L’educazione sessuale-affettiva nelle scuole non viene spinta per promuovere il sesso ai bambini sotto i nove anni, e soprattutto non c’entra nulla con “teorie gender varie”. Vero? Purtroppo no, ma è la tiritera che viene sempre propinata dai propagandisti dell’educazione sessuale-affettiva (non ripeteremo “affettiva” di qui in avanti per brevità), in uno dei più classici esempi di “finta contro-propaganda”: fingere di sbufalare teorie disinformatorie e complottiste, per portare invece avanti la propria ideologia, spacciandola per verità seria e scientifica. Un ultimo interessante esempio è quello del sito “Butac” (“bufale un tanto al chilo”) che si presenta come la risorsa autorevole che sbufala i complottismi e le teorie pseudoscientifiche e fa chiarezza in modo neutro e accurato. Sono tornati sul tema a fine mese scorso con questo articolo, dove vorrebbero “sbufalare” le affermazioni che sarebbero circolate su gruppi online legati a un movimento di controinformazione, in concomitanza con la diffusione di volantini contrari all’educazione sessuale a scuola. Non intendiamo qui entrare nel merito di questi movimenti: è una tattica fin troppo facile prendere gli estremisti più fuori dalle righe disponibili e farli passare come esempio di tutti coloro che sono critici verso una certa cosa, in modo da non dover affrontare chi pone invece obiezioni serie e documentate. Quello che ci preme è sottolineare la finta contropropaganda attuata nello “sbufalamento” a opera di Butac.
Nel testo citato da Butac, che avrebbero trovato su questi gruppi online, si legge: «Ieri reclutamento famiglie fuori da un istituto comprensivo, iniziando da questo asilo nido. Quasi tutti accettano e inorridiscono di fronte alle linee guida Oms sull’educazione sessuale». Risposta di Butac (corsivi nostri qui e nel seguito): «Le linee guida OMS citate nel volantino sono documenti reali … sono pubbliche, consultabili da chiunque. UNESCO e OMS definiscono chiaramente cosa sia un’educazione sessuale completa» vero, ma definire chiaramente qualcosa non implica che la mia definizione sia condivisa da chiunque né che questo qualcosa sia anche buono e giusto. Posso definire chiaramente il terrorismo, ma di certo non per questo diventerebbe giusto insegnarlo all’asilo. «…con obiettivi e contenuti basati su evidenze scientifiche e diritti umani» il problema è che “idiritti” non sono metafisici e trasmessi dall’alto in modo univoco e oggettivo una tantum, sono convenzioni umane, faticosamente raggiunte dalla civiltà moderna occidentale, e costantemente soggette a discussioni e negoziazioni: di certo non si può basare su una specifica (e pertanto opinabile) concezione de “idiritti” il contenuto degli insegnamenti da impartire a tutti i bambini urbi et orbi, fregandosene della volontà educativa delle famiglie.

Il “diritto” dei bambini di esplorare la propria “identità di genere”?
Mentre riguardo le “evidenze scientifiche”, quelle sono certo oggettive, ma non possono essere oggetto di fede e di ipse dixit, accettate sulla parola di Butac o di qualcun altro “a un tanto al chilo”. Devono essere esaminate e verificate in modo minuzioso, e noi lo abbiamo fatto nel dettaglio (l’analisi è accessibile da questo articolo): trovando che gli studi e le ricerche citate da UNESCO a sostegno dell’idea che l’educazione sessuale abbia un’efficacia preventiva rispetto a comportamenti scorretti o violenti nelle relazioni intime, non forniscono alcuna evidenza forte o coerente in merito; al più, dimostrano un’aumentata consapevolezza riguardo a malattie sessualmente trasmissibili e uso dei contraccettivi nei giovani che abbiano seguito corsi di questo tipo. Che è certamente un obiettivo positivo, ma specifico e limitato, e che non va confuso o spacciato per altro. Per di più, le ricerche in oggetto hanno riguardato campioni di adolescenti cui sono state somministrate lezioni di educazione sessuale, non di bambini sotto i nove anni. Proseguono i Butac: «in passato si parlava di “corsi di masturbazione” a bambini 4 anni o teorie gender varie, tutte cose che non trovano alcuna base in ciò che quel documento dice davvero. … Purtroppo è una tecnica che funziona bene, perché nessuno va a leggere per intero cosa dicano realmente le linee guida: è su questo che conta chi diffonde queste informazioni scorrette e pericolose».
