Negli ultimi anni, l’agenda globale sull’istruzione ha rivolto il proprio sguardo quasi esclusivamente all’empowerment femminile, trascurando sistematicamente una verità che oggi diventa sempre più difficile ignorare: l’istruzione dei ragazzi è in caduta libera. Mentre alle bambine vengono garantiti finanziamenti, sostegno internazionale e iniziative dedicate in ogni continente, milioni di giovani maschi restano invisibili, prigionieri in un sistema educativo che li penalizza e li marginalizza. Questo squilibrio nasce dal radicamento di un’ideologia dominante che interpreta ogni divergenza come una questione di potere femminile da rafforzare, relegando le emergenze maschili a semplici segnalazioni prive di risorse.
Dall’avvio degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), e in particolare del Goal 4 sull’istruzione inclusiva ed equa per tutti, le principali organizzazioni mondiali hanno attivato reti imponenti, come l’iniziativa dell’ONU per l’istruzione femminile (United Nations Girls’ Education Initiative) e i programmi dell’UNESCO per l’uguaglianza di genere a scuola. Decine di milioni di ragazze hanno così ottenuto opportunità prima negate, ma questo slancio apparentemente positivo ha prodotto un rovesciamento silenzioso: numeri e studi recenti dimostrano come attualmente i ragazzi siano svantaggiati nei tassi di completamento scolastico, nelle iscrizioni universitarie e nei risultati accademici.

L’invisibilità sistemica della crisi nell’istruzione maschile
Nonostante infatti alcune misure promosse dall’UNESCO e la retorica delle grandi campagne globali come HeForShe, nel concreto non esiste alcuna infrastruttura di pari livello dedicata esclusivamente alla crescita educativa dei maschi. Le iniziative che li coinvolgono sono sporadiche, limitate e quasi sempre inglobate all’interno di progetti più ampi orientati al beneficio femminile. Prendiamo ad esempio l’accelerazione delle strategie per “l’uguaglianza di genere nell’istruzione” (UNESCO Strategy for Gender Equality in and through Education), che nei fatti si declina quasi solo sulla promozione dell’istruzione delle ragazze, lasciando i maschi privi di qualsiasi piattaforma concreta e globale per affrontare la loro crisi.
Le cifre parlano chiaro: oggi le ragazze completano la scuola superiore in misura maggiore rispetto ai compagni, con un vantaggio costante tra il 2 e il 3%, e la distanza si allarga ulteriormente nell’accesso all’università, dove il divario si accentua a livelli preoccupanti. In varie regioni europee e americane, la maggioranza dei dispersi scolastici è composta da ragazzi, che mostrano anche risultati inferiori nei test di lettura e nei principali indicatori educativi (Global Education Monitoring Report). Eppure, l’attuale sistema, figlio di una cultura femminista che ha saputo imporsi nel dibattito pubblico e nelle istituzioni, ignora sistematicamente questa emergenza sociale, ostacolando qualsiasi inversione di rotta con la narrazione di una eterna vittimizzazione femminile ormai scollegata dai dati reali. È necessario promuovere con urgenza un cambio di paradigma che riconosca il disagio maschile e metta al centro nuove strategie per l’inclusione educativa dei ragazzi, superando finalmente l’approccio ideologico che vede la questione maschile come una minaccia e non come un’opportunità di reale cooperazione sociale.