Magistratura da incubo: una storia vera a puntate (92)

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Prima di riprendere il racconto ci soffermiamo per qualche riflessione sul contesto all’interno del quale si snoda la nostra storia. Ci viene lasciato credere che la “civiltà” e la cultura occidentale siano caratterizzate da inattaccabili libertà, delle quali godono tutti i cittadini, oltre che dalla tutela giuridica dei diritti fondamentali, peraltro contemplati, in Italia, dal dettato costituzionale. Ma è davvero così? Dall’11 aprile 2019 Julian Assange, intrepido giornalista, leader di WikiLeaks, si trova in regime di detenzione amministrativa, in una prigione del Regno Unito. Non ha mai subito alcun processo, eppure da circa quattro anni è in carcere”. Il governo degli USA, accreditato dai più grandi mezzi dell’informazione come il faro di tutte le democrazie, a Guantàmano, sull’isola di Cuba, ufficialmente dall’inizio del 2002, ha creato un campo di prigionia di massima sicurezza dove sono detenuti, senza processo e senza limiti di tempo, dei soggetti definiti “combattenti nemici illegali”. E’ inconfutabile che il mondo occidentale abbia dato i natali al nazismo, con tutti i suoi orrori, ma chi detiene il potere oggi, anche se non perde occasione per ammantarsi di spot “democratici”, seppure con le parole condanna gli abusi di alcuni autocrati del passato, sembra guidato in realtà da idee totalitarie non molto dissimili da quelle che dice di avere ripudiato. Il celebrato “garantista” Carlo Nordio, trincerandosi dietro il pericolo di un fantomatico “attacco allo Stato” da parte degli anarchici, non ha alzato un dito a favore di Alfredo Cospito, di cui lo stesso orientamento ideologico non può avere alcun punto di contatto con le associazioni mafiose. Inoltre l’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario, a prescindere dal caso specifico, anche se applicato in modo oppressivo soltanto al peggiore dei mafiosi, ci appare come una disposizione/tortura applicata quale inaccettabile vendetta di uno Stato non democratico, molle, impaurito dallo scarso consenso popolare effettivo, incapace di migliorarsi, dove l’apparato normativo vigente viene annichilito e scalzato dal mero esercizio del potere. La pena esemplare viene invocata nei momenti in cui vacilla lo stato di diritto, quando l’arbitrio lo sta progressivamente soppiantando, quando inizia a fare paura il dissenziente del terzo valico o il pensiero eterodosso di chi critica le posizioni russofobe dell’Europa trascinata in guerra, quando il “ribelle” ci addita il re messo a nudo, quando Viviana Tononi (la Sonia dei sit-in fuori della RSA Airoldi & Muzzi di Lecco e non solo di quelli) manifestando in favore del prof. Carlo Gilardi, rivendica il primato della Costituzione e della Giustizia su tutto ciò che, dall’analisi dei fatti, si presenta come dispotico, feroce e privo di qualunque sensibilità. Questo è il Paese dove le cosiddette “battaglie di civiltà” mediatiche definiscono barbare le voci disallineate, questa è una regione del mondo che fornisce molta materia di analisi ai “complottisti” desiderosi di svelare i troppi “misteri” dello “Stato oscuro”, putrido organismo che, dopo la “scomparsa” delle coppole, delle lupare, dei pizzini, si è fatto organico alla globalizzazione e alla finanziarizzazione. Questo è il Paese delle logge mafio-massoniche (che, in genere, per chi è chiamato ad indagare non esistono) dove, in barba alle numerose forze dell’ordine, alla capillarità dei servizi di intelligence, alle telecamere di sorveglianza, alle microspie, alle intercettazioni telefoniche, ai tracciamenti digitali, all’identificazione biometrica, ai rilevamenti satellitari ed altri strumenti di sorveglianza totale, si sono realizzate latitanze lunghe e dorate (qualcuna di queste, si dice, dovuta alle “scelte investigative erronee” di un magistrato). Questo è il Paese dove il presidente della Repubblica, in una delle sue recenti esternazioni commemorative, ha affermato che “la verità rende liberi” e che “solo le dittature occultano la verità”. E’ appunto per la grande quantità di bugie che ci vengono regolarmente propinate che riscontriamo di non vivere in una condizione di democrazia sostanziale. Con le menzogne è stata intrapresa e viene alacremente sostenuta la guerra di genere. Con le imposture sono state create le condizioni per varare la legge n. 69/2019. Con le false accuse si intasano i tribunali. Falsità e mistificazioni albergano, senza più stupire un grande