La coscienza sudicia di Repubblica messa in esposizione

Nei suoi quiz Mike Bongiorno soleva dire: "è la prima risposta quella che conta". Giusto, anche nella vita e nella comunicazione pubblica è così. La prima cosa che si dice in genere è la più sincera, quella che più genuinamente rappresenta la natura profonda di chi la pronuncia. Questo vale anche per i media, cui talvolta scappa incontrollato l'istinto di esibire quanto visceralmente odino il genere maschile, su un piano proprio ideologico che diventa linea editoriale. Repubblica nelle ultime ore ne è stata la prova lampante. Probabilmente riferendosi all'omicidio avvenuto ieri a Caserta, pubblica sul suo profilo Instagram un banner che non lascia scampo, grigio su sfondo rosa: "Femminicidio. La gelosia non uccide, gli uomini sì". Tutti, senza nessuna distinzione, nel calderone degli assassini, purché di sesso maschile. Il "protocollo Murgia" dettato al Gruppo GEDI in tutto il suo raccapricciante orrore. In questa prima e genuina espressione del proprio sentire, c'è tutto il profondissimo odio antimaschile di Repubblica (e di gran parte degli organi di stampa), oltre che il meccanismo femministissimo di applicare il crimine di un singolo a tutto intero un genere, ovvero a metà dell'umanità. Qualcuno deve averlo fatto notare a Repubblica, che due ore dopo corre a metterci una pezza, pubblicando un secondo banner che dice: "La gelosia non uccide, alcuni uomini sì".

repubblica instagram uomini

La pelosa concessione dell'alcuni però non cambia le cose, affermando ancora un messaggio falso e sessista. Non solo: se non ci fossero state proteste e segnalazioni, Repubblica avrebbe lasciato il suo banner originario. È il tipico caso in cui non solo la toppa è peggio del buco, ma anche consente di sgamare ancora di più la malefatta. Con il tentativo di correzione, comunque infame e nemmeno integrato da una pudica cancellazione del primo banner, possiamo a tutti gli effetti dire: "vi abbiamo beccati, Repubblica!". E se non fosse tragico, ci sarebbe da sorridere al pensiero che questo sarebbe un caso di scuola per l'applicazione del DDL Zan, che in teoria sanziona "ogni discriminazione", ma in realtà viene raccontato solo per talune categorie specifiche. Chissà una denuncia contro Repubblica come finirebbe... non ci si deve sforzare molto per capirlo. Questa di Repubblica è solo una prova d'orchestra: a breve sarà vietato fare discorsi d'odio contro chiunque, tranne che contro gli uomini. Ad ogni buon conto ora è ancora più chiaro, qualora ce ne fosse stato bisogno, che chi come noi vede un'aperta e dilagante opera di discriminazione verso gli uomini non è esattamente un visionario. A riprova ci sono i "like" dei due banner: quello radicalmente criminalizzante in due ore ne ha raccolti più di 16 mila, gente convinta che gli uomini siano tutti omicidi, e che se convinta non era ci ha pensato Repubblica. Di contro quello di correzione ha raccolto poco meno di 4.000 like. Questa è la misura dello sbilancio degli effetti tra la propaganda e una blanda forma di verità.

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