"Femminicidio": il consigliere Righi Riva sulla graticola

di Fabio Nestola. “Bufera sul consigliere”, titola il Resto del Carlino. Attacco feroce a Righi Riva, consigliere comunale a Formigine, che ha osato dire una verità sacrosanta: il femminicidio non esiste. Non ha negato che esistano donne uccise dagli uomini, ha negato che il nostro codice penale preveda il femminicidio come aggravante. E ha avuto l’ardire di sostenerlo “nel silenzio dei suoi colleghi di schieramento”. Ma pensa te… quei vigliacchi invece di sbranarlo sono rimasti in silenzio. Ha ragione da vendere Righi Riva, l’aggravante del femminicidio nel nostro ordinamento non esiste. Si tratta di un termine ed un concetto di esclusiva origine mediatica, ma nel Diritto non esiste, infatti il termine non compare in nessuno dei quattro codici.

Però l’attacco ideologico si scatena comunque, non può non scatenarsi, si deve scatenare a tutti i costi e lo fa costruendo l’equivoco: chi dice che non esiste il reato specifico suscita indignazione perché vorrebbe negare che esistano le donne uccise, l’indignata tesi accusatoria sostanzialmente è questa. Al tempo. Una cosa è negare che una donna venga uccisa dall’ex marito geloso che non accetta la separazione e al grido di “o mia o di nessuno” toglie la vita alla persona che l’ha lasciato. Cosa diversa è sostenere che il femminicidio non esiste né come fattispecie autonoma di reato, ne’ come aggravante. Allora quale può essere lo stratagemma per attaccare a testa bassa chiunque non sia servo delle opinioni mainstream? Eccolo: un discorso validissimo e totalmente inattaccabile sotto il profilo giuridico, viene attaccato spostando il tiro dal profilo tecnico-giuridico a quello ideologico-emozionale.

Stralcio Resto del Carlino

Contestazione spettacolare! Chi vive situazioni di violenza domestica si sente offeso dal fatto che il nostro codice penale non contenga il termine femminicidio. O meglio, si sente offeso dal fatto che Righi Riva si sia accorto che non lo contiene. Il nesso logico quale sarebbe? Sembra un disco rotto: le parole-chiave della propaganda confusionaria che getta nello stesso calderone qualsiasi principio possa richiamare il concetto di donna vittima di violenza: femminicidio  e violenza domestica, stalking e toxic masculinity, Convenzione di Istanbul e patriarcato, violenza sessuale ed oppressione di genere. Come ti permetti di negare che esista l’aggravante del femminicidio, visto che c’è la violenza domestica? Poi quel birbante di Righi Riva dicendo la verità, cioè che l’aggravante non esiste, offenderebbe la memoria delle millemila donne uccise. Perché di millemila bisogna parlare, visto che quest’anno sarebbero 50 (tutte da verificare, tra l’altro), è necessario risalire una ventina di anni indietro per sparare numeri roboanti: 3000 vittime in 20 anni, di cui 1500 uccise da partner o ex partner.

Quindi, per l’esistenza o meno dell’aggravante, cosa cambia? Anche se in 20 anni le vittime femminili fossero state 300.000, ciò non vuol dire che nel nostro impianto normativo il femminicidio compaia per miracolo. Non sono i numeri che fanno apparire ciò che non esiste. Se non c’è non c’è, punto, a prescindere da quante vittime ci siano state. La colpa è del Legislatore che ancora non ha voluto inserire nel codice penale il femminicidio, né come fattispecie autonoma di reato, né come aggravante. Prediamocela con tutti i parlamentari e soprattutto le parlamentari che si sono succedute negli ultimi 20 anni , se il femminicidio è ancora solo un concetto mediatico. È ridicolo, fazioso e mistificatorio aggredire chi dice la verità.

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