Chi comanda il mondo? (1)

Chi comanda il mondo? Tratto dal libro Esdra greco o 3 Esdra nel canone cattolico (in epoca pre-Trento noto come 2 Esdra), 1 Esdra nel canone protestante: «[Prima si era difeso il potere degli uomini e la forza del vino]. Cominciò allora a parlare il secondo [oratore], quello che aveva indicato la forza del re. “Signori, gli uomini sono la cosa più forte, perché dominano la terra, il mare e tutte le cose che ci sono dentro. Ma il re è più forte, perché domina e signoreggia gli uomini, i quali obbediscono a quanto egli dice loro. Se dice loro di farsi la guerra fra [omissis], la fanno; se li manda contro i nemici, si mettono in cammino superando montagne, muraglie e torri. Ammazzano e si fanno ammazzare, ma non trasgrediscono l’ordine del re; se poi vincono, tutto portano al re, quanto hanno predato e ogni altra cosa. Coloro poi che non partecipano [omissis], alle spedizioni [omissis], alle guerre, ma coltivano la terra, quando hanno seminato e raccolto, ancora portano (tutto) al re. Portano al re i tributi, con costrizione reciproca: eppure egli è uno solo. Ma se dice di uccidere, uccidono; se dice di liberare, liberano; se dice di colpire, colpiscono; se dice di devastare, devastano; se dice di costruire, costruiscono; se dice di distruggere, distruggono; se dice di piantare, piantano. Tutto il suo popolo, tutti i suoi eserciti gli obbediscono. Oltre a questo, quando si sdraia per mangiare, bere, o dormire, essi gli fanno intorno la guardia, e nessuno può allontanarsi per fare le sue cose [omissis], trasgredire i suoi ordini. Signori, non è dunque il re la cosa più forte, se è così ubbidito?”.

E si tacque. Il terzo, quello che aveva parlato delle donne e della verità – Questo è Zorobabele -, cominciò a parlare così: “Signori, il re è grande, gli uomini sono potenti, e il vino è forte. Ma chi c’è che li domina e li signoreggia (tutti)? Sono le donne. Le donne hanno generato il re e tutto il popolo, che domina il mare e la terra. È da loro che sono nati; sono esse coloro che hanno allevato coloro che piantano le vigne, dalle quali viene il vino. Son loro che fanno le vesti degli uomini e rappresentano il loro vanto: gli uomini non possono vivere senza le donne. Se essi ammassano oro, argento e ogni cosa preziosa, quando vedono una bella donna mettono da parte tutto ciò e pensano a lei: a bocca aperta la guardano e la preferiscono tutti all’oro, all’argento e a tutte le cose preziose. L’uomo lascia suo padre, che lo ha allevato, e la sua terra per attaccarsi alla sua donna. L’animo dell’uomo è con la donna ed egli non pensa più [omissis]‚ al padre, [omissis]‚ alla madre, [omissis]‚ alla sua terra. Da questo voi dovete capire che le donne vi dominano; non vi affaticate e penate per consegnare e offrire tutto alle donne?  L’uomo prende la sua spada e parte per lontane imprese, per predare e rubare, per navigare sui mari e sui fiumi: affronta il leone, avanza nelle tenebre; quando ha rubato, predato, saccheggiato, (tutto) porta all’amata. L’uomo ama di più la sua donna che il padre o la madre. Molti a causa delle donne perdono la testa e si fanno schiavi per amore loro. Molti si rovinano, hanno sventure, trasgrediscono le leggi a causa delle donne. E ancora non mi credete? Il re è tanto grande con la sua potenza, che tutte le regioni si peritano a toccarlo. Eppure l’ho visto insieme ad Apame, la figlia dell’illustre Bartaco, la concubina del re, che sedeva alla sua destra. L’ho vista togliere dal capo del re il diadema per metterselo, schiaffeggiandolo con la mano sinistra, e il re, con tutto ciò, restava a bocca aperta a guardarla: e se gli sorride, ride; se gli fa il broncio, la lusinga, perché torni a essergli amica. Signori, non è chiaro che, se le donne possono comportarsi così, sono le più forti?”».

libro antico

“Docili come agnellini”.

Non basta la forza fisica per determinare chi comanda. Gli uomini sono potenti, il re è «uno solo», eppure tutti ubbidiscono. Le donne non sono forti quanto gli uomini, eppure gli uomini stanno ai loro piedi. Le donne governano il mondo: «Il mio popolo! Un fanciullo lo tiranneggia e delle donne lo dominano. Popolo mio, le tue guide ti traviano, distruggono la strada che tu percorri» (Bibbia, Isaia 3, 12). Persino l’uomo più saggio e più giusto al mondo, il re Salomone, perse la testa davanti alle donne: «Salomone, re d’Israele, non peccò forse proprio in questo? Eppure, fra le molte nazioni, non ci fu re simile a lui; era amato dal suo Dio, e Dio lo aveva fatto re di tutto Israele; tuttavia le donne straniere fecero peccare anche lui» (Bibbia, Neemia 13, 26). Se l’uomo più saggio al mondo non riesce a resistere questo potere intangibile, chi può opporsi? Un sospetto (o consapevolezza?) che non è esclusivo del mondo religioso, anche del mondo laico. Il racconto di Phyllis e Aristotele è un ammonimento medievale sul trionfo di una donna seducente, Phyllis, sul più grande intelletto maschile, l’antico filosofo greco Aristotele. Il filosofo, precettore di Alessandro Magno quando era ragazzo, rimproverò Alessandro, ormai Re, perché trascurava gli affari di stato per passare il tempo con una giovane donna, Phyllis, della quale si era innamorato. A seguito di questo rimprovero Alessandro abbandonò Phyllis. Phyllis, offesa, meditò un modo per fargliela pagare e per vendicarsi. Dopo aver fatto innamorare Aristotele, gli promise che gli si sarebbe concessa solo se lui si fosse lasciato cavalcare. Aristotele voglioso acconsentì. Phyllis fece in modo che Alessandro vedesse il vecchio nudo a carponi cavalcato da lei, per dimostrare l’abisso fra le parole ed i fatti anche per un uomo della sua importanza.

