Magistratura da incubo: una storia vera a puntate (12)

Vedi le puntate precedenti

La lettera scritta dal nostro amico alla propria sorella ha avuto una sua utilità. E’ una vera sorpresa. L’anziana invalida ha “ritrovato” il libretto postale sul quale viene accreditata la sua pensione, ma si rifiuta di darlo sia alla figlia che al figlio per il dovuto aggiornamento alle Poste, perché così le è stato consigliato dal proprio avvocato (una sua fantasia?). Se la vecchia ha detto il vero c’è la conferma che i suoi insani comportamenti sono indotti e sostenuti a suo danno ed a quello dei figli. Le sue particolarità comportamentali hanno portato la figlia ad uno stato emotivo penoso. A motivo della sparizione del documento, in attesa che la donna firmasse la procura generale già citata nel corso della nostra narrazione, il figlio l’ha finanziata in tutto e per tutto fino a quando, incoraggiata dalla nipote, ha cacciato il notaio per consentire il subentro di un legale. In questa vicenda, se non si è in malafede, giuocano un ruolo importante anche le date, che sono sempre a sostegno di quanto ha dichiarato il ricorrente/denunciante. Non siamo in grado di riferire la quantità di preziosi effettivamente uscite nel corso del tempo dall’abitazione delle due donne. Ci dobbiamo limitare a quel poco o nulla offerto dalle indagini coordinate dal magistrato intervenuto nella vicenda, ovvero alle ricevute spontaneamente fornite ai Carabinieri dalla vecchia. La prima vendita (giustificata dalla disabile per mancanza di soldi) è datata 8 giugno 2020, ovvero due giorni prima che arrivasse a casa il notaio (il 10 giugno 2020) per perfezionare l’atto e consentire anche la soluzione del problema del libretto postale non aggiornato e “smarrito”.

Ci sembra inequivocabile che nella casa delle due disabili le sparizioni di documenti contabili e la sparizione del libretto servono a mettere in difficoltà il figlio della matriarca ed a giustificare le alienazioni senza controllo disposte dalla novantunenne, ad un certo punto della storia, provvidenzialmente dichiarata “capace d’intendere e di volere”. Se il 16 giugno 2020 il figlio della vecchia ha manifestato ai Carabinieri il sospetto di circonvenzione d’incapace a cura d’ignoti, noi ce ne dichiariamo certi. Una persona perfettamente sana di mente non rinuncia a riscuotere per mesi la propria pensione, tra l’altro, data l’età avanzata, rischiando di creare problemi agli eredi in caso di suo decesso, neanche su consiglio di un avvocato. Gli stessi nostri elementi (e forse di più) deve avere avuto a disposizione il P.M. che ha spedito l’avviso di garanzia per simulazione di reato al nostro amico. Ed ecco ancora la cronologia che depone a favore dell’uomo. Lui, tra l’altro e non solo, ha depositato la richiesta di CTU per la madre il 21 ottobre 2020. In quella data riproduce anche una copia del memorandum relativo al prelievo fatto il 6 maggio 2019 per conto della sorella spillato al libretto postale n. xxx a doppio nominativo da tempo “scomparso”. Il giorno successivo le varie carte sono a disposizione del P.M.. Il 23 ottobre del 2020, l’uomo riceve l’avviso di garanzia che lo “azzoppa” nel rapporto con il G.T. per la nomina dell’amministratore di sostegno per la novantunenne. Tornando all’analisi delle indagini effettuate possiamo documentatamente affermare che:

