Luis Rubiales: cronaca di una denuncia annunciata

La notizia del bacio a stampo “strappato” da Luis Rubiales, 46 anni, presidente della Spanish Football Federation e vice-presidente della UEFA, alla calciatrice Jennifer Hermoso, 33 anni, alla premiazione della nazionale di calcio femminile spagnola quale vincitrice della coppa mondiale, ha scatenato una crocifissione mediatica che ha portato l’uomo a rassegnare le dimissioni dal suo incarico, lo scorso 10 settembre. La vicenda mette in evidenza i soliti doppi standard e l’interferenza degli interessi che ormai ben conosciamo: vale la pena ripercorrerla nel dettaglio. Com’era prevedibile, sono stati diffusi diversi video amatoriali della cerimonia di premiazione e del viaggio di rientro delle atlete. In uno di questi si può vedere come nell’euforia della vittoria gesti di affetto ed esultanza volino tra Rubiales e praticamente tutte le atlete: loro corrono ad abbracciarlo, lui le solleva da terra, le bacia sulla guancia, si accarezzano e stringono forte. Anche l’esultanza con Hermoso comincia come quella con le altre donne, ma poi avviene il “fattaccio”: Rubiales esagera, con un rapido bacio a stampo sulle labbra e poi una pacca sulla spalla a salutare la calciatrice. L’apparenza è quella di un clima festoso e spontaneo, ben distante dal cupo scenario di un’estorsione sessuale; peraltro il tutto si svolge sotto lo sguardo delle telecamere mondiali nonché del presidente della FIFA, Gianni Infantino, e addirittura della Regina di Spagna, che sedevano lì da presso: non proprio il posto più adatto per piegare alle proprie lubriche fantasie una donna indifesa approfittando del proprio potere.

L’impressione di un contesto gioioso e goliardico parrebbe corroborata da alcuni video del viaggio di rientro della squadra. In quello più discusso, diffuso dal giornalista d’inchiesta Alvise Pérez (il cui account di X è stato sospeso il 31 agosto; è invece ancora attivo il suo canale Telegram), si vede Hermoso mostrare alle compagne una foto del bacio mentre ride e beve spumante da una bottiglia. «Che risate, come Iker e Sara!» dice gioiosa Jenni, riferendosi all’episodio in cui Iker Casillas baciò in diretta la compagna Sara Carbonero, rendendo ufficiale la loro relazione davanti al mondo: infatti già fioccavano sui social i “meme” con le immagini giustapposte dei due baci. Quando Rubiales sale sul pullman parte un coro festoso: «Bacio, bacio!». Hermoso si avvicina a Rubiales chiedendo di ripetere il bacio, ma lui la ferma e risponde «Ora basta, mi sento in imbarazzo». Nella prima conferenza stampa dopo la premiazione Hermoso non fa menzione dell’episodio, e appare tranquilla e felice. Sembra che tutto possa finire qua, come succede in episodi simili dove sono donne a strappare baci a uomini in diretta tv, o indulgere in altri tipi di contatti fisici non richiesti, senza che si sollevi alcuna indignazione da parte di colleghi, giornalisti, istituzioni: ultimo esempio lo scorso 25 agosto, all’Ebor Festival di York, dove Jolene de’Lemos, proprietaria del cavallo Live in the Dream, ha rubato un bacio al fantino vincitore, il 23enne dublinese Sean Kirrane, davanti agli occhi del mondo (e del marito, che era lì davanti).

Luis Rubiales
Luis Rubiales

Il cinismo della Montero e di Sanchez.

Ma qui entra in scena la Ministra de Igualdad Irene Montero, che così si descrive sul suo account di X: «Psicóloga. Feminista. Madre de 3», e i cui profili social traboccano di allarmi sulla violenza di genere, spot propagandistici alla linea telefonica e ai centri antiviolenza spagnoli, e alla controversa legge spagnola “Solo sì es sì”. Legge che non possiamo analizzare in questa sede ma che secondo molti commentatori presenta gravi difetti, ad esempio l’accomunare sotto un’unica sanzione condotte molto diverse tra loro come la “molestia” e la “violenza sessuale” (mutatis mutandis, un po’ come la nostrana legge sullo stalking). Naturalmente Montero, principale promotrice della legge, ha affermato che i problemi non stanno certo nel suo testo, ma semmai nella cultura sessista e “machista” del sistema giudiziario spagnolo. Torniamo al caso Rubiales. Poco dopo l’accaduto, lo stesso 20 agosto, la Montero fa partire la polemica con un post in cui scrive: «Non possiamo far passare l’idea che un bacio dato senza consenso sia un fatto da poco. È una forma di violenza sessuale invisibile, di cui noi donne siamo quotidianamente vittime, e che non si deve normalizzare. È colpa di tutta la società. Il consenso dev’essere alla base di tutto. Solo sì è sì». A parte il solito stratagemma di addossare la colpa di questo tipo di crimini all’intera società (escluse ovviamente le femministe: loro ne possiedono “coscienza critica”), la fine del post segnala come Montero stia strumentalizzando un evento di per sé piuttosto innocuo per fare uno spot mondiale alla sua legge e all’agenda femminista, ovviamente sulla pelle degli uomini.

