Lo “sterminio dei maschi”

«Il proletariato può prefiggersi il massacro della classe dirigente; un Ebreo, un Negro fanatici potrebbero sognare di trafugare il segreto della bomba atomica e di fare un’umanità tutta ebrea o tutta negra: neanche in sogno la donna può sterminare i maschi. Il legame che la unisce ai suoi oppressori non si può paragonare ad alcun altro». Parole sante di Simone de Beauvoir – da alcune seguaci femministe definita la «madre del femminismo» –, tratte dal suo capolavoro Il secondo sesso – da alcune seguaci femministe definito la «Bibbia del femminismo». In questo caso mi sono servito però di un testo scolastico di filosofia di scuola superiore che approfondisce il pensiero della de Beauvoir (Lezioni di storia della filosofia, Zanichelli, 2010). A conclusione del testo scolastico, la “guida alla comprensione” pone delle domande agli studenti. Senza pensarci due volte, gli autori si chiedono e chiedono agli studenti: «Perché la donna non può “sterminare i maschi”?». Anche io sinceramente avrei qualche domanda da porre a questi illuminati dell’istruzione che redigono i testi educativi per le nuove leve di giovani: “ma voi, siete fuori o Ci fate?”. Per mettere la domanda nella sua giusta dimensione, basta sostituire i termini «donna» e il volutamente spregiativo «maschi» per qualsiasi altra categoria sociale: “perché il bianco non può sterminare i neri?”; “perché l’ariano non può sterminare gli ebrei?”; “perché il giovane non può sterminare gli anziani?”; “perché il destrorso non può sterminare i mancini?”… Avete mai trovato delle domande simili nei libri di testo scolastici?

La perplessità non rimane qui. In nessun momento il testo presenta il pensiero della de Beauvoir in maniera critica, con il dovuto rimprovero morale per un pensiero che sarebbe completamente da censurare. La domanda è posta invece come approfondimento, il testo dunque legittima questo tipo di pensiero, lo rende “normale”. La pensatrice è elencata nel piano di studio assieme ad altri grandi pensatori della storia della filosofia, assieme a Socrate, Voltaire o Kant, cosa che non avviene con altri scrittori che proclamano pensieri simili alla de Beauvoir, come ad esempio Joseph Arthur de Gobineau (suprematismo bianco) oppure Adolf Hitler e la sua opera Mein Kampf. Questi ultimi, se citati nei libri scolastici di filosofia, sono aspramente contestati e i loro pensieri censurati. Forse qualcuno pensa che l’analogia sia esagerata, ma il testo summenzionato è molto chiaro. Simone de Beauvoir esplicitamente auspica lo «sterminio dei maschi», e se questo non avviene, secondo la de Beauvoir, non è perché è moralmente riprovevole e censurabile, ma perché non si può. A dir suo, esiste un «legame» (indesiderato?), presumibilmente biologico o sociale, che rende l’esistenza del «maschio» necessario per la «donna». Probabilmente biologico, in quanto il testo adopera il termine «maschio» invece di «uomo», conferisce così all’uomo un valore animalesco, utilitaristico a vantaggio della donna, invece di conferire all’uomo dignità e un valore morale in sé.

Simone de Beauvoir
Simone de Beauvoir

Gli uomini “tiranni” e le donne “schiave”.

