La violenza di genere non esiste (3)

Perché non esiste il furto di genere? Può sembrare una domanda banale, ma la risposta non sorge così spontanea come dovrebbe. Ripeto, se esiste la violenza di genere, se esiste l’omicidio di genere (il femminicidio) perché non esiste il furto di genere o la truffa di genere? Perché alcuni crimini sono di genere e altri non lo sono, se tutti quanti avvengono all’interno del Patriarcato? È stato già accennato che il concetto di violenza di genere trova la sua fonte dal femminismo, che stabilisce, in somma sintesi, che la società (il Patriarcato) discrimina le donne. Il Patriarcato è ovunque, dunque questa tesi può essere applicata su qualsiasi  ambito della vita, sulle quote di potere (soffitto di cristallo), sulle discussioni (mansplaining), sul modo di sedersi (manspreading) o sulla violenza (violenza di genere). Su qualsiasi ambito. Per essere più precisi, possiamo riprendere di nuovo le parole che adopera l’ONU per definire la violenza, nella Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne del 1993, e adoperarle in qualsiasi altro ambito. «La violenza contro le donne è una manifestazione delle relazioni di potere storicamente disuguali tra uomini e donne» mediante la quale «le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini». Il furto contro le donne «è una manifestazione delle relazioni di potere storicamente disuguali tra uomini e donne» mediante la quale «le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini». La predilezione degli uomini di vedere le partite di calcio maschili invece di quelle femminili «è una manifestazione delle relazioni di potere storicamente disuguali tra uomini e donne» mediante la quale «le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini». La propensione maschile per i concerti dei Metallica piuttosto che quelli di Katy Perry «è una manifestazione delle relazioni di potere storicamente disuguali tra uomini e donne» mediante la quale «le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini». E così all’infinito. Teoria non falsificabile, chi può contraddirla?

Ma questo non avviene su ogni ambito. Nell’ambito specifico della violenza e della criminalità i media e le istituzioni non parlano, ad esempio, di decapitazione di genere, impiccagione di genere, fucilazione di genere, squartamento di genere, carcerazione di genere… Si potrebbe obiettare che questo avviene perché sono ambiti che colpiscono in prevalenza gli uomini, e il termine “di genere” si adopera unicamente negli ambiti che colpiscono in prevalenza le donne. Ma neanche questo è vero. Per quanto riguarda la violenza e l’omicidio, la principale vittima di aggressione e/o omicidio è l’uomo (nel mondo circa 2/3). Ad esempio, il termine “femminicidio”, adoperato successivamente dall’ONU, nasce in Ciudad Juárez (Messico) per nominare l’alto numero di donne scomparse e uccise. «Nel 2009 in Ciudad Juárez ci furono 163 donne e 2.494 uomini vittime di omicidio» (tratto dall’opera La grande menzogna del femminismo, p. 753), cifre in linea con gli anni precedenti e successivi. Eppure da questo divario non è nato il termine “maschicidio”, bensì femminicidio. Com’è possibile che la violenza contro le donne in Ciudad Juárez sia strutturale e la violenza contro gli uomini non sia strutturale? Questa obiezione viene ribattuta dai seguaci femministi in questa maniera: “gli uomini vengono aggrediti e/o uccisi da altri uomini” (che presuppone che le donne siano molto meno violente o non lo siano affatto), argomento al quale bisogna aggiungere: “le donne vengono uccise dagli uomini in quanto donne”.

ciudad juarez femminicidio
Un cimitero a Ciudad Juarez, in Messico.

Tutti preferiscono uccidere gli uomini.

