Magistratura da incubo: una storia vera a puntate (6)

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L’istante incontra la sorella per approvvigionarla di soldi. Nell’occasione gli verrà chiesto di sbrigare un’urgente pratica necessaria ad un cambiamento contrattuale per la fornitura dell’acqua. La cosa è una delle tante che sono rimaste indefinite per i comportamenti della madre. Il 12 ottobre 2020 decide allora di chiedere un incontro al giudice tutelare e di scrivere un sollecito della nomina quale amministratore: «Come da corposa documentazione agli atti, comunico che mia madre non riscuote la pensione dal marzo 2020 e da molti anni sono solo a dover fronteggiare una situazione familiare drammatica. Dal 2006 prima e dal 2010 poi “amministro” due persone “incapaci” di farlo compiutamente. Dall’11 giugno 2020 nessuno mi ha supplito o mi sta supplendo in quello che ho sempre dovuto sbrigare per loro. Dato che detta situazione sta velocemente volgendo al peggio sollecito la nomina come AdS richiesta con urgenza il 15/6/2020». Il giudice risponde: «Vista l’istanza del 12/10/2020 presentata da xxx dichiara N.L. Provvedere per difetto di competenza del G.T. xxx. Si provvederà all’esito dell’udienza fissata per audizione della signora xxx il 23/11/2020». Dopo aver constatato la dichiarazione del G.T. che appare sempre più disorientato, fino a quasi attestare un difetto di giurisdizione, il ricorrente riassume le ragioni che lo hanno spinto a presentare l’istanza del 15 giugno 2020 e scrive quanto segue.

«Agli atti non ho mai trovato richieste scritte e documenti prodotti dall’avvocato xxx, che ha depositato una procura speciale, senza mai manifestare le sue aspirazioni, per le quali sembra preferire modi meno formali, ai quali è impossibile replicare. In seguito alla mia istanza “urgente” del 15/6/2020 Codesto Ufficio ha disposto la convocazione di mia madre invalida incapace di deambulare (priva di adeguata carrozzina e bloccata in casa da oltre un anno) per il 28/9/2020. Il 28/9/2020 mia madre ha naturalmente fatto recapitare un certificato medico che ribadisce la sua invalidità (acquisita nel fascicolo fin dalla sua apertura) e non si è presentata. Codesto Ufficio ha così predisposto per mia madre un’udienza telematica per il 23/11/2020. Ho fatto notare nell’udienza del 28/9/2020 che mia madre continua a non percepire la pensione esclusivamente per “sua negligenza” e continuerà a non percepirla fino a definizione del procedimento giudiziale in oggetto; ho sottolineato che mia madre continua ad essere alla mercé di qualunque malintenzionato, cosa peraltro constatata qualche giorno fa anche dall’operatore ACEA xxx incaricato di fare un sopralluogo in casa per una “voltura”, ma Codesto Ufficio, pur avendo il potere di nomina provvisoria dell’amministratore di sostegno senza consenso del beneficiario, mi ha suggerito di provvedere alle necessità con i soldi di mia sorella (denaro in mio possesso solo per la dovuta salvaguardia dei suoi interessi economici e non già per il soddisfacimento dei bisogni di altre persone).

giudice

Codesto Ufficio sembra in sintonia con coloro che, ricorrendo ad assunti fuorvianti, si stanno prodigando per accreditare mia madre quale persona capace di amministrarsi, senza notare che gli interessi di chi lo propone confliggono con gli interessi oggettivi della disabile, spogliatasi di cospicui averi, senza redditi dal marzo 2020 e maldestra nel difendersi da frequenti richieste indebite di società di servizi. Codesto Ufficio sembra ignorare i motivi che mi hanno costretto il 15/6/2020 ad inoltrare istanza di Amministrazione di Sostegno e la “contraddittorietà” delle certificazioni in suo possesso, redatte su mia madre dallo stesso medico a distanza di pochi giorni (Perché?). Alla luce dei comportamenti materni, chiedo di disporre per mia madre una CTU, principale strumento per valutare se sussistono o meno le condizioni che mi hanno spinto a presentare domanda di amministrazione di sostegno. xxx, per quanto da me reiterato a voce in questa sede, per quanto da me chiaramente esposto nell’istanza del 15/6/2020, nella memoria del 27/7/2020, nella memoria del 28/9/2020 e nel sollecito del 12/10/2020 si distingue per queste seguenti peculiarità. In possesso di buoni postali cointestati con mio padre fin dal settembre 1996, da qualche tempo mi accusa di aver sottratto dei buoni postali (di colore verde).

