Buon giorno, bastardi… Qualche giorno fa mi è stato inoltrato il vergognoso servizio trasmesso dalla RAI nel programma “Storie italiane” (riportato qua sotto) a proposito dell’uccisione della diciassettenne Zoe Trinchero, strangolata e gettata nel fiume. In breve, certe persone, per esprimere il loro cordoglio per la tragedia, hanno realizzato uno striscione, deposto assieme ai fiori nel luogo dell’accaduto, con la scritta “IO SONO ZOE. UOMINI BASTA!RDI”. Come si può vedere dalle fotografie pubblicate nei giornali, lo striscione non è sorretto unicamente da donne e ragazze, anche da un uomo. Lo striscione, definito dalla giornalista del servizio «un po’ troppo generico», è stato rimosso dalla Polizia Locale, che ha ritenuto la scritta inadeguata. La decisione di rimuovere lo striscione ha generato una pioggia di feroci e indignate critiche da parte dei partecipanti alla trasmissione. La conduttrice ha esordito: «le ragazze l’hanno scritto perché vogliono portare un messaggio, qualsiasi messaggio sia, trovo assurdo che sia rimosso», e ribadito più tardi, «invece di togliere quello striscione andiamo a chiedere alle persone che hanno scritto quello striscione». Il primo ospite, presumibilmente avvocato, ha esternato concitato: «io credo che quello striscione non abbia i requisiti per essere rimosso, è un espressione democratica di un pensiero, e per quanto possa interfacciare con la nostra umanità e il nostro essere uomini, non ci dobbiamo sottrarre. Lo diciamo da tempo in questa trasmissione: la battaglia a favore delle donne, che è una battaglia culturale in questo paese, la dobbiamo innanzitutto portare avanti noi uomini… è un problema culturale, noi dobbiamo modificare le culture…». A seguito, un altro: «se bastassero quelle scritte, mettiamole in tutte le città del mondo…lontano da me censurare qualcosa e qualcuno». Per finire, l’ultimo, pur parlando e sottolineando il concetto, giustamente, di «responsabilità personale», afferma: «togliere uno striscione per questo motivo a me sembra una follia… rimuovere uno striscione di questo tipo mi sembra una violenza gratuita verso le ragazze».
Nella mia vita, a causa di una separazione conflittuale, ho dovuto per anni subire da parte di una donna, oltre alla sottrazione dei figli, denunce false e una decina di procedimenti penali a mio carico – alcuni di loro con accuse molto gravi, per violenza o abusi sessuali sulle mie figlie, finiti archiviati o assolto in ogni caso. Nella mia vita ho conosciuto alcuni uomini che hanno dovuto soffrire un percorso simile, sono venuto a sapere che alcuni di loro, purtroppo, non hanno retto e si sono suicidati. Si tratta di una violenza sistemica e intollerabile che esercitano alcune donne a danno degli uomini. Secondo la stessa logica degli ospiti del programma, io e altri come me (tutti gli uomini che, nella loro vita, hanno subito un torto pesante per mano di una donna), potremmo realizzare uno striscione da esporre nella piazza pubblica, anzi “in tutte le città del mondo”, con la scritta «donne puttane». In fondo, “qualsiasi messaggio sia, sarebbe assurdo rimuoverlo”, “una follia”, “lontano da noi censurare qualcosa e qualcuno”, piuttosto sarebbe conveniente “andare a chiederci perché è stato scritto quello striscione”. Si tratterebbe pur sempre della stessa “espressione democratica di un pensiero” che non fa differenza tra «uomini bastardi», «donne puttane», «musulmani terroristi», «neri sporchi» o «zingari ladri». È inutile, a questo punto, spiegare a questi illuminati del pensiero, che soltanto le persone che sono infette da idee razziste o sessiste (misogine o misandriche) riescono a trovare le differenze tra generalizzazioni offensive che sono identiche, al punto di giustificarle e/o di tollerarle a seconda del sesso, il gruppo etnico o la razza, cioè a seconda dei loro pregiudizi ideologici.
Tutti gli uomini “bastardi”. E le donne?
Bisogna aggiungere, tra l’altro, che, più o meno, negli stessi momenti che il vergognoso servizio andava in onda una madre uccideva in Italia la bimba di due anni, a quanto pare era impegnata in una causa per l’affidamento delle figlie. Ho già affermato in altre occasioni che queste vergognose e continue generalizzazioni misandriche, oltre che false e offensive per gli uomini per bene, sono una terrificante violenza per tutte le vittime di violenza femminile. Come si deve sentire il padre, secondo voi, che ha vissuto il lutto di veder uccisa la figlia di due anni per mano della madre, e, nel contempo, farsi sentire chiamare dalla RAI, TV di Stato, lui che è innocente, “bastardo”? Come si sentono i parenti del padre? Come si sente una madre che ha dovuto prendersi cura amorevolmente di un figlio sfregiato gravemente con l’acido dalla violenza di una donna (digita su Google William Pezzulo, Giuseppe Morgante o Rosario Almiento, tra gli altri), che deve sentire per anni nei media quanto le donne sono buone e vittime e gli uomini, tra cui suo figlio sfregiato, “bastardi”? Se questo non è violenza, sistemica e mediatica, allora cos’è? Altro che “una violenza gratuita verso le ragazze” perché viene rimosso uno striscione, la vera violenza la subisce quel padre al quale una donna ha ucciso la figlia, che oltre a questa tragedia, deve sopportare quel vergognoso striscione e il servizio sulla RAI, una TV pubblica, che anche lui paga. Secondo la stessa logica del servizio, è lecito per tutti i padri uscire con uno striscione con la scritta: “donne assassine” o “donne infanticide”? Lo striscione in questione non può nemmeno essere giustificato dal gioco di parole, con il punto esclamativo intercalato tra “basta” e “rdi”: «BASTA!RDI», come si cerca di suggerire nel servizio. «Uomini basta!» pecca dello stesso difetto di «uomini bastardi», si tratta di una generalizzazione falsa e offensiva che presuppone che tutti gli uomini abbiano ucciso la povera Zoe. Secondo la stessa logica, può quel padre uscire con uno striscione con la scritta “Donne basta!”, che presuppone che tutte le donne uccidono bambini?