Da principio Rubiales “tiene botta”. Già prima di lasciare l’Australia, sede del campionato, risponde alle critiche che si è trattato di una dimostrazione d’affetto in un momento di gioia e nient’altro. La stessa federazione calcistica spagnola diffonde subito questa dichiarazione di Jennifer Hermoso: «Si è trattato di un atto totalmente reciproco e spontaneo, dovuto all’immensa gioia di vincere un campionato mondiale. Il presidente e io siamo in ottimi rapporti, il suo comportamento con tutte noi è stato irreprensibile, il bacio è stato un gesto di affetto e gratitudine». Ma questo non basta a spegnere le polemiche, e lunedì 21 arrivano le dure condanne dell’episodio da parte del governo spagnolo e della Fifa, che valuta di sospendere Rubiales dal suo incarico. La federazione spagnola rilascia allora un video in cui Rubiales stesso riconosce di aver commesso un errore, sia pure in buona fede: «Quando sei il presidente di un’istituzione così importante, devi stare più attento». Ma ancora non basta. Il suo atteggiamento è giudicato troppo spavaldo, insincero. Il giorno dopo il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sanchez, nel commentare la vittoria delle calciatrici spagnole, cala la condanna definitiva: «Ciò che abbiamo visto è inaccettabile, e le scuse fornite da Rubiales non sono sufficienti, anzi le qualificherei come inopportune. Ci aspettiamo che egli chiarisca in modo definitivo ciò che tutti abbiamo visto».

Jennifer Hermoso
Jennifer Hermoso

I video che parlano chiaro.

A questo punto la federazione calcistica è costretta ad aprire un’inchiesta interna per valutare la posizione di Rubiales, e a dichiarare: «L’incidente che ha coinvolto Jenni Hermoso è particolarmente grave, poiché ella si trova in una condizione di vulnerabilità rispetto a una persona che si trova in una posizione di potere». E il giorno dopo sale pure Hermoso sul carro, insieme alle sue compagne di squadra, in una dichiarazione in cui condannano il gesto di Rubiales come “inappropriato” e invocano una riparazione. Rubiales prende di nuovo posizione il 25 agosto in un discorso alla federazione, in cui afferma anzitutto che il bacio era stato consensuale: nel trasporto del momento avrebbe infatti chiesto alla Hermoso «ti posso dare un bacio?» al che la donna avrebbe risposto «vale!», ossia «va bene!». Dichiara poi di ritenersi vittima di una «caccia alle streghe» da parte di «false femministe». E soprattutto ripete quattro volte, sotto applausi scroscianti, «Non darò le dimissioni!». Tra chi applaudiva c’erano anche alcuni suoi colleghi, tra cui il coach della nazionale maschile, Luis De La Fuente, e quello della squadra femminile, Jorge Vilda.

Questo applauso viene subito denunciato dai loro superiori come un atto di intollerabile sessismo e solidarietà “machista”. Si invocano le dimissioni dei due allenatori. De La Fuente subito mette la coda tra le gambe e si scusa umilmente per l’«errore umano e imperdonabile» commesso, aggiungendo la promessa di farsi rieducare e decostruire il maschio tossico che alberga in lui: «Ho ricevuto critiche molto severe, ma sono tutte meritate. Se potessi tornare indietro, mi comporterei diversamente. Tutti dobbiamo fare di più per raggiungere una vera parità: me too, anch’io. Ci sto lavorando». In questo modo, si salva. Vilda, che non si scusa, finirà per essere sollevato dall’incarico, a sua detta senza apparente ragione (e rimpiazzato da una donna, sua assistente, Montse Tomé). Tramite social e giornalisti, Jenni Hermoso risponde che la conversazione citata da Rubiales non ha mai avuto luogo, che il bacio è stato «non consensuale, sessista e fuori luogo» e che l’inaudita violenza l’ha lasciata «in uno stato di choc», contraddicendo la versione precedente diffusa per mezzo della federazione (che, per tutta risposta, accusa la Hermoso di mentire e minaccia azioni legali). Possiamo ipotizzare la pressione di amiche, parenti, giornalisti sulla “vittima” affinché dia la corretta interpretazione femminista all’intera vicenda, e faccia le giuste valutazioni su come capitalizzarla. Ma la versione di Rubiales pare confermata da un altro video del viaggio di rientro, anch’esso diffuso da Alvise Pérez: il video era stato postato dalla stessa Hermoso poco dopo la premiazione sul suo profilo Instagram, e lei stessa lo ha rimosso in seguito.

