Il “Codice rosso” viene utilizzato strumentalmente, non tanto come elemento di protezione, quanto come efficacissima arma di distruzione dell’altro. C’è chi come noi, eterne Cassandre, lo scrive dal 2018, prima ancora che la proposta Bongiorno venisse approvata: il “Codice rosso”, così com’è formulato, avrebbe dato la stura ad una mole infinita di false accuse, o meglio, di accuse strumentali che alla verifica giudiziaria si dimostrano prive di fondatezza. Infatti i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non avete idea di quanto sia deprimente ricordare e ricordarci di avere, purtroppo, colto nel segno prevedendo la deriva liberticida. È una stortura di sistema notata negli ultimi tempi anche da parecchi avvocati che finalmente escono allo scoperto, criticando l’utilizzo strumentale del “Codice rosso”. È tempo di verifiche? Si, sarebbe ora. La denuncia di un sito, per quanto accuratamente documentata, non serve a niente poiché viene fagocitata in fretta dalla propaganda istituzionale delle parlamentari che si accaniscono a negare l’esistenza del fenomeno strutturale delle false accuse. Believe women, ogni donna deve essere creduta ma soprattutto non bisogna sanzionare chi inventa false accuse altrimenti c’è il rischio che le denunce diminuiscano. Dovrebbero parlare i numeri, però, non le ipotesi. Abbiamo in mente un’inchiesta che sarebbe utile fare ma che non possiamo condurre: mai nessun Ministero ci fornirebbe i dati necessari a fare chiarezza. Perché è vietato farla, questa chiarezza. Che tipo di inchiesta abbiamo in mente? Per esempio sarebbe interessante sapere:
- Quante denunce da “Codice rosso” vengono presentate nell’anno solare;
- Quali accuse, suddivise per fattispecie di reato;
- Quante esitano in archiviazione;
- Quante in proscioglimento in istruttoria;
- Quante in assoluzione;
- Quante in condanna in primo grado;
- Quante in condanna passata in giudicato;
- Quante e quali accuse sono state formulate da un uomo nei confronti di un altro uomo;
- Quante e quali accuse sono state formulate da un uomo nei confronti di una donna;
- Quante e quali accuse sono state formulate da una donna nei confronti di un’altra donna;
- Quante e quali accuse sono state formulate da una donna nei confronti di un uomo;
- Quante e quali misure cautelari vengono disposte dalle Procure;
- Qual è la durata media di una misura cautelare, poi revocata per archiviazione o assoluzione;
- Quante e quali accuse arrivano da una persona che usufruisce dell’assistenza di un centro antiviolenza;
- Quanti e quali procedimenti registrano la costituzione di parte civile della parte offesa;
- Quanti e quali procedimenti registrano la costituzione di parte civile di un centro antiviolenza;
- Quante e quali accuse vengono presentate prima o durante una causa civile di separazione o affidamento della prole;
- Qual è l’importo complessivo, su base annua, del patrocinio gratuito garantito dalle legali dei centri antiviolenza alle vittime assistite;
- Cosa accade a tali importi quando l’iter giudiziario accerta l’infondatezza delle accuse;
- Qual è l’importo complessivo, su base annua, del reddito di libertà per l’uscita dalla violenza;
- Cosa accade a tali importi quando l’iter giudiziario accerta l’infondatezza delle accuse.

Un’indagine sul “Codice rosso” e anche oltre
Incrociando tali dati si potrebbe avere una serie di informazioni necessarie a tracciare i contorni del fenomeno nella sua interezza, l’impatto sociale, i costi per la collettività, la reale efficacia dei centri antiviolenza, il carico per il sistema giudiziario. Ed, eventualmente, a fornire elementi utili a studiare dei correttivi. Va detto che le accuse infondate non sono un’esclusiva del “Codice rosso”, vengono assolte persone accusate anche di altri reati; sarebbe quindi interessante conoscere le percentuali di archiviazioni e assoluzioni dai reati “di percezione” come maltrattamenti e stalking, rispetto ad archiviazioni e assoluzioni per spaccio, truffa, furto ed altri reati che non hanno nulla a che vedere con la c.d. violenza di genere. Le percentuali di archiviazione risulterebbero più o meno analoghe per qualsiasi reato, o sensibilmente sbilanciate? Se risultassero sbilanciate, quale sarebbe la statistica delle accuse più infondate?
Sarebbe interessante analizzare tutti i fascicoli processuali dal 2019 per verificare se l’andamento delle denunce da “Codice rosso” sia in calo, stazionario, in aumento. Un’analisi longitudinale si rende indispensabile poiché l’assoluzione del 2026 è necessariamente riferibile ad accuse formulate negli anni precedenti: 2025, 2024, 2023 o anche prima. Sarebbe interessante tutto questo e molto altro ancora, ma il piccolo staff del nostro sito impiegherebbe anni per analizzare centinaia di migliaia di fascicoli ed estrarne i dati utili a conoscere ciò che sarebbe necessario conoscere. Inoltre, come già detto, a La Fionda nessun Ministero darebbe il materiale da studiare. Forse l’ISTAT avrebbe l’autorevolezza, i fondi e le risorse umane necessarie a svolgere tale indagine, ma l’ISTAT agisce su mandato istituzionale. Un Ministro per le Pari Opportunità, un Ministro della Giustizia, un Ministro degli Interni oseranno mai commissionare all’ISTAT un’indagine simile?