La Fionda

Di-morfismo ma anche “di-etica”? Sulla morale maschile e femminile

Uomini e donne sono diversi: non solo da un punto di vista biologico, ma anche sul piano morale? Il dimorfismo (dal prefisso greco di-, “due”, “doppio”) è un fenomeno biologico in cui individui della stessa specie presentano due forme, aspetti o caratteristiche fisiche nettamente distinte. Il più comune è il dimorfismo sessuale (differenze tra maschi e femmine, come colori o dimensioni), guidato dalla selezione sessuale per l’accoppiamento. Nella specie umana: uomini e donne. Un dato difficilmente contestabile, anche se negli ultimi anni l’ideologia di genere ha fatto di tutto per confutarlo. A lungo si è sostenuto che all’evidente dimorfismo fisico corrispondesse un cervello dimorfico, cioè un cervello umano con un elevato grado di dimorfismo, si parlava quindi di un “cervello femminile” e di un “cervello maschile”. Non nel suo aspetto fisico – esiste anche quello, il cervello maschile è in media più grande e pesante –, ma nella sua attività, quello che potremmo denominare un dimorfismo spirituale: due elaborazioni diverse (desideri, interessi, paure, aspettative, memorizzazione, creatività, capacità cognitiva, ragionamenti logici, giudizi morali…) da due cervelli diversi. Questa tesi è stata aspramente criticata dal femminismo dell’uguaglianza, denunciata come misogina e patriarcale. Prima che il movimento femminista iniziasse ad attaccare l’idea che uomini e donne fossero diversi, si dava universalmente per scontato che fosse così. Oggigiorno è diventata una tesi scorretta e molto pericolosa da sostenere nell’ambito lavorativo. Eppure è difficile contestare che non esista una reciproca influenza nello sviluppo tra il soma (corpo) e la psiche (cervello/mente). Un corpo prestante forma la psiche, così come una psiche depressa o stressata condiziona il corpo.

Per carità, non sarò io a confutare le verità femministe. Simone de Beauvoir, paladina del femminismo dell’uguaglianza, ha scritto giudiziosamente nel suo capolavoro Il secondo sesso: «Adler nota che i concetti di alto e di basso hanno una grande importanza, poiché l’idea di elevazione spaziale implica una superiorità spirituale, come si vede attraverso molti miti eroici; raggiungere una cima, un culmine vuol dire emergere sul mondo dato come soggetto sovrano; tra i ragazzi è frequente argomento di sfida. La ragazzetta cui tali imprese sono vietate e che, seduta ai piedi di un albero o di una roccia, vede sopra di lei i maschi trionfanti si sente inferiore nel corpo e nell’anima. Lo stesso se è lasciata indietro in una corsa o in una gara di salto, se è gettata per terra in un litigio o semplicemente tenuta in disparte». Come al solito, la dottrina femminista si rivela contraddittoria, e Simone de Beauvoir, con queste sue affermazioni, smentisce chiaramente le tesi da lei sostenute nel libro. Ha ragione quando scrive che i continui successi o fallimenti di un corpo dato, i suoi limiti o la sua prestanza, quotidiana e negli anni, forma inevitabilmente la psiche. Un corpo debole o più propenso alle malattie influisce per forza sulla psiche. Persino l’altezza delle persone (in media gli uomini sono più alti) influisce sull’autostima, la sicurezza e il carattere. Come è impossibile che le mestruazioni, le gravidanze o la capacità di generare la vita che hanno le donne non influiscano sulla loro psiche.

Simone de Beauvoir
Simone de Beauvoir

Diversi, anche a livello psichico.

