Nonna Rosaria seppellisce anni di odio antimaschile

Abbiamo tutti presente il delitto commesso a Mascalucia (CT), dove una giovane madre, Martina Patti, ha ucciso la propria figlia di cinque anni, Elena Del Pozzo, accoltellandola al collo e alla schiena. Inizialmente la donna aveva cercato di coprire il proprio gesto addossando la colpa a presunti aggressori (secondo la zia della bambina, in un tentativo di incastrare l’ex compagno), ma in breve, interrogata dagli inquirenti, è crollata e ha ammesso la colpa. In una prima conferenza stampa i Carabinieri hanno ipotizzato, probabilmente traendo le impressioni proprio dall’interrogatorio della donna, che il gesto fosse motivato dalla gelosia verso l’ex compagno, ora fidanzato con un’altra donna, e dalla paura che Elena le si affezionasse. Come ampiamente prevedibile, molti media accorrono a cercare scusanti e attenuanti per la figlicida e lei stessa, probabilmente su suggerimento del suo avvocato, ha già imboccato l’usuale strada dell’incapacità di intendere e di volere (naturalmente “temporanea”): «era come se qualcuno si fosse impossessato di me», dichiara oggi l’assassina. Saranno i giudici e i periti a decidere se questo tipo di squilibrio è credibile o no.

Noi per parte nostra crediamo di no. La nostra è un’opinione corroborata dal racconto che dell’intero scenario fa ai giornalisti Rosaria Testa, la nonna paterna della piccola Elena. La sua testimonianza è stata meritoriamente raccolta dai giornalisti di “Local Team“. Ci siamo permessi di scaricare e salvare il video (che ripubblichiamo qua sotto), perché ci aspettiamo che venga fatto sparire in fretta dalla rete, data l’estrema scomodità dei suoi contenuti. Spendete sei minuti del vostro tempo e ascoltate nonna Rosaria, ascoltatela molto attentamente. Nelle sue parole, impregnate di dolore composto, c’è in sintesi tutto ciò che noi denunciamo da anni: un ricatto precedente attuato dall’assassina con una falsa denuncia, una donna violenta per motivi passionali o di gelosia o di incapacità di accettare la fine di una relazione, l’indegno trattamento che subiscono gli uomini e padri in fase di separazione, i privilegi femminili presso l’amministrazione giudiziaria nazionale… Tutto è contenuto nel resoconto di nonna Rosaria, per filo e per segno. Il tutto compendiabile in un concetto semplice e autoevidente: la violenza non ha sesso. Concetto violentemente negato per anni, in un’ottica di forzosa colpevolizzazione della componente maschile della società.

Rivolgiamo un pensiero e una preghiera per la piccola Elena e dedichiamo un forte abbraccio virtuale al suo papà e alla sua famiglia. Con un grazie speciale a nonna Rosaria, per aver dato così bene voce alla verità.

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