al centro antiviolenza Mascherona). Il tutto sulle spalle di un corpo che è uno dei pochi orgogli del nostro Paese rimasti intoccati. Magari non più tanto tagliato per fare la guerra (e chi sa fare più la guerra ormai in occidente?), ma comunque simbolo di una dedizione che non può e non deve essere dimenticata né tanto meno infangata da quattro invasate.

Propaganda tossica sulla pelle degli Alpini
La statistica parla chiaro. Mai, nelle adunate precedenti, sono state denunciate formalmente molestie o violenze. Zero a Brescia (2000), Genova (2001), Catania (2002), Aosta (2003), Trieste (2004), Parma (2005), Asiago (2006), Cuneo (2007), Bassano (2008), Latina (2009), Bergamo (2010), Torino (2011), Bolzano (2012), Piacenza (2013), Pordenone (2014), Aquila (2015), Asti (2016), Treviso (2017). Nel 2018, a Trento, le nostre psicopatiche si resero conto dell’ottima vetrina garantita dall’adunata, si attivava un collettivo locale e saltarono fuori delle generiche “molestie” ovviamente mai denunciate o verificate. A Milano nel 2019 ancora zero. A Rimini doveva essere fatta nel 2020, il centro antiviolenza “Casa Madiba” aveva già preparato volantini e post sui social, ma la pandemia bloccò tutto. Il materiale fu riproposto poi nell’adunata Alpini del 2022, dove avviene il primo e vero episodio con “150 segnalazioni” sui social e zero denunce reali. A Udine (2023) ancora zero, sebbene venissero istituiti vari posti di polizia con personale femminile per ricevere le segnalazioni e denunce. A Vincenza (2024) zero segnalazioni e ancora posti di polizia con personale femminile. A Biella (2025) zero, sempre con posti di polizia con personale femminile. In una di queste adunate, una di quelle più vecchie, io ero presente insieme alla mia compagna di allora. Salimmo su una camionetta e un giovane Alpino veneto ci provò spudoratamente con lei, davanti ai miei occhi. Troppo spudoratamente per essere serio, tant’è che finimmo tutti a ridere come matti bevendo buon vino.
Circa venti giorni fa abbiamo chiesto un’intervista a Sebastiano Favero, Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, che organizza l’adunata, per chiedergli un parere su questo genere di imboscate, ma purtroppo non ci ha risposto. È un peccato perché la sua parola avrebbe aiutato a rimettere le cose nel loro ordine reale: è vero, le adunate degli Alpini hanno spesso un taglio giocoso e goliardico, che si mescola con la formalità e solennità delle celebrazioni istituzionali. La goliardia si esprime in tanti modi ed è sufficiente sapere che è tale per viversi l’evento per quello che è: una grande festa italiana dove tutti, uomini, donne, anziani, bambini e famiglie, si raccolgono attorno a persone che, penna sul cappello, simboleggiano sacrifici sanguinosi del passato e disponibilità non negoziabile al sacrificio nel presente per il sostegno della comunità. L’adunata degli Alpini è oggi il simulacro di un’Italia (e di una realtà) che non esiste quasi più, la cui resistenza e persistenza va onorata e festeggiata. Anche perché, tra le altre cose, rappresenta l’ordine contro il caos. La legge contro le accuse inventate. La ragione contro le mode e gli interessi di gruppuscoli tossici votati all’avvelenamento del clima sociale. E dunque qualche Alpino o, più probabilmente, qualche pirla con un cappello farlocco da Alpino commette molestie? Bene, amiche donne e ragazze: cercate una divisa e denunciate formalmente, dopo di che raccontateci l’accaduto (allegando denuncia formale) a lafionda.info@gmail.com. Promettiamo di pubblicare tutto quanto e di denunciare con sdegno l’accaduto. Se invece userete gli strumenti suggeriti da “Non Una di Meno” sarete complici di una diffamazione preordinata. Tutto ciò che starà fuori dal contesto delle denunce reali sarà pretesto, fuffa, desiderio di visibilità, propaganda. In una parola: spazzatura. Evviva gli Alpini e che adunata sia!