È inutile evidenziare le enormi implicazioni che si possono desumere, sui più svariati ambiti, dall’accettazione del fatto che uomini e donne siamo effettivamente diversi a livello psichico. I grandi temi universali, quali l’amore, la morte, la sofferenza, la politica, sarebbero declinati in maniere diverse. Vorrebbe dire che molta della riflessione filosofica su temi di valore universale (lo scorrere del tempo e la morte, la compresenza del male e del bene, la passione amorosa, l’arte e la bellezza, il rapporto tra l’etica individuale e di gruppo…) sarebbe sbagliata o, come minimo, incompleta. In questo intervento vorrei soffermarmi unicamente su uno di questi temi, di fondamentale importanza: l’etica (nell’accezione di morale). Che cosa è giusto? Che cosa è bene? Come devo agire? Perché è sbagliato comportarmi così? Perché devo agire in questo modo? Che cosa non devo assolutamente fare? Si tratta di domande che appartengono alla vita di tutti e di tutte e alle quali quotidianamente siamo chiamati a rispondere. L’etica (la morale) è l’insieme delle concezioni del bene e del giusto, delle norme e dei divieti che regolano la condotta umana, e dipende dall’educazione ricevuta e da ciò che la famiglia d’origine, gli amici, la società in cui viviamo ritengono giusto e doveroso. Ogni società e ogni gruppo sociale hanno un loro patrimonio di valori, di norme, di doveri e di divieti ai quali in genere i suoi membri si adeguano.

Il termine stesso “morale” deriva dal latino mos, moris, che significa costume, consuetudine e rinvia all’idea di una morale trasmessa attraverso la tradizione. Secondo il filosofo Rousseau, la civiltà forma l’individuo alla moralità. Nessun individuo nasce già formato moralmente. Ha scritto Rousseau nell’Emilio: «quelli che vorranno trattare separatamente la politica e la morale non capiranno mai nulla di nessuna delle due». Dunque la politica delinea la morale e la morale delinea la politica. L’educazione alla virtù farebbe dell’uomo un “uomo morale”: la moralità consisterebbe essenzialmente in una disciplina delle passioni (che arrivano in alcuni casi alla cancellazione o mortificazione, ad es. del furto, dell’omicidio o del sesso). Dall’altra parte, l’etimologia di “etica” deriva dal greco antico êthos e richiama la “dimora”, il “carattere” e rinvia quindi all’idea di una morale personale. Al contrario di Rousseau, Kant sostiene che in ogni individuo, seppure in modo spesso confuso e indistinto, è presente una coscienza morale, ovvero la consapevolezza dell’esistenza di una legge morale. La legge morale esprime un’obbligazione in modo universale e necessario, tale cioè che valga per tutti i soggetti e per tutti i casi. Al di là di quale provenienza si prediliga, trasmessa attraverso la tradizione o innata in ognuno di noi, è un dato di fatto che tutti filosofi si sono riferiti all’etica come a un tutto indivisibile e assoluto della specie umana.

Jean-Jaques Rousseau
Jean-Jacques Rousseau

Una morale maschile e una femminile?

I filosofi hanno fondato la valutazione morale sul fatto che gli esseri umani sono simili nei loro sentimenti e nei loro comportamenti. Ad esempio per David Hume l’uomo è un essere morale grazie al sentimento naturale della simpatia, influsso secondo il filosofo da attribuire all’uniformità che si può osservare nel modo di pensare degli esseri umani. La simpatia è secondo Hume la tendenza naturale che abbiamo a simpatizzare con gli altri ed a ricevere le loro inclinazioni ed i loro sentimenti, per quanto diversi siano dei nostri. La simpatia ci conduce fuori dall’ambito ristretto delle nostre passioni, per farci avvertire quelle degli altri, si tratta di una forza di tipo istintivo in grado di farci superare i limiti dell’egoismo e operare secondo criteri comuni di giustizia. Ora, abbiamo già visto nell’intervento precedente come in situazioni di pericolo estremo donne e uomini agiscono in maniera diversa, le prime mettendo di solito la propria sopravvivenza al primo posto mentre gli uomini prediligono in maggior misura la sopravvivenza altrui. E non si tratta soltanto della sopravvivenza, ma anche del proprio benessere: quante volte abbiamo visto nei film donne che pregano i loro uomini o figli di non andare a rischiare la pelle in situazioni di pericolo, preoccupate unicamente dal proprio benessere affettivo, anche se l’intervento maschile era necessario per soccorrere e salvare altri individui? Abbiamo già visto anche quanto sia sbagliata l’idea del “momento etico della guerradel filosofo Hegel – che consisterebbe nel mettere la salvezza dell’intero (lo Stato) al di sopra della stessa sopravvivenza dell’individuo – se riferito alle donne, che fanno precisamente il contrario, mettono al primo posto la propria sopravvivenza (tranne nel caso si tratti di salvare i figli o bambini piccoli).