Si tratta, asserisce il servizio, di un «problema culturale»: gli uomini ucciderebbero le donne perché lo apprendono culturalmente. Come è già stato detto e ridetto nelle nostre pagine, percentualmente tutti, uomini e donne (!), uccidono in maggior misura uomini, cioè nell’eventualità di dover scegliere di uccidere un uomo o una donna, tutti (!) scelgono in prevalenza di uccidere un uomo. « le donne uccidono nel 67,4% dei casi uomini e nel 32,6% donne; gli uomini uccidono nel 75,4% dei casi uomini e nel 24,6% donne. (Fonte: Dipartimento della P.S.) … le donne uccidono nel 72% dei casi uomini e nel 28% donne; gli uomini uccidono nel 69% dei casi uomini e nel 31% donne (Fonte: Ministero dell’Interno spagnolo)» (tratto dall’opera La grande menzogna del femminismo, p. 793). Semmai dovesse venir ammesso che l’omicidio è un atto appreso culturalmente, bisognerebbe concludere dai dati che la società addottrina tutti a uccidere uomini, non donne. Per quanto riguarda il fatto che molti dei soggetti portavoce di queste vergognose idee sono uomini (noti come “maschipentiti”), è un argomento già affrontato in altri interventi (ad es. qui o qui) e non credo che valga la pena di fare ulteriori approfondimenti. Sinceramente, non so dire quanto “bastardi” si sentano gli uomini ospiti nel programma o l’uomo che sorregge lo striscione, quante donne abbiamo picchiato o ucciso e quante depravazioni abbiano commesso nelle loro vite. Ognuno parli per sé e con la propria coscienza, se loro si sentono “bastardi”, le loro buone ragioni avranno. Anche se di minor importanza, un’ultima riflessione. Il servizio parla di «femminicidio» e Rainews intitola la notizia «il femminicidio di Zoe». Rainews informa: «L’omicidio di Zoe Trinchero… Manna, secondo investigatori e inquirenti, sarebbe stato l’ultimo a vedere la vittima, con la quale non aveva e non aveva avuto in passato alcun legame sentimentale». Ora, sono consapevole della difficoltà che hanno le “esperte” del femminicidio a definire con esattezza questo termine, ma ai primordi il concetto di violenza di genere nasceva dall’incapacità degli uomini di gestire i rifiuti delle donne all’interno di legami o ex legami sentimentali. Questo non è evidentemente il caso.
Anche gli ebrei erano “bastardi”…
Vorrei concludere l’intervento con un episodio storico che mi sembra pertinente. Tra il 9 e il 10 novembre 1938 nella Germania nazista ebbe luogo la Notte dei cristalli (Kristallnacht), un’ondata dei pogrom antisemiti divampati su scala nazionale. Il pretesto scatenante fu l’attentato condotto il 7 novembre a Parigi dal diciassettenne ebreo polacco Herschel Grynszpan ai danni del diplomatico tedesco Ernst Eduard vom Rath. L’attentato fu subito strumentalizzato dal ministro della Propaganda Joseph Goebbels che imbastì una campagna propagandistica contro gli ebrei tedeschi e descrisse il fatto come un deliberato attacco del «giudaismo internazionale» contro il Terzo Reich. In altre parole: “ebrei bastardi”. La «responsabilità personale» di un singolo ebreo ricadde su tutti: per tutti gli ariani (tutti innocenti) tutti gli ebrei divennero “bastardi” – ossia, per tutte le donne (tutte innocenti) tutti gli uomini diventano “bastardi”. La forma mentis è la stessa. «Ho già affermato in un altro intervento che la forma mentis di un individuo razzista/nazista e di un individuo femminista è la stessa. Il razzismo è sessismo applicato alla razza. Il femminismo è razzismo applicato al sesso. La stessa convinzione di superiorità che avevano gli ariani su di loro – e per converso di inferiorità delle altre razze –, è quella che hanno le donne su loro stesse – e per converso di inferiorità degli uomini». Stessa forma mentis dei partecipanti al servizio. Altrimenti non si capisce perché in questo paese dovrebbe essere combattuta culturalmente solo «una battaglia a favore delle donne» e non una battaglia a favore di tutti, a favore anche degli uomini che ostentano il primato nell’abbandono scolastico, i suicidi, i senzatetto, le vittime di omicidio, i morti sul lavoro, le persone scomparse, la popolazione carceraria… Le conseguenze in Germania della sistemica denigrazione degli ebrei le conosciamo: violenza e attacco fisico contro gli ebrei e i loro beni. Le attuali conseguenze della sistemica denigrazione degli uomini, anche se diverse, sono parimenti efficaci: sentenze asimmetriche nei tribunali e negli affidamenti dei figli, mancanza di aiuti sociali e politiche a favore degli uomini, leggi discriminatorie, ecc., che si traducono in povertà estrema, suicidi, alcoolismo, e così via. In fondo, in una controversia giudiziale tra un uomo e una donna, chi vuole credere la versione di un “bastardo”? Chi vuole affidare i figli a un “bastardo”?