Magistratura da incubo: una storia vera a puntate (74)

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Il reclamante ha avuto modo di accedere al fascicolo telematico che riguarda l’iter in Corte d’Appello per l’A.d.S. della sorella, inaspettatamente rinviato al 20/10/2022. Possiamo quindi fornire nuova documentazione e lo faremo in coda a questa breve panoramica sullo stato del Paese in preoccupante “evoluzione transumana”. Da ogni piccola o grande incombenza, che l’italiano è costretto ad affrontare quotidianamente, emerge il disprezzo di chi detiene il potere nei confronti dei (cittadini?) costretti a rapportarsi prevalentemente con servizi telematici senza poter incontrare fisicamente il loro potenziale e giusto interlocutore. Se cade la linea elettrica aerea della vostra abitazione dovete inviare un dettagliato sms ad un numero telefonico. Se volete conoscere il destino di una vostra spedizione tracciata dovete fare la richiesta ad un risponditore automatico. Il risultato sperato non è mai garantito. Se avete necessità di un intervento tecnico per qualche disservizio telefonico dovete lasciare il vostro numero di cellulare ad una segreteria telefonica. Se dovete trasmettere o conoscere dati telematicamente, qualunque ufficio può “lasciarvi fuori della porta” con questo avviso: “interruzione servizi informatici per modifiche correttive, migliorative ed evolutive”. Capita anche per prendere visione di fascicoli depositati in tribunale.

Ormai scomparsi praticamente tutti i centri fisici presenziati da impiegati, in cui era possibile risolvere qualunque tipo di problema, dalla perdita dell’acquedotto alla pratica giudiziaria, costretti ad operare via internet, è facile imbattersi nel classico “internal server error”. Non è raro che le procedure, un volta scaricate sui dispositivi personali, presentino gravi criticità e sbagli, che non vengono sollecitamente risolti e che ingenerano disagevoli blocchi di tutti i sistemi informatici. Particolarmente fastidioso è il mancato recapito telefonico delle OTP necessarie al perfezionamento di operazioni bancarie. Passati attraverso l’esperienza dell’isolamento sociale imposto con le norme anti-pandemiche, grazie alla messinscena emergenziale, abituati al rispetto del “Verbo tecnico-scientifico”, con i dibattiti “privatizzati” ovunque e comunque, gli Italiani sono pronti per un nuovo stile di vita. Magari rimarranno pure con i cavi dell’alta tensione appesi precariamente e pericolosamente alle pareti della propria abitazione perché non avranno avuto l’opportunità di parlare con il tecnico preposto all’intervento di riparazione. Però, catechizzati via Tv, ridotti all’afasia, senza alcuna rappresentanza politica idonea, intruppati e controllati come giammai accaduto nel corso della storia repubblicana, si dispongono a “soffrire” sempre di più (fino a quando?) con monitor colorati e cornette telefoniche che danno il segnale di occupato, con pratiche digitali, messaggi vocali registrati e lunghi intervalli musicali. I tempi in cui quasi tutte le cose si potevano risolvere de visu in maniera semplice e veloce sono lontani.

giudice

Oggi possiamo liberamente criticare Vladimir Putin e parlare male di tanto altro, compreso lo stato di salute delle istituzioni “democratiche” nazionali (di questo però esclusivamente in ambiente desertico) (https://www.lafionda.com/sulla-liberta-di-pensiero-parola-e-la-sua-pubblica-espressione/). Di criticare e correggere un certo tipo di giurisdizione al fine di rimetterla al servizio della Giustizia non se ne parla proprio (https://www.lafionda.com/commissione-giustizia-una-risposta-al-magistrato-fabio-roia/). Nel segno dell’iguana abbiamo visto la “cacciata” di Luca Palamara dalla magistratura, ma nel contempo abbiamo saputo che il CSM “finse di impegnare i suoi migliori uomini della prima commissione, quella che tratta le azioni disciplinari, sulle responsabilità di qualche magistrato” (in merito all’oscura vicenda riguardante Paolo Borsellino n.d.r.). Siamo rimasti sgomenti dalla “travagliata” uscita di scena di qualche magistrato per raggiunti limiti di età. Siamo in sfiduciata attesa che si faccia luce su lobby e logge che secondo qualcuno sono solo frutto di fantasia. Siamo inorriditi davanti alla condanna del sindaco Mimmo Lucano a tredici anni di carcere. Pena che, fra l’atro, sembra anche dovuta alle mancate trascrizioni di alcune intercettazioni e ad un documento “scomparso”. Il prof. Carlo Gilardi risulta ancora lussuosamente segregato in quel di Lecco. Premettiamo che, anche per quanto reso di dominio pubblico attraverso accurate trasmissioni televisive registrate, l’anziano professore appariva persona “capace” e lucida. Al comma 2 dell’art. 12 della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità si legge: “Gli Stati Parti riconoscono che le persone con disabilità godono della capacità giuridica su base di uguaglianza con gli altri in tutti gli aspetti della vita”.

