Magistratura da incubo: una storia vera a puntate (68)

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Al termine di questo excursus metteremo il lettore a parte delle novità relative alla storia che stiamo riportando. Secondo l’International Federation of Journalists, nel 2021 sono stati uccisi in tutto il mondo 45 giornalisti. Gli operatori dell’informazione, ha accertato l’associazione, il più delle volte vengono uccisi per avere denunciato corruzione, criminalità e abuso di potere nelle loro comunità. L’insorgenza di un’ideologia totalitaria che, senza preamboli, richiama alla memoria il nazismo fa rilevare, nel mondo occidentale, un insieme d’azioni, di imprigionamenti, di violenza, assassinii di cronisti e di oppositori politici compatibili soltanto con la realizzazione compiuta di una gelida società della sorveglianza capillare. (https://www.nbcnews.com/storyline/ukraine-crisis/pro-russian-journalist-oles-buzina-shot-dead-kiev-masked-gunmen-n342661). Ciò anche fuori dei confini nazionali dei loro committenti, lasciando così che l’Occidente, con le sue atrocità, sprofondi ancora una volta nell’oscurantismo. Julian Assange è vicino ad essere estradato negli USA per avere fatto conoscere al mondo i crimini di guerra del Pentagono in Medio Oriente. Ai tempi della guerra fredda, quando comunisti, democristiani e socialisti convivevano in Parlamento, con altri partiti minori, quando la politica interna aveva dei margini di manovra, non esistevano le restrizioni alla libertà e le pesanti subalternità che sono iniziate con la globalizzazione.

Quotidiani e settimanali reggevano all’usura della velocità comunicativa e convivevano con la concorrenza della televisione. Chi forniva notizie continuava ad essere abbastanza “virtuoso”. Non si era ancora verificato il grande “cortocircuito” tra la politica e mass media. Malgrado la grande presenza dell’editoria “impura”, in quegli anni l’informazione non era arrivata al livello attuale di manipolazione e censura. Poi pian piano arrivarono i cosiddetti “editti bulgari” per defenestrare i conduttori televisivi non allineati. Oggi il premier rispolvera quei metodi contro la trasmissione serale di Bianca Berlinguer, accusata di ospitare troppi personaggi filo-russi. Draghi mostra crescente insofferenza verso alcuni talk show con alta share, che possono influenzare l’opinione pubblica sull’attribuzione delle responsabilità rispetto al conflitto russo-ucraino. La classe “dirigente” predica ipocritamente la pace mentre la stessa struttura del sistema, in ogni prassi consolidata, in ogni consuetudine, incluse quelle giudiziali, è ammantata di violenza. Lo stesso impiego generalizzato delle bugie non ha nulla di pacifico ma è solo un altro mezzo di sopraffazione. Ormai tutto quello che turba l’ordine delle cose scelto dal dominus dà fastidio, dalle frequentatissime piattaforme web, come quella de “Il Cannocchiale”, andate fuori servizio senza spiegazioni, alle castigate obiezioni di chi critica il datato e pericoloso ”ringhiare” della Nato davanti alle porte della Federazione Russa. Anche l’orrida vicenda del prof. Carlo Gilardi, pur documentatamente nota a milioni di cittadini, è stata bandita dal circuito mediatico.