Da sempre non firma e non intende firmare alcun documento necessario per le incombenze burocratiche che sorgono ora per una ragione, ora per l’altra (comprese quelle fiscali) esponendosi a pagamenti indebiti, sanzioni, impossibilità di prelevare denaro presso gli ATM, etc. Dal mese di marzo 2020 non riscuote più la pensione mensile e, a causa della carta postamat non adeguatamente “riabilitata”, impedisce di ritirarla anche a me. Adducendo un presunto stato di bisogno economico, peraltro assolutamente non vero, ha alienato una quantità imprecisata ma rilevante dei preziosi che riempivano la cassaforte a muro che condivide con mia sorella. Almeno una volta ultimamente ha fatto cambiare la serratura di casa. Alla richiesta di spiegazioni mi ha risposto: “Ho paura che tu venga di notte per uccidermi”. Subito dopo la sconcertante affermazione mi ha dato la chiave della nuova serratura. Non so se per questa distorta percezione o altre inspiegabili ragioni a volte si è barricata in casa. Dopo essere stata accompagnata da me dal dentista per una protesi, non è mai voluta tornare dallo stesso medico per le programmate messe a punto successive della dentiera. Dopo essere stata da me accompagnata dall’oculista ed avere ottenuto la prescrizione di lenti non ha mai voluto essere condotta dall’ottico per l’acquisto degli occhiali.


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anziana

Avendo avuto a disposizione in casa un mio paio di occhiali da vista (recuperati da mio figlio nella sua macchina) si è rifiutata di restituirmeli. Asseriva: “Me li ha dati tuo figlio e sono proprio quelli giusti per me”. Ha regalato della roba (di proprietà di mia sorella) a dei parenti. Per queste cose aveva accusato di furto mio figlio. Avendo necessità di aiuto in casa mi aveva chiesto di attivarmi per cercare una domestica. La persona da me trovata ha riorganizzato il suo calendario per mettersi a disposizione come richiesto. Al momento di prendere servizio mia madre l’ha rifiutata perché i tempi, i modi e le richieste (25 euro per tre ore di lavoro) non erano di suo gradimento. Con le sue intemperanze rende difficile la vita quotidiana della figlia malata. Ritengo che le “atipicità” materne, per le quali sono stato costretto a ricorrere in tribunale, hanno fatto precipitare anche lo stato di salute di mia sorella (aggravatasi da luglio 2020). Mia sorella, nella piena consapevolezza di avere una malattia degenerativa, da molti anni mi aveva preferito e scelto come suo procuratore. il peggioramento di mia sorella, ormai di fatto convivente con mia madre e le persone che mia madre frequenta da alcuni mesi, mi ha creato difficoltà impreviste e scrupoli aggiuntivi nell’amministrare i suoi soldi.

Non è un mio compito mettere etichette specialistiche sulle “defaillances” di mia madre (per tale ragione esistono CTU e CTP). Per quanto sopra riaffermato e scritto (sia anche solo perché mi blocca i pagamenti di tasse ed imposte, non è in grado di pagarsi le bollette, compilare moduli e ritirarsi la pensione personalmente), non può amministrarsi da sola, aggiungendomi tra l‘altro problemi collaterali per la periodica fornitura di soldi che debbo garantire a mia sorella». La vecchia disabile è un caso clinico non acclarato ma, il vero bersaglio di questa battaglia giudiziaria, nella quale il ricorrente è stato tirato per i capelli, sembra essere la sorella. La vecchia ha 91 anni, ma la sorella ha un’età ed una posizione economica appetibile. L’uomo non vuole rischiare di tramutarsi in una vittima dell’attività giurisdizionale e, al solo scopo di coinvolgere altri soggetti che possano aiutare il GT a ristabilirsi in chiarezza operativa, con molta amarezza presenta un esposto da aggiungere alla denuncia presentata il 16 giugno 2020, dove si tornano a segnalare le anomalie già evidenziate, come vedremo alla prossima puntata.

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