I dati del Viminale sugli omicidi avvenuti nel 2025 parlano chiaro che più chiaro non si può. Rispetto all’anno precedente gli omicidi commessi da chiunque contro chiunque e per qualsivoglia motivo sono calati del 10,3%. Nel dettaglio, gli omicidi con vittima maschile sono calati dell’8,3% e quelli con vittima femminile del 14,2%. Tra questi ultimi casi il Viminale cerca in qualche modo di isolare anche i “femminicidi”, facendoli corrispondere ai delitti avvenuti per mano del compagno o dell’ex compagno e arriva ad affermare che in questo caso il calo è stato nientemeno che del 18%. In realtà l’indeterminatezza della categoria “femminicidio” è tale che ognuno può sfornare i numeri che vuole. Stando ad esempio alla nostra recente valutazione, i “femminicidi” nel 2025 sono aumentati del 46% rispetto al 2024, rimanendo però un numero risibile in senso assoluto (38 casi). Insomma quando si parla di ciò che non esiste, appunto il “femminicidio”, e si iniziano a ipotizzare dati, vale tutto, ognuno dà i suoi numeri, un po’ come nel gioco della morra. Se poi si aggiunge che il Ministero dell’Interno di un Governo di destra inevitabilmente ha bisogno di dichiarare un calo, per mostrare come il suo approccio muscolare da law and order funzioni meglio di quello della sinistra, il pasticcio sui “femminicidi” è inevitabile. Così alla fine più che dati è tutta mistificazione e strumentalizzazione.
Tolta quella crosta immonda della peggiore politica possibile, restano i morti ammazzati che, purtroppo, si possono contare uno ad uno e dal risultato non si scappa, non sono dati torturabili. Isoliamo dunque i fatti. Il Viminale ha contato le persone ammazzate 2025 ed è risultato che quelle di sesso maschile sono state poco meno del doppio (189) delle persone ammazzate di sesso femminile (97), qualunque fosse il movente. Un totale di 286 persone uccise in un anno, dato che colloca l’Italia sempre più in basso nella classifica europea e mondiale per incidenza di omicidi. Che in un Paese dove circolano all’incirca 40 milioni di individui adulti avvengano 286 omicidi in un anno è qualcosa che sa di miracoloso e, va specificato, è un dato costante nel tempo e attraversa trasversalmente governi e leggi, a riprova che c’entrano indole ed evoluzione culturale più che i vari giri di vite legislativi dei vari governi e parlamenti. Questo per quanto riguarda le vittime, dato che dovrebbe interessare più di tutti. Quanto alle persone autrici di omicidio, se andiamo ad analizzare i dati del Ministero non troviamo quale sia il numero assoluto di assassini donne o uomini, ma non è difficile immaginare che si tratti di un rapporto 20 a 80 circa. Non per altro, è così dacché si ha notizia della specie umana: per vari motivi, l’uomo esprime un’aggressività più efficiente della donna, per questo è sempre stato (e probabilmente resterà sempre, finché non verrà sostituito dalla macchina anche in questo) il maggiore autore di violenze. Chi si sorprende di questo o è fesso o è in malafede.
Dati del Viminale: «non c’è nulla da festeggiare».
E, a proposito di malafede, ecco che ti spunta, immancabile, la femminista del PD, tale Chiara Gribaudo, nientemeno che Vice-Presidente del partito e parlamentare, che in un post su Facebook no, proprio non ci sta che le donne uccise siano in calo (per altro maggiore del calo degli uomini) e di conseguenza il numero di “femminicidi” (qualunque cosa significhi il termine) sia calato a un livello ancora più risibile del solito. Dopo essersi richiamata all’immancabile “violenza patriarcale”, afferma che sia necessario conoscere a fondo il fenomeno: «uno degli strumenti istituzionali per farlo è fornire i report, che dovrebbero essere prodotti dal Viminale, con dati precisi e puntuali sull’andamento del fenomeno». E fin qui tutto bene, poi segue la bomba: «Questo non è stato fatto in un modo serio come il tema meriterebbe». Cioè l’On. Gribaudo sostiene, senza nemmeno arrossire, che il Ministero dell’Interno non è in grado di contare con serietà i morti ammazzati. C’è un fastidioso rumore di unghie sugli specchi in chiusura di post quando la nostra dice che rispetto alle vittime «mancano età, ripartizione geografica, denunce pregresse, nazionalità e molto altro», come se, in presenza di quei dati integrativi, il numero di donne ammazzate da uomini e di “femminicidi” magicamente potesse aumentare, tipo i pani e i pesci di Gesù Cristo, magari raggiungendo al livello di gradimento della Gribaudo e di quelle come lei (quell’essere mitologico del “una donna uccisa ogni tre giorni”…).
Ma è in mezzo al post che c’è la chicca. Parlando del report del Viminale, Gribaudo scrive (corsivi nostri): «il Governo si limita a esultare per il numero di morti nel 2025 inferiore rispetto a quello del 2024. Mi spiace, non c’è nulla da festeggiare: nel 2026, ad appena tre settimane dall’inizio dell’anno, sono state uccise già tre donne». Questa è una frase che sembra sottendere tutto ciò che sta dietro il femminismo e i politici che ne rappresentano istituzionalmente la lobby. Da un lato sembra voler dire che il Viminale avrebbe dovuto cambiare i dati del suo report per il fatto che tre donne sono già state uccise nel 2026 (!!!). Dall’altro la frase “non c’è nulla da festeggiare” legato al crollo verticale di tutti gli omicidi, e in particolare di quelli con vittime donne, mostra tutto il reale cinismo di questa mentalità: zero interesse per il miglioramento della situazione, zero empatia reale per le vittime e i loro familiari, le persone che muoiono così come quelle che vivono sono totalmente al di fuori dell’interesse di questi soggetti. A loro interessa che la realtà si allinei perfettamente all’ideologia che hanno scelto di rappresentare e se non accade allora occorre modificare o reinterpretare la realtà. Gli articoli domenicali del nostro Santiago Gascó Altaba sottolineano spesso quanto una delle cifre del femminismo sia proprio la mancanza di empatia, pietà, misericordia. Un carattere intrinseco che, quando tradotto in politica, si esacerba oltre ogni limite immaginabile. Non resta che prendere nota che la Vice-Presidente di un partito politico non si è felicitata per il calo drastico di morti ammazzati nel Paese che rappresenta. È lecito pensare che forse, a questo punto, si feliciterebbe, anche se magari non pubblicamente, se quei morti aumentassero. Si tenga il tutto in memoria per la prossima tornata elettorale.