Oggi il congedo parentale, quando a una coppia nasce un figlio, prevede la concessione alla madre di cinque mesi di astensione dal lavoro (tra prima e dopo il parto) con un’indennità dell’80% dello stipendio, mentre al padre sono concessi al massimo dieci giorni con un’indennità del 100%. Una disciplina che da anni definiamo iniqua, sia perché mette gran parte del sacrificio sulle spalle della donna lavoratrice, sia perché discrimina il ruolo del padre, il tutto mentre il bambino ha il diritto ad essere accudito da entrambi. Anni fa, ai tempi del dibattito, anzi della bagarre sul DdL Pillon, facemmo una proposta chiara: 12 mesi di congedo parentale obbligatorio per padre e madre, al 100% dello stipendio, da gestirsi in alternanza. Non era una provocazione, c’era una logica: il sacrificio di carriera sarebbe stato pari per entrambi, come assunzione di responsabilità per una scelta chiave come quella di fare un figlio. Non solo: il pari accudimento a inizio vita e a coppia sussistente avrebbe posto le basi per una riforma migliorativa dei casi di separazione, dove non sarebbe stato più possibile distinguere tra genitore accudente e genitore “visitatore”. Ai tempi ci risero dietro tutti, specie da sinistra, mentre la destra “Dio-Patria-Famiglia”, richiamata sul terzo elemento della triade, fece orecchie da mercante.
Sorpresa! Quella nostra proposta, anche se in termini più limitati, rispunta oggi in un disegno di legge presentato da tutto il centro-sinistra unito: PD, M5S, Azione, Italia Viva, Avs e +Europa, che propongono di estendere il congedo di paternità a 5 mesi, rendendolo obbligatorio e pagato al 100%, così come quello della madre. Insomma: parità perfetta tra i due genitori. Al di là della durata del congedo (per noi 5 mesi sono pochi), noi, i fascistoni, quelli di destra, i simpatizzanti di OrbanPutinTrump e nostalgici del crapùn, quella proposta di legge del centro sinistra la firmeremmo anche con il sangue, se ciò servisse, e la voteremmo ad occhi chiusi, se fossimo in Parlamento. E insieme a noi, ne siamo stra-certi, l’80% dei nostri lettori e il 100% di quelli tra di essi a cui non frega nulla della carriera perché sanno che il vero valore della vita sta fuori dagli uffici, dai magazzini, dalle fabbriche. Una legge del genere, inoltre, avrebbe anche un impatto culturale utilissimo perché responsabilizzerebbe tutti rispetto all’opportunità di fare un figlio. Perché ci sono ancora in giro uomini secondo cui “ci sta” che del pupo se ne occupi lei mentre lui si afferma nella professione, così come ci sono donne ben felici di avere il semi-monopolio della cura dei figli, perché è uno strumento di grande peso poi, in caso di separazione. Questi residuati, con una legge del genere, sparirebbero gradualmente, ripulendo la cultura dominante da scorie che finiscono per danneggiare anzitutto i figli.
Non si gioca sporco sul congedo paritario
Con ciò diciamo che ora tutti voi dovete votare PD, M5S, Azione, Italia Viva, Avs e +Europa? Assolutamente no. Stiamo dicendo che la loro proposta è pressoché perfetta, e rimane tale anche se a presentarla pubblicamente c’erano alcuni soggetti di cui siamo da sempre avversari acerrimi, a partire da Elena Bonetti e da Maria Elena Boschi. Resta perfetta nel merito, ma profondamente sbagliata, ipocrita fino alla nausea, nel metodo. Sia perché i proponenti sono gli stessi che, ai tempi, si opposero ferocemente al DdL Pillon, che restituiva madre e padre ai figli in caso di separazione, e a cui dunque la parità sta bene, ma soltanto se sono loro a proporla. Sia perché quando potevano farlo, non l’hanno fatto: in conferenza stampa la Bonetti si è vantata di aver aumentato il congedo paterno da 7 a 10 giorni sotto il Governo Draghi, senza spiegare perché non abbia allora forzato per i cinque mesi. Sia perché è evidente a chiunque conosca un minimo la politica che abbiano presentato quella proposta sapendo bene che era priva di coperture. Cioè l’hanno proposta per farsi dire di no e innescare così la solita polemichetta contro il Governo. Pessime premesse, pessima intenzionalità, la solita sporcizia politica all’italiana, che non si fa remore di ballare i suoi minuetti sulla realtà e sui corpi in coma delle famiglie italiane, specie quelle nuove e in formazione. Insomma non è nemmeno l’orologio rotto che segna l’ora giusta due volte al giorno: qui è vero e proprio calcolo politico di infimo livello, dunque nell’applaudire la proposta in sé, ci guardiamo bene dall’applaudirne i proponenti.
Con questo vogliamo dire che dovreste tutti votare a destra? Nemmeno per sogno. Oltre al reato di “femminicidio” e al tentativo di far passare il consenso “libero e attuale”, la destra italiana si macchia infatti in questo frangente di un altra ragione di critica senza sconti: la maggioranza alla Camera, infatti, ha nettamente bocciato la proposta del centro sinistra sul congedo parentale paritario e obbligatorio, accampando come ragione l’assenza di coperture, pari a 3 miliardi di euro all’anno. Soldi che, tuttavia, in altri paesi (ad esempio in Spagna) si trovano e che forse troveremmo anche noi se la si smettesse di comprare armi o di regalare fondi agli inutilissimi, inefficaci e tossici centri antiviolenza. E dunque per chi votare? Chi sostenere? Non siamo certo noi a dovervelo suggerire: semplicemente fate quello che vi pare. Dal canto nostro, noi raramente abbiamo fatto endorsement per un politico o un partito. Quando è accaduto è stato perché il soggetto in questione aveva inserito nel proprio programma in modo esplicito uno o più temi-chiave a noi cari. Perché è questo che a noi interessa: i temi, i problemi, le soluzioni. Chiunque sia a farsene portabandiera. E nello specifico a noi interessa la parità, nel senso del pieno riconoscimento dei due sessi e dell’uguaglianza rispetto alla legge e nei tribunali. Chi usa la parità per ottenere visibilità o per fare lerci giochetti politici ci ha fatto e ci farà sempre semplicemente schifo.