In linea di massima, e non solo in caso di “incapacità” del soggetto, quando lo ritiene opportuno, il tribunale non assegna il ruolo di amministratore di sostegno a familiari o persone bendisposte, adatte e gratuitamente disponibili, ma ad avvocati con onorari a spese dell’amministrato. Una vera manna! Questi “amministratori” ricevono dal giudice poteri totalitari, analoghi a quelli dell’interdizione, che giungono a privare l’asserito “beneficiario” non soltanto dell’amministrazione dei suoi beni, ma anche del governo della propria salute e finanche dei contatti con persone care, della corrispondenza o del telefono. Un’abnormità sconvolgente anche sotto il profilo della mancanza di sensibilità umana, come se tutte le forze del male si coalizzassero contro chi, in determinati percorsi giurisdizionali, è in maggiore misura indifeso (https://www.facebook.com/liberiamocarlo/videos). Nella storia che stiamo raccontando, ma non è la sola, per estromettere dal novero dei “papabili” il congiunto delle due disabili, che aveva chiesto la nomina quale A.d.S., qualcuno si è avvalso di accuse farlocche. Ricordiamo che, nel corso del procedimento, il giudice tutelare A.P. non si è preoccupato di contestare all’avvocato G.C. (più volte diffidato dal nostro amico) la mancanza di una procura, ma addirittura ha acquisito agli atti una procura “pazza”, fuori posto, fuori tempo e fuori luogo. Lo stesso G.T. asserisce in un suo decreto che l’istante/reclamante è accusato di circonvenzione d’incapace. Simile accusa verrà ribadita da un p.m. in Corte d’Appello nell’esprimere parere contrario alla sospensiva degli effetti del decreto. Sono questi i riscontri cartacei di come è ridotta l’amministrazione della giustizia. Non ci vuole molto ad immaginare cosa accadrà con la definitiva “normalizzazione” delle cause digitali. Certa gente scrive e non sa neanche che cosa sta scrivendo. In realtà il nostro amico è stato rinviato a giudizio per simulazione di reato. Il 4/4/2022 ha ricevuto la notifica relativa. Per ribattere a questa accusa nel fascicolo telematico ci sono due dichiarazioni firmate da due diverse persone a conoscenza dei fatti reali. Di seguito riproponiamo le testimonianze dove i dichiaranti si riferiscono al protagonista della storia con il titolo di professore o di dottore.


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giudice giustizia

Il prof. XXXX ha da tempo (non so di preciso da quanto) una procura generale che lo abilita ad occuparsi totalmente degli interessi della sorella. Nel periodo che posso circoscrivere agli ultimi mesi del 2019, il prof. XXXX mi ha confidato più volte la sua preoccupazione per quanto stava accadendo all’anziana madre sig.ra XXXX e alla sorella sig.ra XXXX. Era in ansia per la lenta – ma progressiva ed inarrestabile – degenerazione delle condizioni di salute psicofisica delle due donne, delle quali diventava sempre più difficile occuparsi. Tuttavia è sempre stato irremovibile nel rifiutare qualsiasi ipotesi di ricovero delle congiunte in strutture dedicate all’accoglienza di pazienti con problemi fisici e psichici; ogni suo impegno è sempre stato finalizzato a garantire loro la dignità nonostante non fossero più autosufficienti. Mi chiese consigli che purtroppo non seppi dargli. La mia personale esperienza con una madre anziana e malata differisce da quella del prof. XXXX per un aspetto sostanziale: mia madre conviveva con me, invece le sigg.re XXXX e XXXXX vivono in un appartamento diverso dal quello del figlio/fratello che si occupa costantemente di loro; circostanza che oggettivamente comporta tanto un impegno maggiore quanto una minore possibilità di supervisione. Fu molto contrariato dalle difficoltà burocratiche sorte all’inizio dell’estate 2019, allorquando il documento d’identità scaduto della sig.ra XXX rese impossibile accedere al libretto cointestato XXXX/XXXX. Le due donne avevano dei fondi ai quali non era possibile attingere, pertanto fu il figlio/fratello a fare fronte con risorse proprie a tutto il necessario: medicinali, generi alimentari, prodotti per l’igiene, utenze, spese condominiali, etc.. Col conto inaccessibile le due donne non avrebbero potuto soddisfare nessun bisogno urgente, dal pagamento della bolletta del gas all’acquisto di un dentifricio.