  1. Il notaio ed il suo collaboratore, “messi alla porta” il 10 giugno 2020 dalla vecchia e dalla di lei nipote, non sono mai stati ascoltati sul fatto strettamente connesso alla storia.
  2. Al medico che ha “abilitato” la vecchia ad agire (in favore di chi?) non è mai stato chiesto perché, pochi giorni prima di farlo, aveva prescritto per l’anziana donna visite geriatrica e psichiatrica.
  3. L’avvocato incontrato casualmente dal figlio a casa delle due donne disabili l’11 giugno 2020 non ha dovuto rispondere ad alcuna domanda.
  4. Le indagini sono state indirizzate solo per trovare imbrogli sui libretti postali e c.c., mai sospettati/denunciati dal nostro uomo.
  5. Qualcuno, non curandosi della fragilità (ampiamente documentata) della donna più giovane ha tentato di asservirla alle proprie tesi contro il fratello (suo procuratore generale dal 2013), per un prelievo del quale la stessa era a conoscenza. I soldi erano e continuano ad essere soldi suoi (non della madre).
  6. Dichiarazioni non vere, presenti nell’escussioni delle persone informate dei fatti, sono assurte al rango di VERITA del P.M. con una leggerezza che, dati i tempi necessari, le contingenze e gli strumenti di cui può disporre attualmente il (cittadino?) italiano per difendersi da certi (errori?), nonché per chiedere riparazione, deve preoccupare chiunque.

giudice

Il 10 dicembre 2020 il ricorrente/denunciante, previo appuntamento fissato on line, si è recato nella cancelleria del G.T. per visionare il fascicolo xxx/2020 e, per la seconda volta, non lo ha trovato. E’ lecito supporre che l’accaduto dipenda dal braccio di ferro che ha intrapreso il P.M., su suggerimento dell’avvocato ingaggiato dalla vecchia, con il figlio della stessa, indagato per simulazione di reato. Quella che sembra una vera e propria manovra a tenaglia ha tramutato in un vaso di coccio il giudice tutelare che è finito, suo malgrado, in una situazione che di certo non aveva previsto. L’attuale stallo ci consente qualche divagazione. Vivere nel contesto attuale e fare parte di un Popolo tramutato in una sommatoria di monadi senza speranze, può rendere la consapevolezza uno dei mezzi giovevoli per contrastare la lenta dissoluzione a cui siamo condannati in quanto Italiani. La vicenda che narriamo ci ha spinto indietro negli anni, riportandoci alla mente i tanti tragici accadimenti collegati alle false accuse “costruite” nei tribunali. Ci sono stati magistrati che, sottoscrivendo addebiti strumentali, hanno distrutto irreversibilmente intere famiglie. E’ accaduto un po’ ovunque, a Milano, come a Taranto, a Trieste o a Bologna. Ci sovviene il nome di un P.M. che ha compiuto forse i più gravi e ripetuti errori giudiziari che il tribunale di Milano abbia mai registrato. In ragione di “altri meriti” non ha mai pagato per i danni che ha prodotto. C’è un filo rosso che lega le vicende dei presunti affidamenti illegali dei bambini a Bibbiano ed una storia altrettanto raccapricciante verificatasi oltre vent’anni fa nella Bassa Modenese. E’ rappresentato dal centro studi Hansel e Gretel, la onlus che è stata coinvolta nelle vicende del Comune della Val d’Enza, ma che era anche stata tirata in ballo vent’anni fa. La difesa dei magistrati che si dicono sempre vittime di dichiarazioni false non si regge in piedi. Si è venuto a sapere dalla cronaca che esistono assistenti sociali, psicologi e consulenti “infedeli”. Si ricava dall’informazione meno allineata che esistono false accuse di maltrattamenti domestici, violenze, stalking e quanto altro ancora possa venire utile per raggiungere lo scopo prefisso. Si sa dai giornali che esistono avvocati come quelli che raggiravano anziani incapaci d’intendere e volere per saccheggiarli delle loro proprietà (Il Tempo 20 maggio 2020); oppure come quello che ha rubato al disabile 147000 euro per pagare le sue “spesucce” (Il Gazzettino 16 novembre 2020).

