Quando la pesca è come l’aglio (per i vampiri)

È nostra abitudine, prima di commentare fenomeni che siano di interesse di questo sito e che guadagnino le prime pagine suscitando ampie polemiche, prenderci un po’ di tempo per riflettere, raccogliere materiale sparso e attendere che il dibattito si raffreddi un po’. Fatto questo, anche noi vorremmo dire brevemente la nostra sulla famosa pesca dello spot Esselunga e sulle polemiche, gli attacchi, le denigrazioni e perfino le proposte di boicottaggio contro l’azienda che ha avuto il terribile torto di commissionare un contenuto non gradito al pensiero unico. Pensiero unico che considera politically correct – quindi degni di rappresentazione – solo temi specifici: in primis le istanze LGBT+ e la violenza sulle donne, con in aggiunta, quando è il caso, altri a corollario, ad esempio legati all’etnia di appartenenza, al problema del cambiamento climatico e via dicendo.

Il commento di tale Ciro, riprodotto qui di seguito, è solo un esempio tra i tanti. Lo citiamo perché condensa entrambe le proteste. Da un lato infatti Ciro è tentato di boicottare Esselunga perché si suppone che la famiglia sia etero e questo lo fa indignare, non può proprio sopportarlo. Ma è una supposizione errata: lo spot infatti non fa alcun riferimento alla sessualità dei genitori coinvolti. Non appaiono nuovi partner nemmeno di sfuggita, quindi nulla vieta di pensare che la coppia si sia separata proprio perché uno o entrambi hanno scoperto, ad un certo punto della loro vita, di preferire rapporti sessuali diversi da quelli che hanno portato alla nascita della bambina. Una bambina che non giudica, ama padre e madre anche se uno o entrambi avessero cambiato orientamento. Già così la pretestuosità del commento del nostro Ciro appare in tutta la sua evidenza: il bisogno di spingere con ossessiva costanza un indottrinamento collettivo ben preciso lo rende cieco a tutta una serie di possibilità su cui lo spot non si pronuncia, ma che il buon Ciro acquisisce comunque come pregiudizialmente assenti. In altri termini, non c’è traccia di discriminazione nello spot Esselunga, ma dev’essercene parecchia, profondamente interiorizzata, in Ciro e in tutti i commentatori come lui.

commento esselunga

Per dire: magari l’uomo nello spot è bisessuale, o gay, o rifiuta qualsiasi rapporto e vuole farsi frate. Magari lei è poliamorosa, o lesbica, o progetta la transizione. Che ne sa Ciro? Che ne sanno gli accaniti contestatori? Sono inferociti perché “non vengono concessi riferimenti ad altro”, quindi per non indignare qualche minoranza rumorosa lo spot avrebbe dovuto prevedere il papà con le piume di struzzo o la mamma che bacia una ragazza dai capelli viola, oppure essere come l’ha descritto su Twitter quel geniaccio tagliente di Matteo Brandi. In ogni caso, dato che i protagonisti dello spot non ostentano una non-eterosessualità che potrebbero benissimo sperimentare in privato, lo spot non s’ha da fare. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia, l’immancabile riferimento alla violenza sulle donne: Esselunga, dice il nostro Ciro, non ha niente da ridire se il papà “abboffa di mazzate” la mamma? Meraviglioso scivolone ideologico, servilmente genuflesso al politically correct. È una coppia di ex tutt’altro che conflittuale (come la quasi totalità di coppie, separate e non), ma il buon Ciro “sa” (lui sa, non gli sfugge nulla) che si sono separati perché la donna correva ogni due giorni in ospedale a farsi medicare, raccontando però di essere caduta dalle scale. Come se uno spot sulla famiglia separata dovesse allegare gli atti di anni di causa civile ed eventuali sconfinamenti penali. Comunque lei è vittima inquantodonna quindi, visto che non compare nemmeno una pubblicità del 1522 o una panchina rossa, lo spot non s’ha da fare.

Intendiamoci, il post di Ciro è solo un esempio tra i tanti dello stesso tenore, non ci interessa accanirci contro il poveretto del quale infatti abbiamo cancellato foto e cognome. Ci interessa criticare il ragionamento, non il ragionatore. Ci interessa anche far notare che ignorare la violenza contro le donne viene venduta come una “colpa” per Esselunga. Allo stesso modo potrebbe venire criticata la pubblicità di un’auto: «e sugli incidenti stradali tutto bene per la FIAT?»; oppure la pubblicità di un vino: «per le risse tra ubriachi, tutto a posto per Tavernello?». Non c’è bisogno di andare oltre, la protesta strumentale appare chiara. E insieme ad essa una spiccata insensibilità verso ciò che realmente è al centro dello spot, ovvero i bambini in generale e in particolare la sofferenza infantile di fronte alla separazione di due persone amate, accompagnata dal desiderio (non dal senso di colpa come ha detto qualcuno) di contribuire a risolvere la situazione (sottinteso promozionale: con l’aiuto di Esselunga) attraverso un gesto piccolo, ingenuo, semplice e puro. Tutte caratteristiche proprie dei bambini che sembrano urtare profondamente la sensibilità dei paladini del pensiero unico. Sarà forse per questo, per cancellare nei piccoli quelle caratteristiche di cui essi sono totalmente privi e che su di loro fanno l’effetto dell’aglio sui vampiri, che costoro non cessano nel loro continuo tentativo di assalto ad asili, scuole elementari e medie. Il travolgente consenso registrato dallo spot, a dispetto delle polemiche posticce in TV e nei social, ha dato a costoro la misura di quanto fallimentari sono e saranno sempre le loro iniziative e la loro narrazione tossica, e dunque quanti denari sono stati spesi inutilmente in propaganda e indottrinamento. Anche questo ha contribuito a mandare ai matti un gran numero di persone. Ciro incluso.

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