Una certa Simona S. – non pubblico il link del post originale per non scatenare polemiche sul suo profilo – si indigna su Facebook perché i media non urlano al femminicidio per l’anziano che a Milano ha ucciso la moglie costretta a letto in una RSA, per poi suicidarsi. L’amico Mauro Recher commenta, taggandomi: «Ma come fa, un caso come questo di disperazione, essere violenza di genere, saranno stati una coppia sposata, provo a intuire da almeno 40 anni e oltre e mi parlate di violenza di genere, l’uomo ha commesso un omicidio e infatti dopo si è tolto la vita (il che significa che questa cultura del patriarcato non esiste proprio), posso capire che i numeri sono bassi e bisogna farli aumentare, ma non andiamo oltre il cattivo gusto». Rispondo a Mauro dal questo sito, sempre per non alimentare polemiche sul profilo di Simona S. Caro Mauro, cercare di convincere certa gente è tempo perso. Ricorderai sicuramente le battaglie feroci del femminismo suprematista in Parlamento, sui media e nelle piazze: donne che gridavano allo scandalo perché non esisteva il reato di femminicidio. Il maschio/cis/bianco/tossico/figlio sano del patriarcato uccideva (secondo loro) una donna al giorno, poi una ogni due giorni, poi una ogni tre con la variante di una ogni 72 ore. Per sparare numeri allarmanti la propaganda ideologica aveva bisogno di inserire di tutto nel grande calderone dei femminicidi, dai delitti figli del disturbo psichiatrico a quelli con movente economico, dagli omicidi pietatis causa alle donne uccise da altre donne. Muore una donna? È femminicidio, punto, da chiunque sia stata uccisa e per qualunque motivo.
L’hanno fatto davvero pur di sparare numeri a tre cifre, propaganda alimentata da slogan come strage delle donne, sterminio, mattanza, carneficina. Le accanite urlatrici vaneggiavano di un presunto sterminio messo in atto dall’intero universo maschile, ragione per la quale Filippo Turetta è l’esecutore ma i mandanti siamo io, te e tutti gli uomini adulti. Quindi i maschi italiani – tutti – dovevano essere rieducati, si dovevano vergognare di essere uomini, dovevano chiedere scusa, dovevano inginocchiarsi per riconoscere la Colpa Collettiva e chi non la riconosceva era parte del problema. Da questo humus tossico è nata – finalmente? – la norma ad hoc che nelle intenzioni del servile Legislatore meloniano avrebbe dovuto accontentare le piazze. Ed è stata approvata all’unanimità dagli altrettanto servili parlamentari di ogni partito, non un solo dubbio, non una sola obiezione, non un solo voto contrario, nemmeno una sola astensione. La foca ammaestrata non ha facoltà di scegliere quando applaudire e quando no, non può dire cosa le piace e cosa no, cosa approva e cosa no. Applaude a richiesta, è stata messa li proprio per reagire al comando di chi l’ha ammaestrata. A volte per far felici i bambini al circo. Altre volte per far felici i burattinai di partito, quelli che dettano gli ordini di scuderia funzionali al pensiero unico in Parlamento.
“Femminicidio” e pietas
Tuttavia l’imprevisto era in agguato, la creazione della fattispecie autonoma di reato si è ritorta contro le fautrici. Sono più inferocite di prima, si sono rese conto che il termine “femminicidio”, fino a quando era privo di una definizione stabile e codificata in una cornice giuridica, lasciava ampio margine di manovra alle complottiste tarate in modalità “strage delle donne”. Ora i contorni giuridici ci sono, e il Ministero dell’Interno conta 3 femminicidi nel primo trimestre 2026. Al 27 luglio ancora non sono stati pubblicati i dati relativi al secondo trimestre. Ma dai, la fonte ufficiale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Servizio Analisi Criminale, ne conta solo 3, com’è possibile??? Inaccettabile ridimensionamento patriarcale della strage, mattanza, ecatombe eccetera, sono molto più autorevoli le fonti ufficiose tipo osservatorio Non Una Di Meno, che ne conta 33. Undici volte di più, e spicci. Oltre ad altri 8 casi per un totale di 41 decessi ascrivibili alla violenza eterocispatriarcale, qualunque cosa voglia dire.
Un loop: protestavano per chiedere il reato di femminicidio, ma ora che c’è protestano perché è più difficile imbottire i dati di menzogne. Tornando agli anziani che uccidono la moglie malata terminale e poi si tolgono la vita, da diversi anni il debunking de La Fionda smaschera le bufale dei numeri gonfiati. Tutti vengono inseriti a forza tra i femminicidi, anche le coppie che lasciano biglietti dai quali emerge la chiara volontà di entrambi di farla finita, anche quelli che chiedono di essere sepolti insieme, anche quelli che spiegano di voler morire per non essere più un peso per i figli. Esempi concreti, tutti casi che abbiamo in archivio. Il post che hai commentato, Mauro, evidenzia anche un altro aspetto fondamentale: l’art. 577 bis, chiesto a gran voce per arginare il fenomeno dei femminicidi, in realtà non argina proprio nulla. È una misura clamorosamente populista, adottata per accontentare il femminuccismo più infantile senza spostare di un millimetro il problema dei decessi. Scrive Simona S.: «Definire questi eventi come “omicidi pietosi” o “atti di amore/disperazione”, sposta il focus dall’atto violento e dalla privazione della vita della donna alle giustificazioni dell’aggressore». L’aggressore non ha alcun bisogno di giustificazioni, è morto anche lui. Ovviamente non può puntare ad una riduzione di pena, al riconoscimento di una temporanea incapacità di intendere e volere, allo stato di agitazione o ad altre circostanze attenuanti.

Il totale fallimento della legge sul “femminicidio”
Classificare tale episodio come femminicidio, quindi, serve a garantire la pena massima all’autore – ergastolo senza attenuanti – o piuttosto a segnare una tacca in più per dimostrare quanto tutti gli uomini siano cattivi e tutte le donne siano in pericolo? Il massimo edittale della pena è un aspetto sul quale ci siamo espressi più volte, ma serve ripeterlo ancora. La sterilità dell’ergastolo è data dalla assoluta mancanza di calcolo di una persona che uccide e si uccide. A volte potrebbe esserci calcolo nella pianificazione del gesto, non c’è mai nella pianificazione del dopo. Anche senza arrivare a togliersi la vita, chi uccide la ex moglie o la fidanzata che lo ha lasciato non lo faceva perché prima del 577 bis aveva fatto i conti a tavolino e sperava di cavarsela con 18/20 anni; ora invece non lo fa perché non conviene più visto che sa di andare incontro al carcere a vita. Il fatto che il 577 bis sia nato per proteggere le donne è una bufala, non ha la minima efficacia sulla prevenzione né potrebbe averla. È nato per accontentare la sete di vendetta delle piazze, ed ora sono le piazze a non essere contente. Un successone.