Magistratura da incubo: una storia vera a puntate (69)

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Prima di aggiornare il lettore con qualche fatto recente, nella giornata della sua celebrazione per ricordarne la nascita, facciamo qualche riflessione sullo stato attuale della Repubblica. Nel segno dell’iguana e con la connivenza di compartimenti istituzionali, finiti sotto il controllo di soggetti simili ad animali a sangue freddo, subiamo l’impatto incessante di una propaganda con travisamenti informativi e controlli ridondanti.  L’Occidente a guida Usa/Nato continua a palesare la sua intenzione di mantenere un ordine mondiale unipolare con ruolo dominante su tutti i paesi fuori da tale blocco. La globalizzazione non ha fatto bene all’Italia, finita nel frullatore di una sciagurata omogeneizzazione culturale, ideologica, economica, finanziaria, militare e sociale. Al fine di perfezionare il totale allineamento degli Italiani all’american style mancano solo le stragi della follia come quella avvenuta alla Robb Elementary School nel Texas, che ha portato alla morte di 19 bambini, due maestre e dello stesso killer diciottenne. Dove viene ignorata la Storia, dove non è maturata o dove viene sistematicamente rimossa una ‘’vita psichica di comunità’’, ammaliata da fandonie sconfinate, nasce e si sviluppa una “collettività pazza”. Quello che filtra dalle cronache è sempre più disorientante. Leggiamo che nelle inchieste “Movida” e “Scarface” sono indagati nove carabinieri che erano in servizio presso la Caserma del Comando Provinciale di Latina.

Leggiamo del magistrato processato per il delitto di appropriazione indebita con riguardo a fatti commessi quando lo stesso era giudice presso il Tribunale di Pisa. Leggiamo ciò che, a proposito della loggia Ungheria, dice Paolo Storari ai giudici bresciani : “Quello che è accaduto e sta accadendo, lo trovo lunare: mi hanno anche minacciato di farmi un procedimento disciplinare”. Un’ideologia pervasiva disprezza tutto ciò che non è allineato con i programmi delle classi dominanti e, affinché non ci manchi proprio nulla, siamo stati trasportati di forza in quella che appare come una repubblica giudiziaria. La magistratura fa parte a pieno titolo della governance del Paese. Parte di essa si propone con missioni palingenetiche tanto da mettere in atto scelte che, con l’appoggio incondizionato dell’establishment, appaiono meri esperimenti di ingegneria sociale. Le “deviazioni”, seppure con diversa incidenza, riguardano tutti gli ambiti della giurisdizione tanto da richiamaci alla mente “Le avventure di Pinocchio”.  Nel corso della narrazione il burattino viene derubato di alcuni zecchini d’oro dal Gatto e dalla Volpe. Si reca in tribunale per raccontare la sua disavventura ed il giudice, dopo avere ascoltato la sua vicenda, convoca i gendarmi e dice loro: “Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione”.

giudice

E’ l’apoteosi del paradosso che emerge anche nell’affidare la cura di disabili ed anziani ad amministratori esterni alla famiglia. E’ un fenomeno dilagante che, a parere di alcune associazioni inserite nelle problematiche ad esso connesse, è sostenuto da una potente e pericolosa lobby comprendente giudici, psichiatri, politici, dirigenti dei servizi sociali ed avvocati. Secondo alcune voci l’esteso sodalizio si regge sul crimine e sull’omertà. Causa predazione di patrimoni, perdita di diritti civili e deriva sociale di proporzioni incredibili. E’ difficile trovare un legale per essere supportato nelle procedure di amministrazione di sostegno. Gli avvocati o sono “coinvolti” nel giro o non ne vogliono sapere perché dicono che “è come mettersi contro qualche mafia”. Non esistono né un regolamento, né un articolo del codice deontologico che impongano al legale di sottoporre gli atti al cliente prima del deposito. Quindi l’assistito corre il rischio di essere “venduto” alla “controparte”, a sua insaputa e senza che possa mettere riparo al male subito successivamente. La Corte di Cassazione, nel 2012, ha deciso che è compito del cliente scegliere un avvocato “professionalmente valido e di vigilare sull’esatta osservanza dell’incarico conferito”. Uomo avvisato, mezzo salvato? Da esperienze pregresse, anche “vecchie”, si può rilevare che qualunque sia l’istituzione preposta interpellata per “emergenze giurisdizionali” non c’è mai risposta, ancor meno adeguata. Intorno al prof. Carlo Gilardi, esiliato in un gerontocomio, è stato posto addirittura un “cordone sanitario” senza precedenti.

Torniamo alla nostra narrazione. L’A.d.S. della sorella del reclamante, avvocato C.T., ha ricevuto la relazione sugli atti notarili riguardanti la nuda proprietà di cui abbiamo parlato e allegato precedentemente. Senza preamboli formali ha testualmente così risposto all’avvocato del nostro amico: “buonasera, e quindi? Dott. XXXX cosa intende fare dell’immobile ricevuto in donazione? Lo rende nuovamente alla signora XXXX? Inoltre, mi spiega un attimo la questione della sottoscrizione dell’investimento in diamanti?”. L’ A.d.S. ha già ricevuto la risposta dell’avvocato del reclamante. Quanto donato è stato regolarmente acquistato e congruamente pagato. L’A.d.S., come sua prima erogazione mensile, ha portato alla sorella del reclamante 600 euro. Una “miseria” rispetto alle possibilità economiche ed alle esigenze della “beneficiata”!  Tra l’altro la donna non ha più figli o altri discendenti per i quali conservare lasciti.


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