Simone de Beauvoir non è stata l’unica ad auspicare lo «sterminio dei maschi». Le femministe radicali (Sally Miller Gearhart, Valerie Solanas, Rosie DiManno, Robin Morgan, Julie Bindel…) non si sono nascoste di certo dietro qualche eufemismo e hanno lasciato per scritto proclamI esplicitI in questo senso, che possono tranquillamente essere rintracciatI sulla rete. A fare un confronto tra le citazioni più misogine e quelle più misandriche si può constatare che «le citazioni misogine sono caratterizzate dal tono sprezzante e arrogante di chi si presume superiore e si contrappone a un sesso inferiore, sminuito, subordinato. Le parole chiave sono superiore-inferiore. […] le citazioni misandriche sono caratterizzate invece da un tono di sterminio. Il sesso maschile è inutile, è il nemico da eliminare, distruggere. Non è solo inferiore, ma è anche pericoloso, il suo annientamento è giustificato». (tratto dall’opera La grande menzogna del femminismo, pag. 1072; citazioni pagg. 1085-1086). D’altra parte, avevamo già visto in altri interventi precedenti come nei paradisi degli uomini non mancassero mai le donne, anzi ci fosse abbondanza di loro; nelle utopie delle femministe invece, già dalla prima ondata femminista, si auspica un mondo senza uomini o con un numero molto limitato.

Da dove nasce la necessità di Simone de Beauvoir e fautrici di parlare dello «sterminio dei maschi»? Qui bisogna risalire, come non mi stancherò mai di ripetere, alla radice della questione, alla definizione esatta del termine femminismo. Sempre tratto dal testo scolastico, scrive Simone de Beauvoir: «Si capisce che la dualità dei sessi, come ogni dualità, si sia tradotta in un conflitto. Non è altrettanto chiaro perché l’uomo abbia vinto in partenza. Infatti, sembra che la battaglia potesse esser vinta dalle donne o l’esito restare eternamente sospeso. Perché invece il mondo è sempre appartenuto agli uomini e soltanto oggi le cose incominciano a cambiare?». Simone de Beauvoir, e prima di lei tutte le femministe che l’hanno preceduta, iniziando da Christine de Pizan, non concepiscono più i due sessi complementari, come erano sempre stati concepiti dall’umanità, cioè una relazione basata sulla cooperazione (mutualismo: relazione simbiotica con vantaggio reciproco). Si tratta invece di una relazione conflittuale con un vincitore e un perdente (parassitismo: relazione simbiotica con un netto svantaggio per uno dei due). Da questa visione nasce necessariamente tutta la terminologia femminista guerrafondaia: guerra dei sessi, lotta, conflitto, movimento di liberazione, vincere e perdere, oppresse e oppressori… Scrive Simone de Beauvoir: «poiché è in ogni modo condannata alla dipendenza, piuttosto che obbedire a dei tiranni – genitori, marito, protettore – preferisce servire un dio: vuole così ardentemente la propria schiavitù che questa le appare come l’espressione della sua libertà». Gli uomini sono i «tiranni», le donne le «schiave». Il termine «schiava» è il termine più ricorrente che adoperano tutti e tutte le femministe storiche per descrivere la condizione della donna.

donna parla

L’uomo è il “nemico”.

L’umanità è immersa in una guerra dei sessi, guerra dichiarata esplicitamente dal movimento femminista, nella quale la donna è perdente. «Le donne non hanno un passato, una storia, una religione», scrive l’autrice, «i proletari hanno fatto la rivoluzione in Russia, i Negri ad Haiti, gli Indocinesi si sono battuti in Indocina: l’azione delle donne non è mai stata altro che un movimento simbolico: esse hanno ottenuto ciò che gli uomini si sono degnati di concedere e niente di più, non hanno strappato niente, hanno ricevuto. Il fatto è che non hanno i mezzi concreti per raccogliersi in una unità in grado di porsi, opponendosi»; «rifiutare la complicità con l’uomo significherebbe per loro rinunciare a tutti i vantaggi che porta con sé l’alleanza con la casta superiore. L’uomo sovrano proteggerà materialmente la donna vassalla e penserà a giustificarne l’esistenza». Alla donna, «vassalla», non  è stato permesso di partecipare alla costruzione della Storia, per colpa dell’eterno femminino imposto dall’uomo: l’uomo ha costruito psichicamente la donna. Minorata, lei è dunque irresponsabile di tutto il male che l’umanità ha generato. Scrive Simone de Beauvoir ne Il secondo sesso: «Tuttavia c’è un vantaggio che la donna può trarre della sua stessa inferiorità: poiché in partenza ha meno possibilità dell’uomo, non si sente colpevole a priori di fronte a lui; non spetta a lei riparare l’ingiustizia sociale, e non è sollecitata a farlo» (tratto dall’opera La grande menzogna del femminismo, pag. 125). Evidentemente ciò che vale per il male non vale per il bene, ma questa è un’altra storia che riguarda le contraddizioni della teoria femminista.