È evidente quindi che i filosofi, compresi i sopracitati Rousseau, Kant e Hume, sbagliano quando attribuiscono a tutti gli esseri umani in maniera uniforme sentimenti e comportamenti, e parlano di criteri comuni di giustizia per fondare la loro valutazione morale per l’umanità. È corretto pensare al giudizio morale come a un giudizio universale, come hanno fatto finora i filosofi? Esiste un’etica universale, alla quale si dovrebbe conformare l’agire morale di tutti gli uomini e tutte le donne, o esistono un giudizio morale femminile e un giudizio morale maschile? Si deve parlare di “coscienza umana” o dovremmo parlare più correttamente di coscienza maschile e di coscienza femminile? A un dimorfismo fisico certo nella specie umana, e a uno spirituale verosimilmente vero, non dovrebbe corrispondere una di-etica? A due differenti visioni esistenziali, non dovrebbero corrispondere due mondi etici diversi? Le forze che dominano l’uomo e fissano in lui l’interiorità della coscienza morale sono forse le stesse forze che dominano la donna e fissano in lei l’interiorità della sua coscienza? Ancora, il bene e il male sono concetti universali? E, più importante, ciò che è il bene per le donne è sempre il bene per gli uomini? Ciò che è il male per le donne è sempre il male per gli uomini? Questioni molto complesse, ma su tutte una cosa sembrerebbe certa: uomini e donne possiedono norme e aspettative morali diverse.

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“Don Quixote”, di Johann Baptist Zwecker (1854).

L’asimmetria nei modelli morali e letterari.

Questo spiega perché, ad esempio, il modello cristiano maschile più elevato da emulare è Gesù Cristo, un uomo che abbandona tutto per servire gli altri e si lascia torturare per la salvezza di tutti, mentre il modello cristiano femminile più elevato da emulare è Maria, madre di Cristo, che ha come unico compito quello di riguardarsi e riguardare suo figlio. «Asimmetria incarnata mirabilmente anche da due personaggi universali della letteratura: Don Chisciotte e Madame Bovary. Entrambi perdono il senso della realtà leggendo romanzi di fantasia: il primo per servire gli altri, la seconda per essere servita. Don Chisciotte è un prodotto del romanticismo eroico che mette al centro del suo agire la felicità altrui, Madame Bovary è un prodotto del romanticismo passionale che mette al centro del suo agire la propria felicità. Gesù o Don Chisciotte, Maria o Madame Bovary, questi sono i modelli sessuali simbolici» (tratto dall’opera La grande menzogna del femminismo, p. 351). Don Chisciotte abbandona tutti e anche se stesso per servire gli altri, come tra l’altro fa Gesù Cristo. Secondo il filosofo Miguel de Unamuno, Don Chisciotte è l’emblema dell’uomo che si scaglia contro «la peste del buon senso che ci tiene tutti soffocati e compressi» e che, se ha perso la ragione, lo ha fatto «per amor nostro, a nostro beneficio, allo scopo di delegarci un eterno esempio di generosità spirituale». Mme Bovary invece abbandona gli altri (marito, figlia) per servire sé stessa, nessuna «generosità spirituale» da parte sua, se ha perso la ragione lo ha fatto per il proprio tornaconto.

Sembra che tutto il comportamento umano sia impostato a tutelare, proteggere e accontentare le donne e a giudicare e punire con maggior severità gli uomini. Le donne vogliono e pretendono la loro tutela, protezione e felicità, e sono raramente interessate alla tutela, protezione e felicità degli uomini (adulti). Da parte loro, gli uomini desiderano tutelare, proteggere e accontentare le donne anche a costo di trascurare la propria tutela, protezione e felicità. Uomini e donne sono una coppia complementare, ma anche oppositiva, cioè le donne tendono a favorire i propri interessi anche se spesso contrastano gli interessi maschili (ad es. l’attuale legislazione sui diritti riproduttivi). Gli uomini, al contrario, tendono ad accontentare le donne e i loro interessi, anche a scapito dei propri interessi (come fanno gli adulti con i bambini), molto più spesso di quanto favoriscano i propri interessi se questi contrastano quelli delle donne. In breve, c’è la tendenza tra uomini e donne a comportarsi come si comportano gli adulti e i bambini, gli uomini come gli adulti e le donne come i bambini, argomento da approfondire nei prossimi interventi.



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