Magistratura da incubo: una storia vera a puntate (47)

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Il nostro reclamante ha provveduto a rifornire la sorella di contanti e ad effettuare alcuni pagamenti da lei richiesti. Per l’occasione ha potuto constatare che una società di servizi (ACEA), per ottenere dei versamenti indebiti da parte dell’anziana madre, ha frazionato il presunto debito vantato nei suoi confronti in tranches di poco superiori ai cento euro. La donna, “amministrata” dai S.S. per volere del G.T., illo tempore adito, paga e sono tutti contenti. L’amministrazione di sostegno collocata di forza all’esterno della famiglia, con annessi e connessi, è uno dei tanti aspetti sgradevoli che scaturiscono dalle scelte ideologiche di certi magistrati. Sono quei preconcetti che, senza neanche prendersi il disturbo di leggere le carte, in certi settori della giurisdizione, uniformano regolarmente i giudizi di primo, secondo e terzo grado. Ci sono sempre nuovi fantasmi che si aggirano indisturbati per i tribunali della Repubblica, dal primo livello dei procedimenti fino alle corti superiori, facendo scadere a livelli infimi la qualità del “servizio giustizia”. A volte causano il suicidio della gente “condannata” grazie ad uno scellerato modus operandi, che non raramente si regge sulle calunnie. Quando scoppiano gli scandali, negli ambienti preposti si canta il vecchio ritornello dell’esistenza di qualche mela marcia.

Lo abbiamo visto con attinenza a gravissime storie vissute da minori e torniamo a riviverlo con traversie che riguardano anziani e disabili. Va detto a chiare lettere che esiste un ciclopico problema di sistema e di giurisdizione. Non è un fenomeno che investe qualche caso raro o sporadico. Gli eventi si verificano con tale sistematicità che sembrano essere ispirati dalla stessa scuola di pensiero o coordinate, come peraltro avviene nelle organizzazioni criminali, da una vera e propria cupola giudiziaria che impone la sua omogenea e ferrea linea di azione. Ci sono individui (ex figli minori di famiglie “fragili”) che ormai hanno superato la quarantina, che mostrano ancora oggi lo stigma impresso loro dalla magistratura sciaguratamente indottrinata. E’ assodato da decenni che l’istituzione familiare, così come prevista dalla Costituzione, non è gradita a chi detiene il Potere. La sua sistematica frammentazione, perseguita con ogni mezzo, sostenuta ed incoraggiata dai condizionamenti culturali, genera per di più un ottimo giro di affari, grazie al taglieggio “autorizzato” di quelli che si precipitano al suo capezzale. La stampa e la Tv non si occupano di vicende connesse all’istituto giuridico dell’amministrazione di sostegno. Quando accade è perché da qualche parte sono “esplosi” casi di cattiva gestione o sono state scoperte azioni illecite legate alla situazione patrimoniale dell’amministrato. Ecco alcuni episodi delittuosi che interessano la quotidianità dei più vulnerabili.

giudice

Riportiamo in ordine cronologico soltanto i più recenti da noi conosciuti: “Sottrae mezzo milione a 3 anziani, avvocato sospeso e maxi sequestro” (https://www.ilcentro.it/pescara/sottrae-mezzo-milione-a-3-anziani-avvocato-sospeso-e-maxi-sequestro-1.2452968) ; “Amministratore di sostegno infedele ha sottratto denaro a persone disabili per 197mila euro” (https://www.ilfriuliveneziagiulia.it/amministratore-di-sostegno-infedele-ha-sottratto-denaro-a-persone-disabili-per-197mila-euro/) ; “Sottrae 35mila euro all’assistito disabile, avvocato interdetto da esercizio professione” (https://www.marsicalive.it/sottrae-35mila-euro-allassistito-disabile-avvocato-interdetto-da-esercizio-professione/) ; “Nonantola, avvocato ruba agli anziani di cui è amministratore (quattrocentomila euro), condannato a 9 anni” (https://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2020/07/09/news/nonantola-gestiva-i-beni-degli-anziani-ma-li-derubava-condannato-a-9-anni-1.39063673) ; “Ruba 500mila euro a minori e disabili di cui era amministratore di sostegno. Arrestato dai C.C.” (https://genovaquotidiana.com/2021/10/30/ruba-500mila-euro-a-minori-e-disabili-di-cui-era-amministratore-di-sostegno-arrestato-dai-cc/). La Convenzione ONU, recepita dall’Italia attraverso la legge n.18/2009, riconosce ai disabili “piena capacità giuridica”, ne sancisce “pari riconoscimento davanti alla legge” e stabilisce che il “supporto al processo decisionale” venga effettuato nel rispetto della loro volontà e delle loro preferenze. Niente di più lontano dalla prassi applicata nel nostro Paese. Come accade a molte altre anche la legge n. 6/2004, quando finisce “interpretata” dal magistrato sbagliato (e ce ne sono fin troppi) diventa arbitrio, pretesto, strumento attraverso il quale è possibile limitare pesantemente la libertà e calpestare i diritti dei cosiddetti beneficiari. La legge non prevede che l’A.d.S. si sostituisca integralmente all’amministrato, ma questa è la tendenza parassitaria che si è andata consolidando.