numero di persone, anche in ambienti istituzionali. L’orrida vicenda del prof. Carlo Gilardi è finita alla CEDU (ultima spiaggia giuridica). Nell’ultima comunicazione prodotta in sede europea dall’Avvocatura Generale dello Stato, in difesa dell’Italia (Further Observations of the Italian Government), al punto 21, si legge: “However, Mr Gilardi did not oppose the hospitalisation, which was necessary in order to protect and safeguard him, given his particular psychophysical vulnerability. Therefore, his transfer and stay in the aforementioned healthcare facility does not constitute – in the present case – a “deprivation of the personal liberty” under Article 5”. Eppure milioni di persone che conoscono la sua storia sanno bene che il ricco ed anziano professore, prima di essere accompagnato, contro la sua volontà, nel lussuoso gerontocomio, disse ai carabinieri: “Io in casa di riposo non ci vado, mi dovete mettere le manette” (frase pure nitidamente registrata). Nel Paese dove neanche a Lando Buzzanca, quando sarebbe giunto il momento, è stato concesso di aspettare dignitosamente la morte in casa propria, la norma che ha istituito la figura dell’A.d.S., grazie alla “interpretazione” di una certa magistratura, continua ad aggirare il disposto della legge n. 18/2009, a sopprimere le libertà costituzionali, a rastrellare illegittimamente patrimoni e a mietere quotidianamente vittime, trascinando nel vortice del business giudiziario, a qualunque costo e con ogni pretesto, anche i familiari dei “beneficiati”. A fronte di certe specificità politiche, tra le più “sudamericane” d’Europa, non ci sembra che la galassia degli anarchici costituisca un pericolo per gli Italiani. Per questi ultimi magari può costituire un rischio la vergognosa situazione in cui versa la giurisdizione, descritta prima nel libro IL SISTEMA e poi nel libro LOBBY & LOGGE, per la quale mai nessun governo asservito ai poteri forti, vecchi e nuovi, si mobiliterà. Forse può essere fonte di cruccio il fatto che i magistrati sbagliano spesso, ma non pagano mai di persona. C’è un migliaio di persone all’anno che finisce in galera innocente. Non ci sembra che un gruppo di anarchici possa mettere a soqquadro la vita della gente come potrebbe invece fare un tipo così. Può essere motivo di disagio esistenziale la consapevolezza che le maggiori istituzioni non sono impermeabili alle commistioni con il crimine organizzato. Tra le peggiori insidie che, in un batter d’occhio, potrebbero rivoluzionarie la vita di qualunque cittadino c’è il rischio di venire “beneficiato” da un giudice tutelare, che fa spallucce e magheggia, per finire così nelle grinfie totalitarie dell’amministratore di sostegno da lui nominato. Il protagonista della storia che stiamo raccontando, dopo aver trovato completamente vuota la cassaforte della madre ormai defunta, qualche giorno fa, nell’aprire una credenza dell’abitazione della genitrice, ha trovato tracce dell’ultima e frettolosa razzia di cui è rimasta vittima l’anziana donna, da sempre appassionata collezionista di gioielli (nel giugno del 2020 ritenuta in grado di autodeterminarsi dal G.T. Anna Puliafito): alcuni contenitori di monili preziosi, ormai vuoti. Il nostro amico, indipendentemente dalla propria volontà, continua ad essere ingoiato dal sistema “tutela che diventa ragnatela”. Non ha ancora ottenuto dall’A.d.S. della sorella il rimborso di tutto quanto speso per la congiunta fino ad oggi: tasse, imposte, pagamento bollette, etc.. E’ riuscito, pochi giorni fa, ad ottenere per la propria congiunta l’assunzione di una badante. Dal 3 febbraio scorso, assistito da un legale, si deve misurare con un’imprevista mediazione ereditaria richiesta dall’A.d.S. citato, di cui non sono ancora chiare le mire (esercitate naturalmente nell’interesse della sorella!) quest’ultima praticamente amministrata, suo malgrado, da un estraneo, così come avviene d’abitudine con certa magistratura. Il suo penalista, il 26 gennaio 2023, ha scoperto che l’A.d.S. si è costituito come “parte lesa” nel procedimento penale attivato dalla procura della Repubblica contro l’istante/reclamante per simulazione di reato (a motivo di quanto dallo stesso denunciato il 16 giugno 2020) ed ha fatto opposizione. La prossima udienza penale si terrà alle ore 10,00 del 23 giugno 2023. A breve uno dei suoi avvocati civilisti depositerà il ricorso per Cassazione già redatto e notificato alla “controparte”, ovvero l’A.d.S. Caterina Tancredi.

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