La retorica non paga: Sorgenia e Nuvenia rimediano una pioggia di critiche

di Antonietta Gianola. La recente campagna di comunicazione Nuvenia, la nota azienda globale leader nel settore dell'igiene e della salute, non è piaciuta alle donne. Secondo quelle che avrebbero dovuto sentirsi lusingate e stivare in casa assorbenti igienici fino alla menopausa, gli spot prodotti fanno stomacare. Lo hanno scritto forte e chiaro sulla pagina social della nota ditta attraverso una gragnuola di commenti che ha portato l’hashtag “Nuvenia” in alto tra i trend socia. E si tratta in gran parte di commenti negativi. Il fatto è che Nuvenia, intenzionata a rompere alcuni tabù, ha deciso di mettere al centro della propaganda, nientepopodimeno che la sorca e tutto quel che gira intorno. Secondo una ricerca appositamente commissionata, il 45% delle donne non parla mai della sua passera con altre persone mentre il 74% vorrebbe saperne di più sull’apparato genitale femminile. È arrivato dunque il momento di celebrare le parti intime, devono essersi detti, sulle quali perdurerebbero censure, imbarazzi, scarsa conoscenza, credenze e stereotipi.

Sarà poi vero? Mia nonna della sua patonza e del suo funzionamento sapeva di più delle ragazze di oggi: ad esempio per sapere se era in un periodo ovulatorio scrutava nella sua biancheria intima per analizzare la consistenza del muco vaginale. Ma torniamo ai commenti sulla campagna degli assorbenti femminili - si può dire o si offendono quelli che si sentono donne ma non accessoriati di Tube di Falloppio? Scrive Marzia: “non è che una donna non parla della vulva con altri perché è un tabù o si vergogna (che poi è una boiata, le donne parlano sesso anche più degli uomini) ma perché non ha senso. Ma siete seri?". Erika incalza: "sta pubblicità è terribile, se il senso era parlare e vi è riuscita brutta e poi quegli assorbenti non son un granché francamente”. E Romina: "Pubblicità a dir poco oscena... Ma non vi vergognate?".

nuvenia

Quanto ancora le donne dovranno essere mortificate dai media?

Lisa Rebecca: "sono donna, ho il ciclo, ho la topa, ma non è che vado a sbandierarla al vento o mi cambio in mezzo al salotto perché non c’è nulla di male. È questione di buon gusto e rispetto. A me sinceramente non piace questa pubblicità come non mi piacerebbe se per pubblicizzare i preservativi facessero vedere membri ovunque in modo così esplicito. Solo perché siamo nel 2020 e vogliamo essere progressiste non vuol dire che ci dobbiamo dimenticare del buon gusto". Ancora. Per superare il tabù di mostrare il sangue mestruale giustificando che “il ciclo è normale e che le donne non sanguinano liquido blu, ma vero sangue”, in un altro spot viene mostrato un assorbente insanguinato. Una visione che ha fatto saltare la mosca al naso a tante, almeno a quelle che lo hanno visto mentre cenavano o pranzavano. Categorico il giudizio di Laura “Assolutamente inadatto e controproducente. Anche defecare è normale, allora a quando una pubblicità sulla cacca per promozionare la vendita di carta igienica? Quanto ancora le donne dovranno essere mortificate dai media? A quando far vedere il vomito per parlare di nausea?".

Analoga speculazione devono avere fatto ai piani alti di Sorgenia. La comunicazione degli ultimi giorni della Spa del mercato libero dell'energia elettrica e del gas con circa 200.000 clienti si è focalizzata sui temi che ruotano intorno alla "questione  femminile", raccogliendo diversi pollici versi. Nella slide dedicata al tema dell'istruzione, per esempio, lo slogan "In Italia 1.400.000 ragazze non hanno accesso a scuola, istruzione e lavoro", troviamo il commento di una gentile utente (da noi archiviato, che non troverete (eclissato?) di cui però custodiamo lo screenshot) che mazzuola la company: "Voglio le statistiche sul fatto che siamo più preparate e più "brillanti". Io voglio la parità'. Quella vera però. Non sono migliore di nessuno. Sono uguale. Questa retorica che insite sugli uomini a cui "manca un pezzo" perché sono XY mi ha stancata. È una battuta trita e ritrita terrificante. Quando hanno parlato di costola non conoscevano la genetica ma a quanto pare non si conosce nemmeno adesso. Non devo essere osannata. È vero, per tanto tempo non abbiamo contato nulla nelle dinamiche di potere, ma avevamo molto altro, per esempio la possibilità di stare a casa senza lavorare e di crescere i nostri figli. Agli uomini non è mai stato concesso. Ogni volta che c'è una separazione, il figlio viene dato alla madre. E l'uomo? L'uomo deve pagare. Sempre. Da sempre. Per qualsiasi cosa. Anche quelle volte in cui guadagna meno di una donna.

logo sorgenia

La retorica comincia a stufare e a portare conseguenze.

Le dinamiche dei ruoli di genere non hanno colpito solo le donne. Già perché i rapporti non si fanno da soli ma in due. Perché nella vita reale non è come nei film. Non c'è il ruolo del cattivo e del buono. Ogni cosa è mischiata. Non esiste il bianco e nero ma si è un po' tutti e due. Il fatto di aver avuto alcuni specifici privilegi non significa che gli uomini fossero più felici. Magari alcuni uomini volevano crescere un figlio ed essere empatici. Magari ad alcuni nemmeno piacevano così tanto le donne. Ma tu sei uomo, non devi piangere e le donne ti devono piacere per forza. La tv io non la vedo io e nemmeno quelli della mia generazione. Per quanto riguarda le leggi "a favore delle donne" e anche questo mi fa venire i brividi, sì, siamo andati avanti. Quote rosa e compagnia bella, anche se personalmente non sono affatto d'accordo, ma vabbè, è un'opinione personale. Inoltre mi piace parlare con le statistiche e i fatti davanti piuttosto che su esperienze personali. Se vogliamo parlare di quelle ho sia esperienze come io stessa oggetto di sessismo, sia di amici maschi oggetti di sessismo (si ho scritto bene). E specifico di donne che attuano del sessismo nei confronti dei maschi. Sia leggero che molto, molto pesante". Insomma la retorica comincia a stufare e a portare conseguenze. Sempre dai commenti allo spot Sorgenia: Marco C., imprenditore con 20 utenze Sorgenia intestate, dopo aver visto gli spot di Sorgenia, ha scritto al CEO che cambierà fornitore. Perché se un modo c'è di indurre queste aziende a piantarla con il loro sessismo antimaschile, è proprio quello di strozzarle dal lato del portafogli. Gilette docet.

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