Nelle mani della magistratura.

Nel video, una compagna chiede a Hermoso «e tu che gli hai risposto?» e lei dice: «pues, vale!», corroborando la versione del presidente. Inoltre, un’analisi professionale di un video della premiazione mirata al labiale di Rubiales, avrebbe confermato che lui dice: «Posso darti un bacio?». Ma dopo le dichiarazioni della donzella sotto choc, ormai Rubiales ha tutto il mondo contro, perfino suo zio (l’unica che ancora lo difende è sua madre, che ha addirittura intrapreso uno sciopero della fame affinché si ponga fine al «trattamento disumano» riservato a suo figlio). La FIFA lo sospende per 90 giorni; diverse dirigenti del calcio femminile danno le dimissioni in segno di protesta; addirittura si inscena una manifestazione a Madrid. Inevitabile conclusione: il 6 settembre è arrivata la denuncia di violenza sessuale da parte di Hermoso, fatto che ha costretto Rubiales a dimettersi (fatto malignamente accolto da Irene Montero con un trionfante «Se acabò», «È finita», sui social). Pur mantenendosi con la schiena dritta sulla propria versione dei fatti, ribadita in una recente intervista a Piers Morgan (qui sopra). «È chiaro che non posso continuare a lavorare. Ho parlato con mio padre, le mie figlie, alcuni cari amici. Loro sanno che non è un mio problema, ma mi hanno detto: “Luis, ora devi concentrarti sulla tua dignità e guardare avanti. Altrimenti, finirai per danneggiare le persone che ami”. Ma credo nella verità e farò ogni cosa sia in mio potere fare per assicurarmi che alla fine essa prevalga. Confido che anche il pubblico, nonostante questa sproporzionata persecuzione e le molte bugie, sotto sotto sappia da che parte stia la verità». Ora a parlare dovrà essere la magistratura: e già da più parti viene sottolineato che, sotto la recente legge “Solo sì è sì”, Rubiales rischia diversi anni di galera. Noi dal canto nostro possiamo solo augurarci che un po’ del «sessismo e machismo» che secondo Irene Montero infestano la magistratura spagnola, si facciano valere in questo caso.


Aggiornamento del 16/09: venerdì 15 Rubiales ha ricevuto un’ordinanza restrittiva, per la quale non potrà avvicinarsi a Jenni Hermoso oltre 500 metri di distanza. Una simile misura cautelare dovrebbe applicarsi solo nel caso in cui sia ritenuta dal magistrato procedente «indispensabile al fine di tutelare la vittima dalla possibilità concreta di subire ulteriori angherie da parte dell’indagato/imputato», ad esempio in caso di reati persecutori o maltrattamenti: in questo caso ci sembra chiara la volontà di umiliare e “mostrificare” Rubiales. Lo stesso giorno le giocatrici della nazionale femminile hanno inoltrato una lista di richieste alla federazione allo scopo di imporre una ristrutturazione dell’intera società: «Riteniamo che sia tempo di mostrare zero tolleranza per situazioni e condotte di questo tipo nella nostra società, e che la struttura di essa dev’essere cambiata». Le giocatrici chiedono esplicitamente la testa di tutti quei dirigenti che hanno «avuto, incoraggiato o applaudito qualsiasi tipo di atteggiamento contrario alla dignità delle donne». Come l’orwelliano Grande Fratello, il femminismo non si accontenta della punizione di singoli, non importa quanto colpevoli: esige un mutamento strutturale e profondo di idee, convinzioni, emozioni, linguaggi e schemi interpretativi della realtà. La dichiarazione è stata postata su X con l’hashtag «Se acabò», la formula usata per prima da Irene Montero: non c’è bisogno di specificare oltre quali mani stiano muovendo l’intera operazione e quali interessi perseguano. Una piccola nota positiva: la dichiarazione è stata firmata solo da 21 su 23 calciatrici della nazionale spagnola. Un plauso, da parte nostra, alle due donne che si sono coraggiosamente rifiutate di firmarla.

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