Magistratura da incubo: una storia vera a puntate (83)

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In attesa che arrivi il 20 ottobre, data alla quale è stata rimandata l’udienza del 9 giugno scorso in Corte d’Appello, al fine di decidere il destino della sorella del nostro amico, riprendiamo il nostro racconto senza fine. La loro madre è deceduta l’11 luglio 2022, già spogliata di ogni bene accaparrabile con apprezzabile valore venale in quanto il tribunale, che l’ha affidata ai servizi sociali, senza avvalersi di un qualche supporto medico specialistico, aveva stabilito che era in grado di autodeterminarsi. Nella sua cassaforte, i soliti ignoti hanno lasciato il vuoto. Neanche un pur minimo ricordo per i nipoti è rimasto di lei, né un paio di orecchini, né una spilla, né un anello. Questo è uno dei numerosi problemi causati dall’interpretazione “elastica” della legge n.6/2004. Detta norma, da molto tempo, sta rivelando la sua potenzialità nell’incoraggiare azioni delittuose. Anche per la diffusa regola delle quattro “I” che caratterizzano alcuni dipendenti assunti in anni recenti (indisponibili, impreparati, immotivati, infastiditi) dopo il superamento di alcune difficoltà, il reclamante è riuscito, de visu, ad avviare un “servizio a pagamento” per verificare, presso l’Agenzia delle Entrate, se la defunta ha lasciato dei carichi pendenti fiscali. L’adempimento è stato chiesto dall’A.d.S. della propria sorella. La risposta degli uffici preposti è prevista tra una quindicina di giorni. Si è conclusa invece la pratica: “RICERCA RAPPORTI DI RISPARMIO POSTALE IN ARCHIVI CARTACEI”.

Il centro servizi di Poste Italiane di Palermo ha relazionato che sono vigenti solo due titoli e non sei, come sono in realtà. Il richiedente certificazione, essendo in possesso dei documenti “salvati” dalla madre, a lui consegnati prima che la donna cominciasse ad essere “aiutata” dal GT, dai suggeritori dello stesso, dagli inquirenti e dai servizi sociali, ha potuto reclamare ed ottenere il riconoscimento dell’errore. Se il nostro amico non avesse avuto contezza dei titoli mancanti dall’attestazione prodotta da Poste Italiane chi avrebbe incassato le relative somme dovute agli eredi del de cuius, ex “amministrato” da sconosciuti per volontà del giudice tutelare A.P.? Altre novità riguardano la situazione della sorella del reclamante, “amministrata”, sempre per volere del giudice citato, dall’avvocata C.T.. La disabile è stata pretestuosamente lasciata nell’incuria e senza soldi. In coda mettiamo copia della corrispondenza movimentata su tre diversi indirizzi di posta elettronica (l’A.d.S., uno degli avvocati del reclamante, il medesimo reclamante). La storia che stiamo raccontando è una delle tante che sciaguratamente si annodano e si snodano nel nostro martirizzato Paese. Il mercato con le sue granitiche leggi è pervasivo. La rincorsa del profitto ovunque e comunque si è infiltrata in ogni istituzione. Tutti gli apparati di potere appaiono capaci di autoriprodursi e in grado di formare individui inclini a portare il guinzaglio. Bugie colossali ed inganni sistematici, dalla propaganda istituzionale del femminismo suprematista alle denunce delle inverosimili mire imperialiste della Russia sull’Occidente, il tutto in un clima politico caratterizzato da nostalgie, operazioni ed iniziative di tipo totalitario, hanno favorito la distruzione di qualunque patto sociale.

giudice

Sono lontani i tempi in cui alcuni giovani ritennero appropriato sottoscrivere la linea proposta dalla rude locuzione latina “Unum castigabis, centum emendabis”. Oggi, sia per timore o forse per semplice ignoranza, il piatto conformismo a tutti i dettami di chi comanda sembra prevalere, persino di fronte allo svilimento costante della (“vecchia”?) Costituzione con tutti i suoi diritti fondamentali. Non ci aggrada parlare a sproposito o biasimare per partito preso ed è con profonda amarezza che constatiamo i grandi mali dell’amministrazione della giustizia. Da decenni, tolte rare eccezioni, l’intera classe “dirigente” ha costruito e mantenuto la situazione giurisdizionale in cui siamo irrimediabilmente immersi. In manifesta reità ha gradualmente consentito che venissero addestrati schiere di magistrati per servire l’ideologia o perorare cause disoneste. Basta dire che le accuse (magari pure false) ed il processo, con i suoi tempi biblici, costituiscono ancora oggi la pena anticipata di qualunque italiano (con annessa famiglia) incappi nelle maglie della giustizia, a prescindere dal fatto che sia colpevole o innocente. Se l’espiazione di una condanna prima di una sentenza definitiva, come tale si presenta gran parte dei percorsi giudiziari, è già pesante per chi è colpevole, figuriamoci un po’ come questo possa essere accettato da chi è innocente. Con disagio registriamo uno stillicidio di episodi che continuano a frastornare. Da ultimo abbiamo saputo che una toga ha ritenuto responsabili di “condotta incauta” alcune vittime del terremoto di L’Aquila perché al momento del crollo stavano dormendo nelle proprie case.