Quando scoppia il caso in sede di giurisdizione non ci si può nascondere dietro un dito perché la firma su decreti e sentenze non la mette un consulente “infedele”, uno psichiatra “venduto” o un avvocato amministratore di RSA. Certe filiere hanno ragione di esistere nella misura in cui vengono legittimate da chi sottoscrive e rende operativi i provvedimenti. Quindi, in certi casi, o esiste approssimazione e negligenza o peggio ancora collusione. Il cambiamento della mappa demografica vede sempre meno soggetti minori nella veste di possibili clienti delle sezioni famiglia dei tribunali e dei giudici tutelari. Ecco dunque emergere un nuovo settore d’interesse, quello relativo ai vecchi, o meglio ai soldi che muovono o potrebbero far muovere. Destrutturata scientemente la famiglia, naturale presidio di solidarietà, fioriscono e si diffondono gli studi legali per anziani e soggetti deboli. Esiste la storia denunciata da “Le Iene” di nonna Maria, segregata in casa a 94 anni dalla figlia Franca e dal nipote Davide. Esiste la storia di Carlo, anche questa denunciata da “Le Iene”. Carlo è un uomo molto benestante di 90 anni, dalla sconfinata generosità nell’aiutare chi ha bisogno. Da parecchi giorni sarebbe stato portato, contro la sua volontà, in una RSA. L’uomo in un esposto di qualche mese fa puntava il dito sull’ex amministratrice di sostegno: “Vogliono farmi dichiarare incapace di intendere e di volere e gestire i miei soldi”. Per riassumere lo scottante tema ognuno deve prendersi le proprie responsabilità, senza scaricare sulle spalle altrui errori e fiancheggiamenti, senza contare sulla compiacenza che in genere trovano i togati presso i loro organi giudicanti. Il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri riconosce che nella Magistratura ci sono problemi di collusioni e corruzioni per ingordigia e non già per bisogno economico, dunque ritiene che bisognerebbe essere feroci nei confronti di questi magistrati. Non abbiamo elementi per stabilire il confine tra superficialità professionale, menefreghismo, supponenza, disprezzo per la “clientela”, complicità e carrierismo. Abbiamo letto però:


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Magistrati, ogni anno vengono archiviati 1200 procedimenti disciplinari ma nessuno sa perché

di Rosario Russo

(omissis) Per legge, il Pg ha l’obbligo di esercitare l’azione disciplinare, per prevenire che egli possa agire pro amico vel contra inimicum, mentre il ministro della Giustizia ne ha soltanto la facoltà, che esercita in base a valutazioni sostanzialmente politiche.

Tuttavia, ricevuta una notizia disciplinare, con motivato provvedimento il Pg può discrezionalmente archiviare se il ministro non si oppone. Questo per effetto della riforma Mastella (2006) con cui è stata abrogata la disposizione che riservava al Csm la declaratoria di non luogo a procedere richiesta dal Pg al Csm, titolare del potere sanzionatorio nei confronti dei magistrati ordinari. Al Consiglio pervengono quindi soltanto le notizie disciplinari discrezionalmente non archiviate dal Pg.

Non è l’unica grave anomalia del sevizio disciplinare: malis mala succedunt. Con sentenza 6 aprile 2020 n. 2309 – in netto contrasto con lo spirito dell’Adunanza Plenaria 2 aprile 2020, n. 10 – il C.D.S. ha statuito che l’archiviazione del Pg è accessibile soltanto al ministro della Giustizia, restando perciò interamente opaca per l’autore della segnalazione disciplinare e perfino per il magistrato indagato ed il Csm.

Perché sono importanti questi rilievi? Perché nel periodo 2012-2018 (sette anni) risultano iscritte mediamente ogni anno 1380 notizie d’illecito disciplinare (segnalazioni con cui avvocati o cittadini denunciano abusi dei magistrati). Ogni anno il 91,6% di tali notizie (cioè 1264) è stato archiviato dal Pg e quindi soltanto per 116 di esse è stata esercitata l’azione disciplinare. Consegue che mediamente ogni anno oltre 1260 archiviazioni sono destinate al definitivo oblio, sebbene conoscerne la motivazione è tanto importante quanto apprendere le ragioni (a tutti accessibili) per cui le sanzioni vengono disposte dal Csm.

