Magistratura da incubo: una storia vera a puntate (66)

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Dopo un volo radente sulle nostre riflessioni odierne aggiorneremo chi segue la pluriennale storia che stiamo raccontando (lo facevamo anche sulla piattaforma “desaparecida”: http://www.ilcannocchiale.it, inaccessibile agli iscritti dal 15/4/2022 ma saltuariamente ancora leggibile). Il nostro pensiero è ancora rivolto agli epifenomeni che scaturiscono dall’attività giurisdizionale e che, in certi settori, sono sistemici. Per l’occasione esprimiamo solidarietà a tutti quelli che subiscono l’invasività di alcuni magistrati nelle proprie famiglie; siamo vicini al prof. Carlo Gilardi (spietatamente segregato in una RSA lecchese da oltre un anno); ricordiamo la dedizione della sua sconosciuta amica Sonia (lei si, punita per i “reati” che ha commesso al fine chiedere la sua dovuta “scarcerazione”); proprio sull’emblematica vicenda airunese constatiamo la distanza siderale esistente tra il generale bisogno di giustizia ed il suo osteggiato compimento; partecipiamo la nostra amicizia al prof. Pier Luigi Monello (sotto processo per presunti maltrattamenti nei confronti della propria amata madre): (https://www.youtube.com/watch?v=HNK2gI6EUkw). Per la circostanza abbiamo sperimentato la censura ad personam. Sembra che quando alcuni “navigatori” scrivono un commento, le loro considerazioni “scomode” (pur rilasciate nell’esercizio di una composta critica) vengono rimosse dagli addetti al “servizio di pulizia”.

In questo caso il commento, ritenuto pertinente dall’autore del video, è poi arrivato in porto con triangolazione. La “democrazia” italiana, da una trentina di anni, è stata crescentemente più decorativa che altro. Sono stati ed oggi, nel segno dell’iguana, sono ancora degli organi transnazionali a pilotare la politica e l’economia nazionale. Anche l’informazione, progressivamente, è diventata solo propaganda. Ci sono ex presidenti, politici e vincitori di premi prestigiosi che guadagnano molti soldi per tenere conferenze. Nel fiorente business dei discorsi a pagamento c’è spazio anche per le supercazzole. Ci sono alcuni soggetti (utili alla causa da promuovere) che vengono pagati per parlare ed altri (la stragrande maggioranza) ai quali non viene data mai voce. Il piano strategico statunitense contro la Russia è stato elaborato tre anni fa dalla Rand Corporation. Per anni, molti hanno soffiato e messo benzina sul fuoco, anche delle disarmonie etniche, al fine di provocare una qualche reazione russa. L’intransigenza del bulimico “mondo libero” alla fine ha portato il “carnefice” Vladimir Putin ad invadere l’Ucraina. Così, con il sostegno delle menzogne che si sostituiscono alla realtà, i Popoli europei si sono ritrovati a combattere una guerra che sicuramente non era proprio la loro.

giudice

Quando le bugie sono ber raccontate e rese attraenti, quando la narrazione è semplice e schematica è facile guadagnare il credito delle masse. Ci appare cervellotico e ridondante che, pur controllando tutti i media mainstream, si vada anche ad imbavagliare un internauta per evitare che si legga un suo parere distopico. Usare ogni mezzo per ridurre al silenzio chi si ritiene seccante è come celebrare il funerale della “decantata” sovranità popolare, ma verosimilmente non occorre più salvare la faccia del dominus. Con la scusa di dover tacitare chi è dedito a raccontare fandonie si silenziano persino i gemiti di chi, specialmente se più debole, soccombe velocemente alla malagiustizia. Se da una parte rileviamo la svolta della Corte Costituzionale che, “picconando il patriarcato”, accorda alle donne il diritto di poter dare ai figli il proprio cognome, dall’altra invece, sempre in tema di diritti, vediamo come la peculiare interpretazione della legge n. 6/2004 violi, oltre che la legge n. 18/2009, anche la libertà delle persone “beneficiate” (prevalentemente anziani e disabili). Intorno alla giurisdizione orbitano troppi guerci la cui deviazione dell’asse visivo causa distorsioni a iosa.

E’ stato dimenticato che la presunzione di innocenza è un simbolo di cultura giuridica, che le inchieste rilevanti con personaggi “intoccabili” non possono finire regolarmente a tarallucci e vino, che un determinato tipo di raccomandazioni non si addice al ruolo di magistrato, che certi settori sono afflitti da un inaccettabile conformismo ideologico, che fare giustizia non significa esercitare un diritto alla vendetta, che non c’è altro paese al mondo in cui 200 magistrati fuori ruolo operano nel Governo, che la “riforma della giustizia” in itinere non è a misura di cittadino. La vicenda del professore cagliaritano è uno dei tanti corollari di cotanto strabismo. Nel corso del referendum consultivo, indetto a norma dell’art. 55 dello Statuto dell’A.N.M., sul metodo del sorteggio per il C.S.M., 1.787 toghe si sono dette ad esso favorevoli. Dobbiamo presumere che solo questi magistrati non considerino il loro lavoro come mero esercizio di potere? Torniamo al nostro racconto rammentando che fin dall’inizio avevamo previsto che, delle due donne, congiunte del reclamante, la madre rappresentava il cavallo di Troia mentre la sorella era il vero bersaglio (soggetto “giovane”, con buon reddito, appetibile da amministrare). Senza aggiungere commenti ci limitiamo a ricordare che l’A.d.S. C.T., nominato dal giudice tutelare A.P., ha chiesto informazioni al procuratore generale della donna, “beneficiata” dal provvedimento giudiziale, su due atti notarili portati a compimento nel 2016 dallo stesso procuratore. Ecco di seguito la comunicazione dell’avvocato (non quello sollevato dall’incarico per la corte d’appello).


