David Sherrat e il fronte giovanile antifemminista

Qualche anno fa una legge fatta nel 2015 nello stato della California ha dato adito a discussioni in vari paesi occidentali: si tratta della così detta yes means yes law, ossia la legge del “si vuol dire si”. Il dibattito sorge dal fatto che il principio della yes means yes law tende ad estendere lo stupro a qualsiasi rapporto sessuale che non sia stato preceduto da una dichiarazione di consenso espressa da entrambi i partner, risultando così riduttiva e incapace di poter essere applicata alle molte sfumature delle dinamiche sessuali umane. Sulla questione si è espressa anche l’analista politica Shikha Dalma, sostenendo che al centro del dibattito ci sia un fraintendimento sulle dinamiche della sessualità umana: “La maggior parte del sesso non è consensuale ma allo stesso tempo non è non consensuale. Risiede in un’area sfumata collocata nel mezzo, dove accadono scoperta e sperimentazione”.

Da tempo nel Regno Unito si discute sulla necessità o meno di introdurre questa legge. A fronte di un movimento femminista mai domo e in prima linea davanti alla prospettiva di rendere ancora più vincolanti e arbitrarie le accuse di stupro, le realtà della questione maschile contrappongono un numero crescente di uomini saturati dalle ingiustizie e dagli squilibri di genere subiti negli ultimi decenni (tra cui il dilagante fenomeno delle false accuse). Che ci sia una risposta maschile a quelle che sono le contraddizioni storiche del femminismo è sempre più evidente, ma ancora più evidente è il fatto che parte di questa risposta stia arrivando dalle nuove generazioni. Esempio lampante di ciò è David Sherrat, un giovane attivista per i diritti degli uomini che finì sui notiziari inglesi proprio per le sue posizioni in merito a questo dibattito: “ci sono donne che stanno combattendo per la yes means yes law”, ha dichiarato. “Questa legge implica che la prova del consenso ricada tra le responsabilità della difesa, ma esattamente come puoi provarlo? […] Un uomo ha diritto a un giusto processo”.

David Sherrat
David Sherrat

David è arrivato ai notiziari grazie alla fama che si era creato su YouTube sotto lo pseudonimo di “Spinosaur Kin”, un canale sul quale pubblica i suoi video di dibattito sulle questioni di genere maschile. Raccontandosi nell’intervista all’Indipendent, ha parlato del suo timore per le false accuse: “c’è il rischio di essere accusati falsamente, specialmente nella misura in cui sono diventato un bersaglio politico […] il motivo per cui non si sente parlare di accuse nei confronti dei sostenitori dei diritti maschili è perché siamo cauti”. Parlando poi degli abusi sugli uomini ha detto: “molti sono gli uomini che non sanno come vedere i segni di un abuso […] gli è stato narrato che non possono essere abusati […] non ci sono praticamente servizi per gli uomini che subiscono abusi, quei pochi sono piccoli e rudimentali enti di beneficenza scarsamente finanziati”. Colpisce infine la sua posizione riguardo al matrimonio: “non credo in un contratto di relazione legalmente sanzionato dallo Stato […] quando si arriva al matrimonio, il sistema è talmente direzionato contro l’uomo che perde di senso. Ti ritrovi a giocare l’equivalente finanziario della roulette russa con tre pallottole in un tamburo da sei, visto che il 50% dei matrimoni finisce in divorzio”.

Chi conosce l’approccio che le nuove generazioni stanno adoperando nei confronti di questa dura battaglia, non sarà sorpreso di un tale cinismo e di una tale riduzione di calcolo, ma anche chi non è ancora conoscitore di realtà come gli Incel e i MGTOW (in tal senso si consiglia la lettura di questo articolo) non potrà biasimare più di tanto la posizione sostenuta da David. In un mondo che criminalizza sempre più la figura maschile e nel quale sono sempre più numerosi i casi di squilibrio di genere davanti alla giustizia, non ci si può sorprendere del fatto che gli individui più giovani possano avere un atteggiamento guardingo e timoroso. Non è facile ritrovarsi in un mondo che ha messo donne e uomini su fronti opposti, pronti a battersi in una guerra tra generi che ha tutto l’aspetto di favorire sempre le prime, oltre a qualche altro terzo che gode, ma non si può nemmeno biasimare l’emisfero maschile per aver preso, prima coscienza e poi posizione, nei confronti di un’ideologia sessista e contraddittoria come il femminismo.


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