La dannosa involuzione dell’invidia penis femminile

Freud è sempre stato avversato dalle femministe per via della teoria dell’invidia penis. Egli sostiene che la bambina, quando scopre di non avere il pene, nutra una profonda frustrazione, senta che le manca qualcosa e invidi gli uomini per ciò che le è negato. In una crescita normale, compensa la mancanza con altre cose: il marito, la gestazione, il parto, i figli, la capacità di procreare che agli uomini è negata, i beni materiali, il successo personale e altro. In uno sviluppo nevrotico in cui la frustrazione non è compensata, rimarrà invidiosa degli uomini, non cesserà di desiderare di essere uomo, potrebbe divenire omossessuale, mascolinizzarsi nei comportamenti, odierà gli uomini. In ogni caso, il destino di ogni donna sarà l’eterna insoddisfazione per il desiderio di un qualcosa che non otterrà mai.

Forse quello che Freud non aveva previsto è come il desiderio del pene poteva evolversi nel tempo e con l’elaborazione femminista in desiderio della rappresentazione del pene: le opere degli uomini. Da secoli ci si tormenta tra parità e differenza senza mai arrivare ad un punto di incontro ragionevole per uomini e donne. Con il consumismo e le attuali conquiste femminili, favorite in ogni modo da leggi e sentenze a favore delle donne, avere un marito, dei figli, una casa e un lavoro non è più abbastanza. Non sono abbastanza nemmeno le grandi ricchezze nelle mani delle donne grazie a matrimoni, divorzi e successi personali. Per la femminista frustrata e invidiosa l’uomo risulta sempre più libero, più sicuro, più privilegiato, più fortunato perché non partorisce, oppure è descritto come inferiore e mancante per la stessa ragione. In questi ultimi decenni, un lavoro, poi una professione tipicamente maschile come il medico, l’ingegnere, l’architetto, il docente, erano considerate conquiste, ora sono la normalità. Così come l’aborto libero e gratuito per evitare il travaglio, il divorzio e la libertà, e l’ottenimento del mantenimento quale simbolo del pene evirato dell’uomo. Ma non basta: ora l’ossessione del femminismo è il potere. Un potere che deve essere consegnato con leggi speciali e non attraverso il voto o il merito come è stato per gli uomini. Il potere rappresenta oggi il fallo mancante delle donne, il fallo da rubare agli uomini, il fallo che gli stessi uomini devono consegnare alle donne come segno di sottomissione e riconoscimento della propria inferiorità.

Sigmund Freud
Sigmund Freud

Gli uomini di regime sono complici.

È un peccato che Freud non abbia colto fino in fondo il desiderio femminile di evirare l’uomo e prendere per sé i segni del maschile, così come non ha colto l’angoscia maschile di castrazione da parte della donna, ma ha notato solo l’angoscia di castrazione da parte del padre come proibizione dell’incesto. Nella nostra società il padre separato, per esempio, è privato dei suoi beni materiali, cioè dei segni della sua attività quale rappresentazione esterna della forza virile: è così divenuto il simbolo dell’evirazione del maschio, e poiché tale deprivazione avviene grazie alle leggi egli subisce una doppia evirazione, da parte della donna che si appropria dei frutti del suo lavoro e da parte della legge. L’evirato però piace al potere: è un uomo depotenziato, che non ha forza di lottare e di ribellarsi. La depressione dell’uomo, il suicidio, l’abbattimento delle difese immunitarie e la morte prematura non sono un problema sociale perché non riconosciuto come tale dai giornali e dalla televisione, dai partiti e dai sindacati. La spoliazione dell’uomo serve dunque affinché questi si senta un eunuco e la donna potente come un uomo. E il tutto deve avvenire non con la libera competizione, come legittima conquista del merito del singolo, ma con leggi di sostegno alle donne e penalizzanti per gli uomini, fatte dagli stessi uomini come segno di sottomissione alla donna riconosciuta come essere ontologicamente superiore all’uomo.

Di qui le quote rosa ma non le quote azzurre, i vantaggi della divorziata, i giornali femminili ma non quelli maschili, finanziamenti per il lavoro femminile malgrado suicidio e hikikomori colpiscano i ragazzi già deprivati da insuccesso scolastico e disoccupazione, liste elettorali a sessi alterni, giornata per favorire le donne nelle materie scientifiche quando invece lo svantaggio scolastico è maschile, detassazione per l’assunzione di donne da preferire agli uomini, e così via. Guai a riconoscere uno specifico maschile, gli si restituirebbe un’identità, gli si darebbe forza: solo alla donna è riconosciuta una specificità, solo lei ha diritto a parlare in quanto donna. Poiché l’identità si costruisce attraverso il riconoscimento dell’altro, negarla agli uomini mina la loro essenza psico-sociale, li rende deboli e rabbiosi e l’informazione è lì a denunciare la sua collera e la sua rabbia per mostrarla come il segno della sua innata violenza e impotenza. E gli uomini di regime, già castrati, sono complici di questa maledizione che si sta compiendo a danno dell’uomo.


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Prometeo liberato

Pare di andare verso una nuova aristocrazia dove la donna è la nobiltà e gli uomini i suoi lacché. Sembra di leggere Masoch e Cecov e i cupi racconti della Russia zarista con uomini frantumati davanti ad autorità sacralizzate, con tutto ciò che ne consegue. Sul finire della Seconda guerra mondiale, gli inglesi si divertirono ad affondare il meraviglioso transatlantico italiano Rex ancorato in Slovenia. Lo fecero perché la guerra è soprattutto guerra psicologica e l’atto era indispensabile per piegare il morale degli italiani. Per questo le istituzioni costruite dal nulla e conquistate a fatica dagli uomini devono oggi essere occupate dalle donne: per spezzare il morale dell’avversario, per gestirle contro di lui, per sottometterlo come i sudditi di una monarchia assoluta e magari talvolta concedere grazie ai più fedeli. Ma il punto è: perché gli uomini accettano la sconfitta? Perché parlamenti a maggioranza maschile hanno decretato la fine del mondo maschile e dei suoi valori millenari? Qui la coscienza, direbbe Hegel, dovrebbe diventare autocoscienza, ed è il lavoro intellettuale che non abbiamo ancora cominciato a fare, ma che verrà dopo la critica del femminismo e la caduta di tutte le illusioni della parità di genere, della superiorità morale delle donne, delle super mamme multitasking, del bisogno infantile di essere soccorsi dalla mamma e tanto altro che tiene l’uomo paralizzato davanti allo scempio che stanno facendo di lui e del suo mondo.

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