Memore di quell’esperienza traumatica (la sig.ra XXXX ne pianse), il figlio – di concerto con la madre – trasferì una somma considerevole sul proprio conto, al fine di poterne disporre anche qualora si fossero verificati nuovi inconvenienti in futuro. Mi sembra di ricordare che detta somma si aggirasse attorno ai XXXX euro. Conscio della labile memoria materna, al fine di tranquillizzarla il prof. XXX scrisse una nota con la quale ricordava la disponibilità della somma trasferita sul proprio conto. Altri problemi sorsero successivamente a motivo del blocco del postamat collegato al libretto citato per il raggiungimento del numero massimo di operazioni possibili: per il prof. XXXX divenne impossibile prelevare allo sportello automatico le pensioni della madre. Tuttavia la misura cautelativa non fu sufficiente a fornire sicurezza alla sig.ra XXXX. Nel mese di dicembre 2019, era mattina ma non ricordo di preciso la data, ero insieme al prof. XXXX e lo accompagnavo a casa della madre alla quale avrebbe come di consueto consegnato la spesa. In tale occasione la signora si lamentò col figlio perché erano spariti dall’abitazione alcuni beni che era sicura di avere. Ricordo che parlò esplicitamente di documenti, fotografie ed oggetti d’oro. Non saprei dire a quali documenti facesse riferimento, né il numero o la natura delle foto mancanti, né il numero o il valore dei gioielli mancanti. A distanza di pochi giorni l’episodio si ripeté: nel gennaio 2020 ero nuovamente in compagnia del prof. XXXX quando la sig.ra XXXX si lamentò per la sparizione da casa di un computer portatile e alcuni buoni postali cointestati col marito ormai deceduto. Ricordo che insistette sulla sparizione dei buoni postali definendoli testualmente “quelli verdi”, ma non ricordo se ne specificò l’importo. La preoccupazione del prof. XXXX mi fu manifestata nuovamente, non sapeva come proteggere la madre e la sorella da improvvise ed apparentemente inspiegabili sparizioni.

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Nel corso del 2019, il dott. XXXX mi ha confidato più volte la sua preoccupazione per la salute dell’anziana madre XXXX e della sorella XXXX. Quella che gli creava maggiori problemi era la madre che spesso si lamentava con lui perché in casa non trovava più documenti o oggetti, anche di valore. Da moltissimi anni il dott. XXXX si occupava di tutte le faccende burocratiche, incluso il prelievo e la consegna della pensione alla propria madre. Ha continuato a provvedere con le proprie disponibilità ai suoi bisogni anche quando non ha più potuto prelevare le pensioni della donna in quanto era scaduta (per raggiunto numero massimo di operazioni consentite) la carta con la quale era possibile fare i prelievi all’A.T.M. Nei primi giorni di giugno del 2020 mi sono incontrato con il dott. XXXX che sostava sotto la finestra (posta a piano terra) dell’abitazione della madre. In quella circostanza l’anziana donna, dopo aver ricevuto dal figlio un rotolo di banconote, si lamentò per la sparizione dalla casa di alcune cose. Ricordo che parlò di fotocopie e di qualche oggetto prezioso, in particolare si attardò nella descrizione di una spilla d’oro. In altre occasioni il dott. XXXX mi ha parlato delle difficoltà amministrative che gli creava la madre, restia a firmare ogni pratica necessaria per la soluzione di qualsiasi problema (inclusi quelli di natura fiscale). Il dott. XXXX, nel luglio del 2020, mi raccontò anche che non sapeva che fine avesse fatto il libretto postale sul quale veniva accreditata la pensione della madre.

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