Sembra proprio che i Butac stiano parlando di sé stessi: basta infatti aprire gli Standard OMS e (come abbiamo già visto qui) a pag. 38 si trova scritto chiaro chiaro, papele papele, in comodi schemini, che tra le “informazioni da trasmettere” ai bambini da 0 a 4 anni c’è: «gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione della prima infanzia; il fatto che la gioia del contatto fisico è un aspetto normale della vita di tutte le persone; tenerezza e contatto fisico come espressioni di amore e affetto; diversi tipi di amore» e a pag. 39 «il diritto di esplorare la nudità e il corpo e di essere curioso; il diritto di esplorare le identità di genere; i ruoli di genere»; e nella colonna “mettere i bambini in grado di” (ribadiamo: tra 0 e 4 anni), a pag. 38 «acquisire consapevolezza dell’identità di genere; esprimere i propri bisogni e limiti, ad esempio nel ‘gioco del dottore’»; stessa pagina, nella colonna “aiutare i bambini a sviluppare” «sentimenti positivi verso il proprio sesso e il proprio genere», presentati come due cose distinte, e a pag. 39 «la consapevolezza che possono decidere per sé stessi» (a 0-4 anni!?). La “identità di genere” è esplicitamente citata ed è una formula non neutra o arbitraria, in quanto è così definita dalla stessa OMS che ha emesso questi standard: «“Identità di genere” si riferisce all’esperienza individuale interiore, profondamente percepita, del proprio “genere”, che può corrispondere o meno alla fisiologia del soggetto o al sesso assegnato alla nascita». Concetto che, come abbiamo più volte argomentato e documentato (ad es. qui), è privo di qualsiasi appiglio nell’evidenza scientifica, ed è piuttosto un costrutto della sociologia femminista/queer, atto a spingere una relativa ristrutturazione dei concetti di “uomo” e “donna”, e a introdurre categorie pseudoscientifiche come “soggetti trans” e “cis”, e relativi “idiritti” in merito.

L’educazione sessuale OMS e quegli “amori segreti” tra i 4 e i 6 anni.
Gli Standard OMS proseguono poi con le raccomandazioni per la fascia d’età 4-6 anni (pp. 41-42), tra cui troviamo quella di “trasmettere informazioni” su «amicizia e amore verso persone dello stesso sesso; amori segreti (sic); relazioni con persone dello stesso sesso», di “mettere i bambini in grado di” «consolidare la propria identità di genere» e di “aiutare i bambini a sviluppare” «un’identità di genere positiva; la convinzione che spetta a loro decidere; la consapevolezza dei propri diritti» (sì, sempre 4-6 anni). Gli Standard dell’OMS quindi prescrivono esplicitamente di trasmettere ai bambini tra 0 e 6 anni proprio queste “teorie gender varie”, oltre a cose come la gioia della masturbazione, il contatto fisico come espressione di amore e le relazioni omosessuali. Diciamo che i Butac non se n’erano accorti… Anche se in realtà sembra di sì, perché avevano già toccato questo aspetto, ad es. in questo articolo di fine 2023 dove scrivevano: «Nel documento originale si menziona la masturbazione a partire dai 4 anni, ma da nessuna parte viene detto che debba essere “insegnata”. Piuttosto, l’obiettivo è fornire informazioni accurate ai bambini». Ma, cari Butac, “insegnare” non è forse (anche) “fornire informazioni accurate”? E siamo sicuri che sia proprio “scientifico”, oggettivo, indispensabile fornire ai bambini tra 0 e 4 anni informazioni su “la gioia del contatto fisico”, “il diritto di esplorare il corpo ed essere curioso”, il contatto fisico come “espressione di amore” e poi contestualmente i “diversi tipi di amore”, la “consapevolezza dell’identità di genere” e quella che questi bambini tra 0 e 4 anni “possono decidere per se stessi” su tutte queste belle cose?
Proseguono i Butac: «Maggiore è la consapevolezza del proprio corpo, minori saranno le probabilità di incorrere in disagi o problemi in età più avanzata» ma come abbiamo visto gli Standard OMS non si limitano alla “consapevolezza del proprio corpo”: parlano anche di tanto altro, che esula di gran misura. Conclusione: «Personalmente, ritengo che nel 2023 l’educazione sessuale debba essere sempre più diffusa, al fine di prevenire malattie sessualmente trasmissibili, gravidanze indesiderate eccetera», benissimo, questa è la tua personale opinione, ma può essere che altri genitori, leggendo accuratamente gli Standard, possano raggiungere opinioni diverse in merito a come voler educare i propri bambini nella primissima infanzia. Non c’è nulla di “scientifico”, oggettivo o assoluto nel dire che “trasmettere informazioni accurate” ai bambini 0-4 anni su “la gioia del contatto fisico” come “forma di amore”, “i diversi tipi di amore”, “la consapevolezza della loro identità di genere” e il loro diritto a “esplorare il proprio corpo e la propria identità di genere” e “la consapevolezza di poter decidere per sé stessi” debba avere un qualche impatto significativo sulla prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate: a quest’ultimo fine, come dimostrano le ricerche citate da UNESCO, è sufficiente fare delle lezioni mirate nell’età della prima adolescenza, quando i bambini effettivamente cominciano a percepirsi come soggetti sessuati e con desideri di contatto e scambio fisico che si stanno risvegliando.