Come abbiamo visto in precedenza, si tratta di argomenti che non possono essere falsificati (secondo il principio di falsificabilità di Popper). Se gli uomini uccidessero più donne che uomini – se, ad esempio, in Ciudad Juárez la cifra di vittime di omicidio per sesso fosse ribaltata, 163 uomini e 2 494 donne –, le femministe trarrebbero la conclusione (in questo caso logica) che gli uomini (o i criminali maschi) nutrono avversione nei confronti delle donne. In realtà gli uomini uccidono più uomini che donne, ma le femministe giungono alla stessa conclusione, presumono che “anche se ci uccidono di meno, ci uccidono in quanto donne”. In un modo o nell’altro non si riesce a sfuggire alla stessa conclusione: gli uomini nutrono avversione nei confronti delle donne. Questo modo di ragionare, che stabilisce due tipi di violenza, tra “pari” (uomini vs uomini), e tra individui “dispari” (uomini vs donne), presumibilmente uno superiore e uno inferiore, non resiste all’analisi logica. La prima violenza non sarebbe un grosso problema, i “pari” possono continuare ad uccidersi quanto vogliono, la seconda risulterebbe intollerabile. È come se negli Stati Uniti si proclamasse che “i neri si uccidono di più tra di loro, ma a noi ci uccidono in quanto bianchi”, ipotizzando implicitamente che la morte dei bianchi, uccisi in quanto bianchi, dovrebbe essere considerata più grave del fatto che muoiono molti più neri che bianchi. La Storia determina l’assurdità di quest’affermazione. Da sempre storicamente il numero di omicidi è molto più numeroso tra categorie sociali dispari (bianchi schiavisti / neri, ariani / ebrei…) che tra società di individui pari (tra ariani, tra bianchi…). La condizione di parità sociale è una sorta di protezione. Il femminismo, distorcendo la ragione fino all’assurdo, sosterrebbe che le donne verrebbero uccise di meno poiché discriminate e inferiori in quanto donne, cosa molto grave, mentre gli uomini, che si ritengono pari tra di loro, illogicamente si ucciderebbero di più.

Se la violenza di genere si riduce alla violenza di coppia, questa «colpisce le donne in modo sproporzionato» (Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa, Preambolo). I motivi statistici giustificano quindi l’esistenza del concetto di violenza di genere, ma questo non è sempre vero, come dimostra l’esistenza del neologismo violenza vicaria (malgrado le madri omicide siano più numerose dei padri). In numeri assoluti, è vero che sono di più le donne maltrattate e uccise da uomini che gli uomini maltrattati e uccisi da donne. Come è anche vero che sono di più gli uomini maltrattati e uccisi da altri uomini che le donne maltrattate e uccise da uomini. Come è anche vero che sono di più gli uomini maltrattati e uccisi da donne che le donne maltrattate e uccise da altre donne. Percentualmente tutti, uomini e donne, se devono scegliere, preferiscono uccidere uomini. In altre parole, gli uomini tendono a uccidere individui del proprio sesso mentre le donne tendono a uccidere uomini. In altre parole, culturalmente, cioè strutturalmente, uomini e donne preferiscono uccidere uomini. In altre parole, se un uomo e una donna sono rinchiusi nella stessa stanza, è più probabile che l’uomo uccida la donna che non il contrario. Se invece di due, sono in tre nella stessa stanza, magari due uomini e una donna, oppure due donne e un uomo, la probabilità in questo caso che sia un uomo la vittima di omicidio è più alta rispetto a una vittima donna.


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E la “truffa di genere” no?

Come è anche vero che, a rischio della propria vita, sono di più le donne salvate da uomini che gli uomini salvati da donne. Quindi, gli uomini, che secondo la teoria femminista uccidono le donne in quanto donne, perché sono esseri inferiori e subordinati, rischiano la propria vita più spesso di loro per salvarle, come se fossero esseri più preziosi. Sistema paradossale, il Patriarcato, che vede gli oppressori rischiare la vita per salvare gli oppressi. Dove si sono mai visti nazisti rischiare la vita per salvare degli ebrei o membri del Ku Klux Klan rischiare la vita per salvare dei neri? Da qualsiasi angolo si analizzi, il concetto della violenza di genere, rimane un concetto ascientifico, ideologico, nato cinquant’anni fa circa – prima non esisteva nemmeno all’interno dei cerchi femministi –, che mira a colpevolizzare gli uomini e a vittimizzare le donne per trarre benefici al di fuori della violenza. In conclusione, ritornando alla domanda iniziale: perché non esiste il furto di genere? Perché non esiste la truffa di genere? Molto probabilmente, perché all’epoca a nessuna femminista è venuto in mente. Comunque, mai dire mai. (Segue prossima domenica).

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