giudice

L’ultimo dei silenziati, in ordine di tempo, è stato Mario Giordano (https://www.facebook.com/liberiamocarlo/videos/396089618999641). Che il giornalista si occupi pure, con il suo “Fuori del Coro”, allo scontro a colpi di carte bollate, in cui gli echi degli sfratti messi nero su bianco da un tribunale, deflagrano a vuoto, che si occupi pure di case rubate dagli abusivi africani, ma lasci stare argomenti di ben altra portata, come quello che riguarda gli amministratori di sostegno esterni alle famiglie, il professore airunese sontuosamente “recluso” ed il suo considerevole patrimonio. La spudoratezza e lo scaricabarile con i quali tutti i vari soggetti, istituzionalmente anteposti per intervenire sul caso e risolverlo secondo giustizia, hanno guardato ai milioni di telespettatori puntualmente informati sono il segno dell’intoccabilità degli artefici del colpo compiuto (va da sé) a tutela del “santo di Airuno”. Ormai l’eco di grandi scandali si è spenta e all’interno della magistratura non c’è stato alcun dibattito autocritico. Si è lasciata passare la buriana, per poi tornare alla situazione di sempre, come se niente fosse accaduto. L’AMN ha dichiarato lo sciopero dei magistrati, ma solo il 48% di loro si è dichiarato favorevole all’iniziativa ed ha scioperato. Non tutte le toghe si caratterizzano per gli stessi modi di operare. Non tutte sono perigliosamente associate. Non tutte seguono il prontuario ideologico o il metodo del copia incolla (tipico degli “specializzati”) per emettere un decreto, un’ordinanza o una sentenza. Dopo il progressivo smantellamento dei diritti dei lavoratori dipendenti, merita di essere citata una recente sentenza della Corte d’Appello di Trento:  (//www.orizzontescuola.it/la-contrattazione-rimane-elemento-centrale-del-rapporto-di-lavoro-il-contratto-puo-modificare-la-legge-sentenza-corte-dappello-di-trento-pdf/).

Questo dimostra che esistono anche casi ammirevoli di attività giurisdizionale ma, purtroppo, è “il sistema” che alla fine prevale in qualunque settore della giurisdizione, surclassando in peggio quello che dovrebbe essere norma per il dovuto rispetto dell’utenza costretta a rapportarsi con i tribunali. Il nostro codice asserisce che il pubblico ministero avanza cercando la notizia di reato, non l’accoglie soltanto. In tale azione inizia a sviluppare i poteri di accusa che si possono orientare in numerosi sensi: interrogatori, perquisizioni e sequestri. Può discrezionalmente diventare sempre più invasivo. Quando va tutto bene, dopo essere stati macinati da innocenti nel tritatutto giudiziario, se ne esce dissolti, con qualche seria malattia, con una vita distrutta insieme ai rapporti familiari e di lavoro. A fronte di questo sconfinato potere dei magistrati non esiste alcun controllo e non esiste alcuna loro responsabilità. Le toghe sono tout court la legge, alcune di queste, a volte, “fabbricano” pure i “pentiti”, se le ritengono funzionali all’impianto accusatorio non disdegnano di avvalersi di testimonianze fasulle. In un consesso civile i reati vanno ovviamente e diversamente sanzionati, ma l’imputato andrebbe immediatamente risarcito, quando è stato sottoposto ingiustamente a processo. Ci domandiamo ad esempio quanto sia giusto ledere, senza pensarci troppo, l’onorabilità di persone notoriamente stimate. A Cagliari, grazie alla denuncia di un amministratore di sostegno, è sotto processo il prof. Pierluigi Monello (http://www.informareunh.it/a-cagliari-e-andata-in-scena-la-banalita-del-male/).