Per la sorella del reclamante (anche suo procuratore generale dal 7 marzo 2013) l’applicazione/interpretazione di questo istituto giuridico è semplice e pura violenza, perché non rispetta la donna nella sua volontà di ieri, né in quella di oggi. Dato che stiamo vivendo in un’epoca particolarmente lugubre, di cui ci ha fatto, almeno parzialmente compartecipi, anche Luca Palamara, tutti dovremmo riflettere sulla spada di Damocle con cui ci minaccia un certo campione di magistratura. Bastano un giudice tutelare con il consulente di sua fiducia ed un avvocato per fare la fine del prof. Carlo Gilardi. Sono questi tre personaggi, messi insieme, che hanno l’immenso ed insindacabile potere di mettere fine alla nostra libertà. In aiuto la Cassazione (terza sezione penale – sentenza n.16458/2020) ha incredibilmente stabilito che gli esiti degli accertamenti e delle valutazioni del consulente del pubblico ministero hanno una valenza probatoria non equiparabile a quella dei periti delle altre parti del giudizio. In altri termini tutte le persone, incluse quelle in perfetta forma psico-fisica, se e qualora servisse, potrebbero essere trasformate in soggetti “insani” tramite “la verità giudiziaria” stabilita dal trio ipotetico di “addetti” sopra citato. Finirebbero così “sepolti vivi sotto sei piedi di rispettoso silenzio” (https://carlogilardi.com/it/72-i-mai-pensieri-di-azzeccagarbugli); (https://www.lecconews.news/lecco-citta/video-caso-carlo-gilardi-il-griso-non-ferma-i-partigiani-del-professore-313282/).


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Come avevamo anticipato qualche giorno fa, la vicenda della sorella del reclamante si è bloccata davanti al rifiuto della nomina dell’avvocato designato quale suo amministratore di sostegno. Prima di aggiungere le copie dei documenti relativi al fatto sopraggiunto riteniamo opportuno fare un breve richiamo sull’avvocato G.C., sospettato dal nostro amico di circonvenzione d’incapace già il 12 giugno 2020, diffidato il 6 luglio 2020, nominato procuratore speciale della madre del reclamante grazie ad un certificato medico “strumentale” del 21 luglio 2020, presentatosi in tribunale con una procura “pazza” l’11 marzo 2021, diffidato il 16 marzo 2021. Per quanto ci consta di sapere detto avvocato non ha mai depositato alcuna procura per agire in nome e per conto della sorella del reclamante e, qualora in qualche maniera lo avesse (segretamente?) fatto, avrebbe commesso un illecito in quanto (se pur pluridiffidato) avrebbe indotto consapevolmente a firmare una persona formalmente dichiarata invalida psichica al 100%. Evidenti quisquilie per certi tribunali, dove un avvocato manda sotto indagine il figlio/fratello delle sue potenziali “vittime” per violazione dell’art. 367 c.p. e come se non bastasse va a presenziare (da solo), (in quale veste?) l’udienza dell’11 ottobre 2021 durante la quale dovrebbe essere nominato un amministratore per la sorella del reclamante. In un paese normale potrebbe accadere una cosa simile? Sembra un’immagine surreale, invece rappresenta uno spaccato della giurisdizione stracciona odierna. Una storia da far invidia persino ad un maestro dell’assurdo, così come viene rappresentato il Marchese del Grillo, nel film storico di Mario Monicelli.

Di seguito vengono allegati la rinuncia autografa dell’amministratore nominato ed il verbale d’udienza relativa.

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Al Giudice Tutelare di xxxx

Dott. xxxx n. VG xxxx/2020 ADS xxxx

Ill.mo Sig. Giudice Tutelare,

la sottoscritta Avv xxxx nominato Amministratore di Sostegno della sig.ra xxxx con provvedimento del 19/07/2021 comunicato in data odierna, comunica che per gravi motivi familiari non è nelle condizioni attualmente di accettare l’incarico.

Chiede pertanto di essere esonerata dalla nomina.

Si ringrazia, in ogni caso, per la stima e la fiducia accordata.

Con osservanza

xxxx li 11 agosto 2021 (Avv. xxxx)

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TRIBUNALE DI XXXX

Ufficio del giudice tutelare

VERBALE UDIENZA DEL 11/10/2021 Causa xxxx /2020 V.G.

Successivamente all’udienza dell’11.10.2021, davanti alla dott.ssa A. P., in funzione di giudice tutelare, è comparsa  l’avv. G. C., non è comparsa l’avv. xxxx che anzi in data 11.8.2021 ha fatto pervenire richiesta di esonero dall’incarico.

                                                   II GIUDICE delegato

Dato atto, manda al giudice tutelare dott. xxxx per la sostituzione che tenga anche conto che la signora xxxx, madre convivente, è stata sottoposta ad ADS con nomina in favore del Sindaco di xxxx.

Del verbale viene data lettura alle parti presenti, che non sottoscrivono in quanto redatto in forma digitale.

xxxx 11/10/2021                                            Il Giudice delegato

A.P.

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