La ‘casa’ della funzione disciplinare, pilastro e primo avamposto della legalità, è dunque velata senza alcuna concreta ragione. (OMISSIS)

anziana

Questa è l’ultima frase che conclude il verbale d’udienza redatto dal G.T.” il 28 settembre 2020: “L’avvocato xxxxxxxxxxx dichiara di essere informato che i soldi della pensione vengono sempre portati alla signora. Insiste il sig. xxxxxxxxxx che la pensione secondo lui è bloccata, la madre è mantenuta dal figlio per mesi. Si precisa che esiste una pratica avviata”. Ad uso del lettore precisiamo che il postamat con il quale il figlio della vecchia poteva prelevare la pensione manca di adeguato aggiornamento dal marzo 2020. L’uomo ha provveduto alle esigenze della madre con i suoi soldi fino a tutto giugno 2020. Il “si precisa che esiste una pratica avviata” scritto dal G.T. è il compendio della mancata amministrazione dell’anziana donna (per ciò che riguarda tutto quello di cui si è sempre occupato il figlio) a causa dell’azione congiunta del suo avvocato, del P.M. che ha indagato il ricorrente e del Giudice Tutelare (costretto?) a bloccare l’iter della nomina. In questi giorni sono tornati a galla i problemi non ancora risolti, per i quali il ricorrente, dopo aver fornito tutti gli estremi necessari, ha provocatoriamente invitato chi lo sollecita per definire ora una pratica, ora l’altra, a rivolgersi al Tribunale. Lui non può firmare al posto della madre. L’uomo deve solo augurarsi che, quando sarà chiamato a raccogliere l’eredità della vecchia, trovi da riparare il minor danno possibile. Abbiamo precedentemente fermato il nostro racconto lasciando la parola al giurista Rosario Russo. Chi è vittima di malagiustizia, conscio della strada lunga ed impervia delle denunce, può solo rincuorarsi con le scorribande offerte saltuariamente da qualche trasmissione televisiva. Ma quando la sua storia manca di spettacolarità, come la maggior parte di storie simili, non avrà neanche modo di consolarsi illusoriamente così. Si dice che l’indipendenza dei magistrati è stato l’effetto di un processo lento e contrastato.

Nel corso degli anni Ottanta del secolo scorso il Csm è diventato sempre più organo di tutela dell’autonomia della Magistratura che, secondo la vulgata, sarebbe riuscito a disinquinare i più importanti uffici giudiziari dalle influenze di gruppi di potere. Gli anni Novanta vedono avanzare quell’idea proterva ed autocratica di modernità che si è impadronita dell’Italia, sostituendosi al dialogo, all’equilibrio delle forze e delle istituzioni, un’idea di giustizia e dunque di giurisdizione, implicitamente violenta, che fa del processo un rimedio al male, uno strumento di vendetta sociale, una compensazione per le proprie manchevolezze personali. Da una parte vediamo Silvio Berlusconi pretendere il primato sulla giurisdizione in nome del mandato elettorale e dall’altra vediamo la Magistratura in posizione di assedio nei confronti dello stesso. Le prassi giurisdizionali distorsive di quegli anni hanno preparato il terreno per il radicarsi delle prassi odierne. Ritenendo che la cognizione sia uno degli strumenti di difesa contro l’insolenza del potere torniamo alla nostra narrazione. Le raccomandazioni di un avvocato, sommate a quelle di altri “benefattori” della stessa filiera, hanno trasformato la denuncia di fatti inoppugnabili in un’accusa di simulazione di reato per il ricorrente/denunciante. Ne dobbiamo dedurre che certi P.M. operano in rapporto al tipo di fonte alla quale scelgono di attingere. In attesa che la vicenda di cui ci occupiamo proceda nel modo da noi desiderato, divaghiamo ancora una volta e riportiamo copia di una denuncia relativa ad un’altra storia. Tale denuncia è stata fatta, producendo una corposa documentazione, ad una Procura della Repubblica situata in un tribunale diverso da quello in cui è ambientata quella che stiamo narrando.