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anziana

Questa storia, come migliaia di altre simili, (https://www.superando.it/2022/05/03/i-lati-oscuri-dellamministrazione-di-sostegno/) ; (https://www.tp24.it/2022/04/28/cronaca/non-ci-fa-vedere-la-nonna-denunciato-avvocato-a-marsala-ecco-perche-nbsp/176657) è il risultato dell’azione di una parte della magistratura apparentemente animata da ostilità preconcetta nei confronti dell’istituzione familiare. Sembra una riflessione azzardata, eppure, se si guarda alla storia dell’ex giudice Francesco Morcavallo, nulla appare più incredibile. Nel tribunale in cui lavorava fu mobbizzato e minacciato. Prima di dimettersi dalla magistratura aveva come colleghi sette togati ed una trentina di giudici onorari. Soltanto lui, un altro togato ed un giudice onorario osteggiavano gli allontanamenti sistematici dei minori dalle famiglie. Dunque, in una sorta di eterogenesi dei fini, l’istituzione a tutela dei minori ha contribuito a sostenere uno dei più osceni giri d’affari tipici del nostro Paese: il fin troppo facile affidamento di decine di migliaia di bambini all’impietosa macchina della giustizia (http://www.corrieredicalabria.com/articolo.php?id=387). Vicende come quelle del prof. Monello, del prof. Gilardi, la stessa che stiamo raccontando, storie di “affidamenti” extrafamiliari di anziani e disabili, rappresentano l’altra faccia della stessa medaglia. Disgrazie familiari/giudiziarie tramutate in rendite parassitarie, ovvero un altro vecchio e grande tabù mediatico. Per quelli che sono corresponsabili di queste rodate pratiche non è disdicevole metterle in atto, ma bensì parlarne e rendere edotti i connazionali. La congiura del silenzio riguarda tutto ciò che è scomodo per chi detiene il potere: dagli omicidi dei dissidenti ai motivi dell’invasione dell’Ucraina “da parte di Putin”, dal prossimo referendum, pur “mutilato”, sulla giustizia alle gestioni di patrimoni non propri, che si assegnano alcuni giudici tutelari con i loro amministratori di fiducia. In determinati settori della giurisdizione, quanti magistrati si possono ipotizzare sconvolti dall’idea di essere ritenuti dei grassatori?

Senza trascurare il fatto che una collettività, resa generalmente e sostanzialmente impietosa, può sopravvivere esclusivamente ingannando i propri membri, torniamo alla vicenda che ci riguarda più da vicino. Ricordiamo che la legge, pur vigente, non ha salvaguardato il nipote malato del nostro amico. Il non rispetto delle normative che lo riguardavano hanno permesso che, a causa del suo ricovero in una RSA, venisse, con il passare del tempo, gravato da debiti insopportabili. Nessuno, se non la famiglia, si è occupato adeguatamente delle sue condizioni di vita, del suo trattamento da “internato”, dei suoi disagi. Oggi però la magistratura, ieri “latitante”, vuole occuparsi del patrimonio della madre, estromettendo lo zio, che si è sempre occupato di entrambi. La piaga delle denunce penali strumentali serve anche a “disabilitare”, quali amministratori di sostegno, i familiari dei “beneficiati” dai provvedimenti dei giudici tutelari. Bisogna riconoscere che l’avvocato G.C. (quello della procura “pazza” depositata l’11 marzo 2021) intervenuto nell’udienza del 27 luglio 2020, ha condotto una manovra abile spostando l’attenzione del giudice tutelare dalla comprovata incapacità d’amministrazione della madre ai presunti ammanchi prodotti dal richiedente amministrazione di sostegno. La vita specchiata dell’istante/reclamante/imputato è stata passata al setaccio senza trovare nulla a cui appigliarsi solidamente. Però c’è chi non demorde ed oggi l’A.d.S., avvocato C.T., nominato dal giudice tutelare per la sorella, va cercando giustificazioni su degli investimenti fatti dalla donna. Lo ha fatto chiedendo lumi all’avvocato del nostro amico. Si tratta dell’acquisto di diamanti per il valore di 5000 € dalla Intermarket Diamond Business Spa. La società è fallita e la donna ha perduto la somma. Sfugge all’indefesso “investigatore” che il procuratore generale non si è mai infilato o sostituito negli affari della sorella, ma interveniva solo su sua esplicita richiesta. Gli amministratori di sostegno, longa manus dei giudici tutelari (con diritto “di vita e di morte” sui loro beneficiati), vengono troppo spesso investiti di poteri senza limiti. A quello di cui raccontiamo le azioni è stato accordato il permesso di chiedere la revoca di una procura generale! Il nostro amico non era curatore o tutore.

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