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anziana

RELAZIONE. In merito alla Sua richiesta relativa alla vendita dell’immobile di proprietà della propria congiunta (sorella) XXXX è doveroso l’obbligo di fare una piccola digressione al fine di rappresentare le circostanze che hanno fatto ritenere giusta la decisione presa dagli stretti familiari del sig. YYYY (figlio di XXXX e nipote dello scrivente) di vendere l’appartamento. Nel 2010 il figlio (XXXX) di YYYY subisce un intervento neurochirurgico per l’asportazione di un tumore. Nel 2011 viene considerato del tutto incapace a svolgere qualunque attività lavorativa. La sua patologia implica una totale incapacità ad amministrarsi. Per tale ragione dilapida i suoi soldi, quelli di sua madre, accumula debiti e, nel contempo, fa grande uso di psicofarmaci. Nel 2013 XXXX, davanti ad un notaio, rilasciava procura generale a suo fratello (ZZZZ). Nel 2014, YYYY, in seguito ad un incendio della sua abitazione, finiva ricoverato in ospedale. Per tale fatto subiva una imputazione penale, ma da un perito nominato dallo stesso tribunale di UUUU, YYYY veniva riconosciuto incapace e come tale non in grado di essere parte del processo penale. Dopo una lunghissima degenza, in prossimità delle sue dimissioni, lo zio (ZZZZ veniva esortato dall’assistente sociale dell’ospedale a chiedere per lui (nullatenente ed oberato di debiti) l’A.d.S.. Nel 2015 ZZZZ, con il beneplacito della madre e della nonna, veniva nominato suo amministratore di sostegno. Nel corso dello stesso anno YYYY veniva ospitato in una RSA. Agli atti del procedimento Volontaria Giurisdizione che lo riguardava ci sono i documenti relativi ai suoi debiti conosciuti: visura agenzia entrate, finanziamento di una banca, solleciti della RSA per mancati pagamenti. Le decisioni, adottate illo tempore dai Servizi Sociali e dalla ASL competenti, di non contribuire/provvedere adeguatamente alle spese dell’internamento, pure in presenza di modelli ISEE (agli atti del G.T.) attestanti le modeste condizioni reddituali di YYYY, hanno aggravato la sua situazione debitoria.

Per salvaguardare gli interessi patrimoniali YYYY, con l’autorizzazione del giudice tutelare, A. P., fu aperto un contenzioso contro la ASL e Comune di WWWW (che non pagavano adeguatamente le rette della RSA, concorrendo alla creazione di un enorme debito) chiedendo che le spese di degenza di YYYY venissero interamene pagate dalla Asl e dal Comune di WWWW per la patologia psichiatrica di cui era affetto il YYYY. Prima della sua improvvisa morte era in corso un’azione giudiziaria contro gli enti predetti avanti il tribunale di UUUU. La madre (XXXX) ancora in grado di decidere all’epoca del decesso, ha rinunciato alla “riassunzione” della causa e a rivendicare i suoi diritti ereditari. Pertanto XXXX con atto redatto avanti al notaio CCCC in data 10 giugno 2020 rinunciava all’eredità del figlio. La RSA – pur avendo il sig. YYYY sempre versato quasi tutto il suo reddito annuo – provvedeva a “cacciare” lo stesso dalla struttura per asserite morosità, come peraltro acclarato dal giudice tutelare, A. P., ed inoltre pretendeva il pagamento di circa 23000 euro. Considerate le scarse o nulle tutele riservate in genere a YYYY, in quanto persona gravemente malata, e visto che lui era l’unico erede della casa di cui era nuda proprietaria XXXX, c’erano delle concrete possibilità che – alla morte della madre – l’immobile sarebbe certamente andato perduto per l’azione di rivalsa dei vari debitori che YYYY aveva (grazie alla sua patologia ne aveva molti). L’alienazione della nuda proprietà della casa di XXXX, effettuata a distanza di oltre tre anni dall’accettazione, da parte di ZZZZ, dell’incarico di procuratore generale, su esplicito suggerimento della donna, è stata azione lecita sotto ogni profilo e soprattutto azione cautelativa per specificità familiari (conservazione della casa paterna). Gli atti notarili relativi (vendita e successiva donazione) risalgono al 2016, redatti con la piena consapevolezza di XXXX, grazie anche all’estrema fiducia che la stessa ha sempre nutrito per il fratello. Il pagamento (€…. con assegno) è passato per le mani del notaio SSSS. Dopo qualche mese dalla vendita della nuda proprietà a Z1Z1, figlio dello scrivente, il sottoscritto ha accettato la donazione dell’immobile dal figlio Z1Z1 a lui medesimo ritenendo che solo in tale maniera XXXX avrebbe avuto la certezza di rimanere per sempre, se lo avesse voluto, nella casa paterna.

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