L’uomo è il «nemico» (Ti-Grace Atkinson) o, come menziona la de Beauvoir nella summenzionata citazione, «l’oppressore». Non si coopera col nemico, il nemico si combatte. In uno stato perenne di guerra ci sono diversi modi di affrontare il conflitto: la resa (condizione della donna prima del femminismo), la conquista e la sconfitta dell’antagonista, la sua prigionia, il convincimento pacifico per raggiungere la “parità”, lo sterminio… L’abusato termine di “parità” per definire il femminismo è solo uno dei presunti possibili risultati, come lo è lo sterminio, che possono scaturire da quello che è il conflitto, vera definizione del termine femminismo: ideologia che sostiene l’oppressione storica e attuale delle donne per mano degli uomini in un sistema denominato patriarcato. Simone de Beauvoir esclude la presunta soluzione dello «sterminio dei maschi» perché non è possibile. Altre alternative, perniciose per gli uomini, rimangono comunque a disposizione. La narrazione storica e attuale femminista è ciò che definisce la teoria femminista, presentata da de Beauvoir e da tutta l’intelligencija femminista come un assioma, una narrazione che non ha bisogno di dimostrazione. Come sosteniamo da anni in questo e in altri siti, si tratta però di una narrazione completamente parziale e dunque falsa. Non è questo il luogo per approfondire l’argomento, già fatto in altre occasioni, basta un’altra citazione della de Beauvoir, tratta dallo stesso testo scolastico, per rivelare la sua spudorata parzialità e mettere in dubbio l’attendibilità e lo spessore di questa pensatrice: «La donna ha delle ovaie, un utero; ecco le condizioni particolari che la rinserrano nella sua soggettività: si dice volentieri “pensa con le sue glandole”. L’uomo dimentica superbamente d’avere un’anatomia, che comporta ormoni e testicoli». Evidentemente, a quanto pare a nessun lettore gli è capitato di sentirsi rinfacciare o di sentire rinfacciare un altro uomo di “pensare con l’uccello”.

uomo donna

La vera natura del femminismo.

Finché non si riuscirà a capire che la radice di ogni problematica sociale specifica a danno degli uomini (separazione e affidamento dei figli, servizio militare obbligatorio, suicidi, quote lavorative e politiche, sovvenzioni e finanziamenti, normative penali e civili asimmetriche, condanne asimmetriche nei tribunali, ecc.) è l’impostazione mentale diffusa in società (tra giudici, politici, imprenditori, giornalisti, insegnanti, forze dell’ordine,…) generata dal femminismo, che determina aprioristicamente la difesa delle donne (vittime) e la punizione degli uomini (colpevoli), si riuscirà soltanto a mettere qualche toppa qua o là, e nulla di più. Il problema generale rimarrà perché il problema è il femminismo, un’ideologia parziale ed evidentemente falsa, che sostiene l’oppressione storica e attuale delle donne per mano degli uomini in un sistema denominato pariarcato. E intanto le ragazzine continueranno a imparare che è giusto immaginare di poter «sterminare i maschi», per estirpare il male nel mondo che hanno dovuto subire, anche se non è possibile farlo, e i ragazzini continueranno a introiettare le proprie colpe tanto da credere di meritare di dover essere «sterminati» dalle proprie compagne, come penitenza del male che loro stessi rappresentano e sono, anche se non è possibile farlo. Impostazione mentale: «sterminio dei maschi».

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