A rompere il silenzio è il Fatto Quotidiano: “Femminicidio, il flop del reato di Meloni: ‘Così non funziona’. Applicato solo a 6 casi du 35”. Vale la pena analizzare questa notizia, anche per come è data, sotto i suoi vari aspetti. Anzitutto perché viene data ora? Semplice: siamo a inizio agosto, fra 13 giorni il Ministero dell’Interno rilascerà il suo periodico report sulla criminalità in Italia e lì il numero dei “femminicidi” verrà finalmente messo in chiaro. Diciamo “finalmente” perché prima dell’introduzione del reato specifico, i dati venivano forniti in un modo tale da lasciare alla propaganda femminista ogni margine di manovra per gonfiare i dati. Si parlava di omicidi di donne, X dei quali commessi in ambito familiare, Y dei quali commessi da compagni o ex compagni. Quest’ultimo veniva spacciato (non dal Ministero, ma dai propagandisti) come il numero dei “femminicidi”, semplicemente basandosi sull’autore e ignorando il movente del fatto di sangue. Aggirandosi così i casi sempre tra 70/80, si otteneva di poter blaterare il noto meme “una donna uccisa ogni tre giorni”. Ora, con il nuovo reato definito in modo stabile, questo giochetto non è più possibile: c’è una norma che definisce chi è la vittima (una donna), implicitamente chi è l’autore (un uomo) e qual è il movente. Incrociando i due aspetti si ha che ad oggi i “femminicidi” sono stati 6. Gli altri 29 sono ordinari (e orribili) omicidi volontari commessi da chiunque, uomini e donne.
Lo diciamo da dieci anni e lo dimostriamo dal 2018, dati e rilevazioni alla mano (copiati e scopiazzati poi da tanti altri…): la falsificazione ha sempre viaggiato sul gioco ingannevole dei due parametri: l’autore e il movente, diversamente associati per poter includere, specie nei conteggi informali tenuti dai media, tutto e il contrario di tutto. Andate su lafionda.com e consultate il “Debunking annuale” dei femminicidi per vedere a quali eccessi questa mistificazione sistematica si è spinta nel corso degli anni. Il Governo Meloni, non si sa quanto volontariamente, ha disinnescato questa falsificazione. L’ha fatto producendo una legge orrida e anticostituzionale, d’accordo, ma l’effetto collaterale è positivamente devastante. Tanto che chi milita nella posizione anti-Meloni e ultra-femminista è costretto a fare il triplo salto carpiato per uscirne. L’articolo del Fatto Quotidiano ne è un chiaro esempio.

Una legge sul “femminicidio” non può funzionare
Leggete il titolo: si parla del “reato di Meloni”. Cioè si cerca di attribuire a una singola personalità politica un esito numerico contro le aspettative della parte avversaria e degli interessi del femminismo d’affari. Ma è una falsità: basta leggere il dispositivo dell’art.577 bis e il testo della legge che l’ha creato, per accorgersi che il legislatore non ha fatto altro che ricalcare paro paro la definizione di “femminicidio” (una tra le tantissime) più utilizzata a livello internazionale, a partire dall’ONU. Dunque non è affatto “il reato di Meloni”: è il reato di “femminicidio” come è sempre stato concepito e propagandato, fatti salvi i giochetti statistici di cui abbiamo detto. Non c’è alcuna firma meloniana su quella legge. La Firma è caso mai di UN Women, EIGE e altri baracconi ideologici sovranazionali.
Continua poi il titolo dicendo: “così non funziona”. Il sottotesto è che il Governo di destra non è capace a fare le leggi, ma è una sciocchezza. Il reato di “femminicidio” per come più o meno codificato a livello internazionale e assorbito nell’ordinamento italiano, semplicemente NON PUÒ funzionare. Per lo meno non nei termini dei propagandisti e del femminismo d’affari, che hanno bisogno di poter gridare all’emergenza per poter accumulare potere e far prosperare il proprio business. Non può funzionare perché nel momento in cui si dice che la vittima è una donna, si presuppone che l’autore sia un uomo. Ciò, oltre a escludere senza motivo eventuali omicidi in ambito lesbico, non può bastare: gli uomini che uccidono donne hanno diverso inquadramento. Può essere il rapinatore, il pappone, il malato di mente, lo zio, il nonno, il fratello. A meno di non voler dire che TUTTI gli omicidi di donne per mano maschile sono “femminicidio” (l’utopia bagnata delle femministe), serve restringere il campo. Ecco allora che ci si limita a parlare di uomini che avevano un legame affettivo con la vittima: compagni, ex compagni, mariti, ex mariti e così via. E già così un 30% dei casi viene escluso.

Nessun dubbio tra riformare e abolire
Ma per quale motivo costoro hanno ucciso? Serve definire un movente, che è esattamente quello presente nelle leggi sul “femminicidio” di tutto il mondo: senso di superiorità, di possesso, eccetera. Primo problema: come dimostri (oltre ogni ragionevole dubbio) in tribunale che il movente fosse quello? Se un uomo ha ucciso con il movente della “misoginia” o della “superiorità patriarcale”, perché ha soppresso una donna nello specifico e non una qualunque che gli veniva a tiro? Sul piano logico e giuridico non regge, è intrinsecamente insostenibile. Ma ipotizziamo per assurdo che lo sia: applicando rigidamente lo schema autore-movente definito da tutte le leggi sul “femminicidio” presenti al mondo, il numero di casi che ne risulta è meno che risibile. In Italia, appunto, 6 casi in 7 mesi. Meno di uno al mese. Altro che “una ogni tre giorni”.
Il messaggio sottinteso dal Fatto Quotidiano, quando dice “così non funziona”, è qualcosa di distopico e terrorizzante: la sinistra (il M5S in particolare) quella legge la farebbe meglio. Immaginate la truppa Schlein-Conte-Bonelli-Fratoianni a mettere mano a una cosa del genere. Probabilmente al compimento del 18esimo anno di età tutti gli individui di sesso maschile, dopo aver ricevuto una formazione sessuo-affettiva colpevolizzante, verrebbero incriminati di default e dovrebbero dimostrare per il resto della loro vita di non essere “femminicidi”. Perché è vero: il governo Meloni ha fatto una boiata totale, e il suo positivo effetto collaterale disvelatore è evidentemente imprevisto anche per loro. Ma la soluzione non è “migliorarlo”, come suggerisce il “M5S Quotidiano”. La soluzione è cancellarlo, con tanto di scuse a tutti i giuristi e a tutti i cittadini italiani.