Al xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

Oggetto: denuncia-querela

Io sottoscritto xxxxxxxxxxxxx, nato a xxxxxxxxxxxxxxx , impunemente e pretestuosamente sequestrato dal personale della RSA xxxxxxxxxxxx dal xxxxxxxxx (forse a motivo di un debito di xxxxxxx euro contratto per ragioni di salute con la clinica citata e per il quale è pendente un giudizio presso il tribunale di xxxxxxxxxxxxx ?)

DENUNCIO

xxxxxxxxxxxx , responsabile della RSA xxxxxxxxx e xxxxxxxxxxx , dirigente delle professioni sanitarie per mobbing, calunnia e falso ideologico.

DENUNCIO

per averlo sottoscritto senza nulla eccepire i firmatari del verbale UOC del xxxxxxxxx  in cui venivano sottoscritte le mie dimissioni dalla RSA. Tra di essi appare xxxxxxxxx che, in qualità di direttore del distretto xxxxx, il xxxxxxxx ha sottoscritto la diagnosi su di me: schizofrenia. Oggi, palesemente in conflitto d’interessi per il giudizio pendente già citato, che vede come parte convenuta la sua ASL di appartenenza, ha firmato per le mie dimissioni da xxxxxxxxx.

DENUNCIO

xxxxxxxxxxxx, psichiatra della Asl parte convenuta in giudizio, noto alle cronache a motivo del suicidio di xxxxxxxxxxx (nel 2007) e a motivo della controversa morte di xxxxxxx (nel 2009), per aver appoggiato le calunnie altrui e per falso ideologico. Lo stesso psichiatra, nel colloquio del xxxxxxxxxx, asseriva che le mie dimissioni dalla RSA erano state già decise dalla ASL e dunque lui non poteva fare altro che ratificarle. Durante l’incontro, nel quale, contro il mio desiderio, ha voluto la presenza della “suggeritrice” xxxxxx, regista insieme alla responsabile xxxxxxxxxxx di innumerevoli azioni persecutorie a mio danno, mi ha accusato di essere un mistificatore. Il xxxxxxxxxx ha poi redatto su di me una diagnosi in totale difformità da tutte le altre fattemi nel corso degli anni così come appare dai certificati medici che allego, al fine di rendere possibile la mia “cacciata” da xxxxxxxx. Ha scritto che, estromesso da xxxxxxx, posso essere curato a domicilio ignorando che (omiissis). La relazione sottoscritta dallo psichiatra, che tra l’altro sembra inficiata pure a causa delle premesse da lui stesso esternate, appare capace di alterare anche l’iter giudiziale di cui sopra.

Le comunicazioni relative al mio allontanamento da xxxxxxx, già previsto da tempo xxxxxxx, non sono state fatte tempestivamente neanche al mio amministratore. Le relazioni che giustificano tale provvedimento mi sono state consegnate a mano il xxxxxxx.

Omissis

Il denunciante, pesantemente maltrattato dietro suggerimenti coordinati dall’avvocato “amministratore” della RSA privata, dove era sgradito ospite, non ha mai ricevuto riscontro di una qualche azione giudiziaria condotta a sua tutela. Gli agiografi di cotanta giurisdizione asseriscono che dai “non addetti” vengono messaggi semplificatori, banalizzanti, ingannevoli, che non fanno crescere nei cittadini quella consapevolezza della reale dimensione dei problemi, delle sfide da affrontare e delle soluzioni possibili. Noi, molto più semplicemente, pensiamo che se dei vecchi magistrati, con i loro ordinari tratti di passione, rigore, equilibrio, amore dello Stato, rispetto delle Istituzioni ed onestà intellettuale, tornassero per un po’ tra noi per curiosare nelle attuali procedure giurisdizionali, inorridirebbero. Malauguratamente i nostri magistrati “non vengono da Marte”.

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