La criminalizzazione maschile sui banchi di scuola

Non è una grande novità, in realtà. Che la criminalizzazione dell’uomo e della maschilità sarebbe finita sui banchi di scuola come concetto base da instillare a tutte le nuove generazioni, era cosa che avevamo previsto e denunciato già tempo fa. Ora il tutto è legge, messo nero su bianco nella Legge di Bilancio da poco approvata, secondo cui andrà promossa «nelle scuole la formazione e sensibilizzazione verso il tema della discriminazione e violenza di genere». Detta così sembra una cosa buona: la “violenza di genere”, intesa letteralmente, è quella che un genere (non importa quale) attua sull’altro genere (e di nuovo non importa quale). Quindi finalmente una legge paritaria ed equilibrata, giusto? Sbagliato. Non bisogna dimenticare che le leggi sono come le salsicce, smettono di piacerti appena sai cosa c’è dentro.

E in effetti dentro questa parte della Legge di Bilancio c’è l’affermazione a chiare lettere di un postulato ideologico femminista del tutto destituito di fondamento. Il solito: soltanto gli uomini sono autori di violenza e soltanto le donne sono vittime di quella violenza. Una mistificazione ben nota, non sostenuta da nulla, né dalla statistica, né dalla logica, né dalla nostra Costituzione. Cosa che, in un paese normale, fulminerebbe immediatamente le nuove disposizioni appena approvate ma, è noto, l’Italia è tutt’altro che un paese normale. Ma ormai il concetto che ci sia un’emergenza legata alla violenza perpetrata dagli uomini verso le donne è entrato nella conversazione pubblica come un dato di fatto indiscutibile, complici anche passate indagini campionarie ideologicamente orientate, che presto, come abbiamo detto di recente, verranno rinnovate con altre acrobazie statistiche.

bambini scuola

Spazzatura da Agenda ONU nella scuola.

Ma davvero la Legge di Bilancio stabilisce la discriminazione maschile nelle scuole? Giudicate voi: in tutto il documento la parola “uomini” viene usata nove volte, sempre associata con l’espressione “autori di violenza” o “maltrattanti”. Ma non basta: all’articolo 149.2.a., stabilendo l’impegno delle scuole sul tema del contrasto alla violenza di genere, si dice (corsivi nostri): «rafforzando la consapevolezza degli uomini e dei ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne e nella soluzione dei conflitti nei rapporti interpersonali». Una sola, capite? Solo un tipo di violenza va eliminata, le altre… boh, chissenefrega. Magari non esistono nemmeno, visto che non vengono citate né dalla legge né, a buon peso, nemmeno da Sua Santità, secondo cui «ferire una donna è oltraggiare Dio». Se ferisci un uomo, invece, Dio organizza un party con gli angeli e qualche diavolessa fatta entrare di straforo, da quanto è contento, giusto?


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Questo in sostanza si vuole insegnare a scuola alle nuove generazioni, la Legge di Bilancio è molto chiara. Ma per riuscirci serve indottrinare anche gli insegnanti, altrimenti il meccanismo non scatta. Ed ecco allora l’articolo 149.2.c: «promuovere un’adeguata formazione del personale della scuola, nell’ambito delle indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, […] al fine di prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo». Tradotto: riempiamo i maschietti di sensi di colpa e vittimizziamo le femminucce fin dalla più tenera età, con l’aiuto anche di libri di testo debitamente impostati per il relativo lavaggio del cervello. Robaccia ben allineata all’Agenda ONU, come acquisita anche dall’Unione Europea, come abbiamo raccontato non molto tempo fa.

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Serve l’opposizione delle famiglie.

Ma per mettere maestre e professoresse in condizione di attuare questa sorta di nuova “cura Ludovico” (anzi Ludovica), occorrono anche dati aggiornati, oltre che libri di regime. Ci pensa l’articolo 149.2.h, che pare affidare ai centri antiviolenza il compito di informare le scuole con le loro “statistiche” e le loro “banche dati” autogestite e mai verificate da nessuno. Certo, vi starete chiedendo: è la Legge di Bilancio, ci sono dei soldi di mezzo, e dove sono in questo caso? Bravi, ottimo fiuto. Dalle Pari Opportunità partono 5 bei milioni di euro in più ogni anno rispetto a quelli già previsti, più un incremento di altri due milioni per “la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”, che se tanto mi dà tanto si intende soltanto donne o soltanto per i centri antiviolenza, a cui si aggiungono varie prebende e regalie ad associazioni assortite, tutte impegnate nella lotta alla violenza contro le donne (tutte le altre vittime di violenza s’arrangino un po’). Visto che ultimamente ci vuole bene, poi, non possiamo non citare l’iniziativa dell’On. Veronica Giannone, che cerca di impegnare il Governo a istituire un fondo da tre milioni di euro annui per pagare le spese legali e le consulenze alle donne “vittime di violenza”, non dopo che sono state accertate come tali, ma prima che denuncino o mentre denunciano. In pratica, come già avevamo osservato tempo fa, un sussidio statale incentivante delle false accuse.

Questi però sono corollari: la parte economica non ha a che fare con le iniziative rivolte alla scuola, si tratta solo di grandi risultati ottenuti da grandi lobby, o da parlamentari disperati e timorosi di perdere il seggio al prossimo giro di giostra e dunque impegnati ad accattivarsi i favori delle stesse grandi lobby. I soliti giochi sporchi della politica, insomma. La vera gravità sta nel meccanismo infernale pensato per mettere il cervello dei nostri giovani in varechina, per sbiancarlo e ripitturarlo di colori forzati: quello della colpa, per il cervello maschile, che deve sentire su di sé la responsabilità di un mito in realtà mai esistito nella storia e nel presente, ossia l’oppressione patriarcale imposta con la violenza; quello della vittima, per il cervello femminile, perché è dichiarandosi vittime in una società impostata per credere ciecamente a chi lo fa che le donne avranno il risarcimento per l’oppressione sofferta sempre a causa del mito di cui sopra. Si tratta di un progetto che viene da lontano e che programma un futuro di persone psicologicamente dissociate dalla loro natura più profonda, incapaci di relazionarsi in modo positivo, con una sofferenza diffusa e trasversale ai sessi. Non c’è nessuno in Parlamento capace di stoppare orrori del genere, anzi in molti corrono per salire sul carro del conformismo tossico femminista. A meno di non sperare in un’evoluzione come quella, forse per certi aspetti eccessiva, in Sud Corea, l’ultima difesa, il catenaccio capace di invalidare questi orrori, non possono che essere le famiglie. Gettate via i libri di dottrina femminista o strappatene le pagine di propaganda, e non abbiate timore a contestare i docenti che cedono a questo tipo di brainwashing. Oppure fategli avere una crisi di nervi proponendo loro un confronto in classe con qualcuno de “La Fionda”…

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