Non mancano perle di ogni genere. Questa notizia riguarda il tribunale di Lecce. C’è poi l’ultima della Cassazione, la quale, occupandosi di un padre separato, stabilisce per lui che “presentarsi a trovare i figli in giorni non previsti o con ore di anticipo può far scattare il reato di atti persecutori, se questi comportamenti generano ansia nel genitore collocatario”. C’è l’irrisolto problema dei tribunali dei minori con gli affidamenti in stile Val d’Elsa. C’è l’inquietante storia del prof. Carlo Gilardi. Quando certa magistratura, quella parte di essa che si avvale di una fitta rete di corruttele, ratifica il particolare disvalore della paternità, quando permette il ripetersi di fenomeni che vedono bambini ingiustamente strappati ai loro genitori, quando infila di forza e con espedienti degli estranei nelle famiglie per amministrare i loro patrimoni, portando ivi l’inferno, oltre che tenere ben vivo un florido quanto vomitevole giro d’affari, attacca ferocemente la famiglia in quanto primo nucleo di qualunque comunità umana. Lo fa in ossequio all’osceno programma di rimodulare tutti i rapporti interpersonali dei consociati, programma che ha causato e continua a causare la scomparsa di qualunque significativa aggregazione sociale e la rimozione di qualunque istituto giuridico in grado di garantire solidarietà.


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Torniamo alla nostra storia e annotiamo che l’amministrata si lamenta con il fratello perché è stata lasciata senza soldi. Il suo A.d.S. ha deciso di farla vivere erogandole un sesto del suo reddito mensile. Riportiamo di seguito gli ultimi aspetti riguardanti la situazione che investe la sorella del reclamante, senza commentare e lasciando al lettore ogni valutazione. Si tratta di posta elettronica. La risposta del nostro amico, inoltrata tramite uno dei suoi avvocati, collocata in mezzo alle due postate dall’A.d.S. C.T., non ha ancora ricevuto riscontro. Il 7 ottobre 2022 ore 16,07  l’A.d.S. XXXX scrive al reclamante e ad uno dei suoi avvocati: “buonasera inoltro la mail dell’amministratore xxxx in cui mi rileva la grave situazione riscontrata nell’appartamento di proprietà del dott. xxxx, in cui vive la sorella, di cui sono amministratrice di sostegno. Oggi il mio collaboratore passerà presso di lei per consegnarle il denaro contante (su cui abbiamo previsto una consegna settimanale, anche al fine di conoscere, volta per volta, se ci sono esigenze cui far fronte). In quell’occasione le verrà fatta presente la necessità che lasci entrare gli operatori al fine di provvedere alla derattizzazione. Speriamo faccia entrare il personale addetto. Ci aggiorniamo prossimamente l’ads avvocata C. T.”

Alle 17,04 del 7 ottobre 2022 il reclamante incarica l’avvocato xxxx di rispondere all’A.d.S. con queste righe: “Ciao xxxx, in relazione alla comunicazione di xxxx puoi rispondere che giorni fa ho provveduto a mettere del veleno per i topi. Mia sorella ha sempre avuto la domestica per le pulizie di casa. Oggi, a motivo del suo stato di salute, avrebbe maggiore necessità di tale servizio per cui dovrebbe attivarsi chi la amministra e dispone dei suoi soldi (più che bastanti per pagare anche un incaricato alle pulizie dell’abitazione). Per quanto mi è dato di conoscere in casa di mia sorella (in cui era attiva quotidianamente una persona che provvedeva in tal senso) non vengono fatte pulizie dal decesso della madre convivente (11 luglio 2022). Qualora l’amministratore del condominio avesse difficoltà per entrare e derattizzare (i topi provengono dalla fogna condominiale adiacente al confine interno del giardino) può rivolgersi a me personalmente al fine di prendere accordi e risolvere il problema. Grazie. Buon pomeriggio, xxxx”.

7 ottobre 2022 ore 19,35. Ancor prima di ricevere risposta alla sua prima comunicazione l’A.d.S. C.T. spedisce al reclamante e ad uno dei suoi avvocati la copia della seguente lettera (inviata ai servizi sociali): “dottoressa xxxx buonasera la situazione mi preoccupa molto ed ormai si richiede un intervento urgente ed indifferibile: la beneficiaria oggi non ha aperto al collaboratore che si è recato per farle avere il denaro contante. Fino ad oggi ha sempre aperto (anche se con difficoltà) per ricevere il denaro e le cose di cui aveva necessità. Tra l’altro non mi sta rimettendo le fatture delle utenze (non credo le paghi lei in autonomia). Credo si debba necessariamente intervenire, tra l’altro xxxx allo stato non riesce afar fronte alle esigenze minime igieniche dell’abitazione nè mi consente di assumere qualcuno che se ne occupi per lei (non fa entrare nessuno in casa). Gentilmente possiamo sentirci URGENTEMENTE telefonicamente appena possibile? a mio parere non si può non intervenire ma vanno ragionate le modalità. Per l’isee (per attuare l’assistenza domiciliare, sempre che consenta l’accesso a casa) come anticipato sono emerse criticità in ragione di libretti al portatore di cui non ero stata informata, su cui ho chiesto verifiche. Se vuole mi chiami tranquillamente al cellulare appena può. Grazie”.

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