Le mostruose tecniche con cui “il Bene” si fa strada

Qualche giorno fa, tramite il coordinatore de “La Fionda” Davide Stasi, abbiamo scritto a Mattia Feltri, direttore dell’Huffington Post, sollecitandolo ad avere più coraggio nel dare visibilità a punti di vista ben argomentati che, per quanto fastidiosi, potrebbero arginare la tumultuosa avanzata della censura femminista o progressista in generale. Come previsto, purtroppo non abbiamo ricevuto alcuna risposta, dunque tutto continuerà come sempre. Dunque la descrizione e l’analisi della realtà saranno ancora a senso unico, secondo una condotta che ha alcune regole fondamentali ben individuabili.

Il primo e il più importante: tutto ciò che è “progressista”, nel senso di imparentato con il “politicamente corretto”, con un’apparenza di giustizia sociale e di difesa di qualche minoranza, è il Bene. Tutto il resto, indistintamente, è il Male. Come fare per ficcare questo schema semplificato nella testa di tutti? Anche qui ci sono alcune tecniche e regole di base: mistificare la verità, anzitutto. Se è per affermare il Bene, il fine giustifica i mezzi. Ecco allora che per “La Repubblica”, una lezione sul “patriarcato” con numerose referenze scientifiche tenuta ad Eton in Gran Bretagna (ne abbiamo parlato qui), diventa una “lezione di giustificazione allo stupro“. Così, come se niente fosse. Ma non c’è soltanto questo.

Una forma bislacca di progressismo e inclusività.

Un’altra tecnica efficacissima è quella di accusare qualcuno, anche intere frazioni della popolazione, al fine di suscitare un profondo senso di colpa. Non importa che la colpa sia reale, anzi il più delle volte non lo è assolutamente. Il meccanismo di colpevolizzazione in sé aiuta a far passare i messaggi del presunto Bene, anche in presenza di contraddizioni assolute. Qualche esempio recente. Alla Camera un parlamentare critica un provvedimento chiamandolo “una boldrinata”, neologismo presente anche in diversi vocabolari. Il Presidente dell’Assemblea, l’italiaviviota Ettore Rosato, zittisce il parlamentare dicendo che gli insulti non sono ammessi. I compagni di partito del parlamentare protestano ed ecco che se ne esce il sanguigno Emanuele Fiano (PD) che ricorda a tutti gli infernali tormenti vissuti dalla ripescata Boldrini per i tanti attacchi di hater online.


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Un tentativo di far sentire tutti in colpa e di zittire l’ennesima censura operata in nome di un Bene settario e partigiano, tutt’altro che universale. Fortuna che l’opposizione si sbrana subito il tentativo, ricordando quanto non smuova un pelo a nessuno quando attacchi feroci vengono portati a donne (o uomini) del centro-destra. Perché il Bene ha questo di particolare: funziona soltanto se inclinato verso una specifica parte politica, altrimenti diventa nulla, sparisce, non è contemplato. Una forma bislacca di progressismo e inclusività, che attecchisce allo stesso modo anche all’estero. Guardate questo video, che vale più di mille parole:

Dovevate prendervi l’augurio selvaggio di crepare e tacere.

Una donna si presenta in veste di testimone davanti alla commissione del Senato USA che sta indagando sui brogli delle ultime presidenziali. Un senatore del Partito Democratico USA fa l’errore di chiedere, con chiara malizia, come mai a testimoniare delle malefatte che avrebbero penalizzato Donald Trump ci sia soltanto lei. La risposta della donna è chiarificatrice dei metodi che il Bene usa per affermarsi: “da quando mi sono esposta sono rovinata, non ho più amici, né famiglia, ho perso il lavoro, ho ricevuto minacce fisiche e psicologiche, ho dovuto togliermi dai social network, mi hanno coperta di odio”. Non capisce, la signora, che tutto è stato fatto per il Bene. Non il suo, ma quello teorico-ideologico generale. Non dovrebbe lamentarsi, ma sentirsi in colpa ed espiare in religioso e grato silenzio.

Un secondo esempio sono quegli operatori del turismo invernale e quegli sportivi che hanno protestato per le ulteriori restrizioni anti-covid del Governo. In risposta si sono sentiti insultare dall’auspicio espresso da Selvaggia Lucarelli a che la neve li travolga (cioè a che muoiano sotto una slavina). Non esattamente il massimo per intere categorie che stanno andando alla rovina. Che infatti hanno reagito male, colmando la pubblicista di Frosinone di attacchi sui suoi social, qualcuno particolarmente virulento e altri comunque pacati. Risultato? Lucarelli produce su TPI un’articolessa piagnucolante su come sono cattivi gli hater e i bulli che la trattano male e su quanto è brutto ricevere delle shitstorm. Proprio lei che, pur spacciandosi per una lottatrice contro il bullismo online, ne orchestra di continuo verso poveri cristi qualunque… In ogni caso alla fine ha ragione lei, questo resta nell’opinione pubblica. Lei difendeva il Bene (le regole folli di un Governo suo amico) contro dei pazzi criminali che l’hanno maltrattata. Cattivi cattivi. Dovevate prendervi l’augurio selvaggio di crepare e tacere, perché voi siete il Male.

Jzsef Szájer
Jzsef Szájer

E anche questo è il modo infame con cui il Bene si fa strada.

Questo sistema però lo si è visto in opera alla grande soprattutto nel frangente del deputato ungherese al Parlamento Europeo, Jzsef Szájer, appartenente al partito di Viktor Orbán, odiatissimo dal Bene. La vicenda è nota: l’eurodeputato è stato beccato mentre partecipava a una gangbang omosessuale, in violazione delle limitazioni anti-covid. Tutti, ma proprio tutti gli esponenti del Bene (Tosa, Delprete, Lucarelli, Murgia… dite un nome a caso, non ci si sbaglia) si sono gettati sulla notizia: Szájer il sovranista, Szájer l’amico di Orbán, ma soprattutto Szájer che ha fortemente voluto nella costituzione ungherese la definizione di famiglia eterosessuale, è un frocio! Mamma mia che notiziona, che sbam!, che figuraccia, che degrado… Questo il tenore dei post e degli articoli sulla vicenda. Uno più cripto-omofobo (e nemmeno tanto cripto) dell’altro. La sottolineatura della sorprendente omosessualità dell’eurodeputato è diventata La Notizia, alla faccia della più che normale integrazione dei gay su cui il Bene e i suoi portavoce si spettinano di continuo.

Szájer il nemico, il demonio, che viene umiliato perché omosessuale. Tale è l’entusiasmo di questi leccaculo del Bene, che nemmeno si accorgono della stortura. Di più: l’accento messo sulla battaglia di Szájer per la famiglia eterosessuale in costituzione, rende le loro posizioni se possibili ancora più schifose e insultanti per la persona in sé e per gli omosessuali in generale. Perché sono tanti quelli che, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, riconoscono il valore fondante della famiglia eterosessuale, e lo dichiarano apertamente. Secondo gli araldi del Bene questo non è possibile: se sei gay devi odiare la famiglia eterosessuale, sennò sei un gay sbagliato. Il che è un po’ come non accettare l’invito a non fumare, perché fa male, da un medico a sua volta fumatore. Si attacca il ragionatore perché non si riesce a distruggere un sacrosanto ragionamento. E anche questo è il modo infame con cui il Bene si fa strada. Trattando tutti da fessi. E riuscendo alla fine a rendere tutti dei fessi.

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