Enrico Letta e il partito donnista

Al neo segretario del Partito democratico Enrico Letta non è bastato acuire le guerre fratricide (stavolta sarebbe più giusto scrivere di “guerre sorellicide”) all’interno di un partito già dilaniato dagli scontri fra le correnti interne e «che parla solo di primarie e poltrone». Tornato dall’esilio francese per guidare il partito successivamente alla decisione di Zingaretti di gettare la spugna, Enrico Letta ha voluto metter mano all’organigramma, avendo forse, come obiettivo principale, quello di trasformare il Pd nel partito delle donne, gestito esclusivamente dal gentil sesso.

Da via del Nazareno, il nuovo corso abbisognava di gesti di rottura. Ed ecco la nomina di Debora Serracchiani a capogruppo Pd alla Camera e di Simona Malpezzi al Senato. La rottura del partito c’è stata eccome, tant’è che si vociferava di ulteriori abbandoni e scissioni. Il duello donna contro donna Serracchiani-Madia per la presidenza del gruppo alla Camera dei deputati, con la vittoria della prima sulla seconda, ha tenuto banco per molti giorni durante i quali non sono mancati pesanti insulti e l’emergere di veleni tra le due signore. Non è stato un «confronto libero e trasparente», ma una «cooptazione mascherata»:  questa, l’accusa mossa da Marianna Madia all’ex capogruppo alla Camera, Graziano Delrio. Tipico scontro di potere, che ha lasciato strascichi difficilmente ricomponibili.

Enrico Letta
Enrico Letta

Se l’avvicendamento al Senato tra Andrea Marcucci e Simona Malpezzi è andato più o meno liscio, la partita a Montecitorio è stata invece caratterizzata da forti polemiche. Insomma, la posta in gioco era talmente alta (per le pretendenti) da mettere a dura prova “l’altra metà del cielo”, facendo ricredere chi ha sempre scommesso sulle presunte qualità superiori dell’universo femminile.

Non del tutto soddisfatto, il nuovo leader Pd ha poi promosso Irene Tinagli  alla carica di vicesegretario vicario. Ops: vicesegretaria vicaria. Ma, come ho premesso, a Nico Letta piace strafare. E, a quanto pare, sembra che Rosy Bindi, dopo aver dato l’addio alcuni anni fa alla politica, abbia voglia di tornare nel Pd, non resistendo alla forte attrattiva del neo partito delle donne in fase di costruzione. Qualche maligno suggerisce che il suo rientro in campo sia dovuto ad una eventuale  corsa verso il Quirinale. Chissà che il neo segretario non riesca a compattare una maggioranza per una donna che succeda a Mattarella. Sempre più donne, solo donne. Un dubbio ci assale, però: non è che qualcuno sta cavalcando la questione femminile per far fuori gli oppositori interni?


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