Il poeta e drammaturgo Nicholas Rowe (1674-1718) scrive in The Tragedy of the Lady Jane Gray [traduzione mia]: «Quale influenza di scarso rilievo detiene il dominio / delle assamblee degli uomini più saggi e del destino dell’Impero? / I più alti disegni che l’acutezza dello spirito umano possono forgiare, / o l’ardita ambizione che osa mettere in pratica, / dipendono dalla gestione del momento, / e dalla durevole luce che emana la volontà di una donna» (What trivial influences hold dominion / O’er wise men’s counsels, and the fate of empire? / The greatest schemes that human wit can forge, / Or bold ambition dares to put in practice, / Depend upon our husbanding a moment, / And the light lasting of a woman’s will). A conferma del proverbio francese che recita: “ciò che vuole la donna, Dio lo vuole” (ce que femme veut, Dieu le veut). Scrive il poeta Alexander Pope (1688–1744), nella traduzione e in parafrasi di January and May, or The Merchant’s Tale, dell’autore Geoffrey Chaucer (1343-1400) [traduzione mia]: «Tutto ciò che [le donne] devono fare è protestare e giurare, / espirare un dolce sospiro e lasciare cadere una tenera lacrima; / finché i loro saggi mariti, incantati da arti simili, / diventano gentili, accondiscendenti e docili come agnellini (come oche)» (All they shall need is to protest and swear, / Breathe a soft sigh, and drop a tender tear; / Till their wise husbands, gull’d by arts like these, / Grow gentle, tractable, and tame as geese).


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John Adams
Il Presidente USA John Adams.

In The Principles of Moral and Political Philosophy (capitolo II, How Subjection to Civil Government is maintained), il filosofo William Paley (1743-1805) sostiene [traduzione mia]: «Se potessimo vedere la nostra specie da lontano, o considerare l’umanità sotto lo stesso genere di osservazione con cui leggiamo la storia naturale, od osservare i costumi, come di qualsiasi altro animale, non c’è nulla nel carattere umano che ci sorprenderebbe di più, del fatto della pressoché universale sottomissione della forza alla debolezza; –  del fatto di vedere milioni e milioni di uomini robusti, nel completo uso ed esercizio delle proprie facoltà personali, e senza alcuna mancanza di coraggio, sottostare alla volontà di un bambino, di una donna, di uno sciocco o di un pazzo» (Could we view our own species from a distance, or regard mankind with the same sort of observation with which we read the natural history, or remark the manners, of any other animal, there is nothing in the human character which would more surprise us, than the almost universal subjugation of strength to weakness ; — than to see many millions of robust men, in the complete use and exercise of their personal faculties, and without any defect of courage, waiting upon the will of a child, a woman, a driveller, or a lunatic). Ha ragione il poeta Alexander Pope quando, in The Rape of the Lock, scrive: «E i cuori potenti sono tenuti in catene sottili» (“And mighty hearts are held in slender chains”).

Nell’opera La grande menzogna del femminismo, a pag. 941, si può leggere: «Nel 1776 Abigail Adams scrisse una lettera a suo marito, John Adams, destinato a diventare il secondo presidente degli Stati Uniti e occupato allora a scrivere la Costituzione, rivendicando diritti e definendo le donne “vassalli” e gli uomini “padroni”. Quindici giorni dopo il marito rispose definendo gli uomini “sudditi” delle donne, poiché gli uomini «di padroni hanno soltanto il nome». Entrambi i sessi percepivano se stessi come “sudditi” e l’altro sesso come “padrone”! Allora, chi è il padrone e chi il suddito?». Chi comanda? La domanda non è mera retorica, un semplice esercizio intellettuale avulso dalla realtà circostante. Il fatto che gli uomini dominano e comandano nel mondo è un dogma fondamentale e indiscusso della dottrina femminista, che attualmente determina l’agenda politica delle nazioni occidentali. Come la maggior parte dei dogmi femministi, si tratta di una verità assiomatica, un teorema aprioristico che le femministe non si sono mai disturbate né di provare né di argomentare. Una fede: è così, è sempre stato così, e tutti lo sanno. Eppure gli esempi precedenti, e altri che possono essere facilmente rintracciabili nell’opera La grande menzogna del femminismo, dimostrano che un’altra lettura del mondo è ragionevolmente possibile. Lungo la Storia dell’umanità il presunto dominio maschile, dato di solito per scontato, non è stata una “verità” così granitica come ce la vorrebbero far credere. Chi comanda il mondo?

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