Ho avuto un incubo: l'inverosimile storia di Linda

Ho avuto un incubo. Ho sognato una situazione di fantagiustizia tanto angosciante e assurda da essere oggettivamente impossibile ma i sogni, si sa, non hanno alcuna base razionale e a volte sono persino frutto della peperonata serale. Ho sognato che la signora Linda ostacola con ogni mezzo, lecito ed illecito, una sana relazione tra padre e figlio. Già questo è impossibile, tutti sanno che nessuna madre potrebbe avere un comportamento tanto ignobile, ma i sogni sono irrazionali… Il comportamento di Linda viene riconosciuto dannoso per il figlio da decine di giudici che tentano in vari modi, da anni, di consentire la graduale ricostruzione delle relazioni ostacolate dalla madre. Niente da fare, Linda è agguerritissima nel suo progetto di cancellazione della figura paterna dalla vita del figlio, continua ad opporsi a chiunque rilevi le sue manchevolezze. Si sente una madre perfetta, solo lei sa cosa è giusto e cosa no ed aggredisce, denunciando e ricusando, chiunque tenti di spiegarle che forse dovrebbe tenere un comportamento diverso. Può sembrare impossibile, infatti i sogni sono irrazionali …

Dopo una serie di pronunciamenti soft boicottati da Linda, il tribunale è costretto a misure più drastiche: il figlio deve essere protetto dai comportamenti dannosi della madre, deve essere ricostruito il rapporto col padre ma prima serve un periodo di decantazione per liberare il ragazzino dall’influenza negativa materna. Il mio incubo ha un risvolto inquietante, appare un retroscena stranissimo e poco credibile: la signora è appoggiata da un manipolo di parlamentari che accolgono acriticamente ogni sua richiesta, anche contro ogni misura stabilita dai tribunali. Ma dai, è impossibile, infatti i sogni sono irrazionali… C’è sotto addirittura un disegno eversivo – ovviamente nell’incubo, nella realtà sarebbe impossibile – ed è quello di utilizzare Linda per attaccare le leggi vigenti e per avvalorare, o tentare di farlo, la bizzarra teoria di smantellare un diritto di famiglia patriarcale, appositamente strutturato per penalizzare le madri. Alla povera Linda viene fatto credere di avere un appoggio disinteressato e invece viene sfruttata per obiettivi diversi dal suo caso personale.

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È solo un incubo...

La strategia eversiva è totale: comunicati stampa nelle sedi istituzionali (ma è solo un incubo), irruzioni nei processi (ma è solo un incubo), indagini ad personam utilizzate strumentalmente (ma è solo un incubo), partecipazioni alle manifestazioni di piazza (ma è solo un incubo), ripetuti interventi sui social (ma è solo un incubo), attacchi mediatici per demonizzare la controparte anche attraverso menzogne (ma è solo un incubo), clima aggressivamente inquisitorio durante l’unica audizione benevolmente concessa alla controparte (ma è solo un incubo). Lo schieramento parlamentare pro-Linda è talmente sfacciato da scrivere apertamente che il sodalizio è indissolubile e vinceranno o perderanno insieme (ma è solo un incubo), talmente arrogante da ammettere di fare tutto il possibile e anche oltre per aiutare Linda (ma è solo un incubo), talmente baldanzoso da scrivere che si sta muovendo nell’ombra facendo cose che non si possono rendere pubbliche delle quali nemmeno Linda è al corrente (ma è solo un incubo). Il tutto accompagnato da una campagna mediatica senza precedenti, con testate scodinzolanti che dipingono la controparte di Linda come compagno violento e padre violento.


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Perché lo sarebbe? Perché Linda lo ha denunciato più volte, senza che però in una sola occasione il mostro sia stato iscritto nel registro degli indagati: tutto sistematicamente concluso con ripetute archiviazioni che dimostrano la fragilità delle tesi accusatorie. Però è stato denunciato tante volte, quindi Linda deve avere ragione. La magistratura dice che il mostro non è colpevole di nulla di ciò di cui viene accusato e non ci sono nemmeno i requisiti minimi per istruire un processo, ma il fronte parlamentare pro-Linda dice che è un violento, quindi lo è. Se Linda non viene accontentata nel suo proposito criminale di cancellare il padre la colpa è dell’intero sistema giudiziario italiano - civile e penale - coalizzato contro di lei. Sulla spinta della narrazione tossica messa in atto da chi muove i fili in Parlamento, Linda diventa per tutti madre-coraggio, citata persino tra le donne simbolo del 1970 (il mio è un incubo vintage, non l’avevo detto?). Ovvio che sia solo un incubo, nella realtà una persona con tali mappe mentali dovrebbe essere aiutata a risolvere i propri deliri e non sostenuta nel legittimarli e rafforzarli.

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Un bambino non può pensare con la sua testa.

Altro aspetto dell’incubo: la tesi denuncia=colpevolezza certa è un altro dei temi cari alla ghenga siamotutteLinda, che prova a far digerire all’Italia intera una ulteriore bufala, quella che il numero di denunce dimostrerebbe la violenza maschile. Tacendo però che il 95% finisce nel nulla, ma il solo fatto che vengano presentate milioni di miliardi di denunce dimostra che vi sono milioni di miliardi di aguzzini. Quindi bisogna creare centri per rieducarli, secondo una teoria rodata: costruendo un’emergenza costruisco anche il diritto di potermene occupare. Sempre più impossibile nella realtà, può accadere solo nei peggiori incubi. L’incubo notturno sulla vicenda di Linda arriva quindi al suo epilogo. Nel giugno 1971 arriva l’ennesimo provvedimento che riconosce quanto il comportamento ostinatamente possessivo, esclusivo ed escludente della madre sia dannoso per il figlio. Dispone ancora una volta l’allontanamento del figlio dal contesto materno e il collocamento dal padre, ma non subito. Il ragazzino non frequenta il genitore da tempo e gli è ovviamente ostile, il riavvicinamento deve essere graduale anche grazie ad un periodo di “bonifica” dalle pressioni negative subite per anni. Collocato quindi non dal padre ma in un luogo neutro, in modo tale da essere liberato dall’influenza di qualsiasi genitore, padre o madre, e poter acquisire una equidistanza e una autonomia di pensiero che oggi non ha.

I parlamentari di cui sopra, se avessero un minimo di correttezza, onestà intellettuale, senso civico e rispetto delle istituzioni - che oltretutto rappresentano - , dovrebbero consigliare alla loro protetta “cara Linda, le sentenze si rispettano, poi eventualmente si impugnano nelle sedi opportune ma non si può insultare la magistratura semplicemente fregandosene. Consegna il bambino, poi faremo tutto ciò che è in nostro potere ed anche oltre, ad esempio trovando un procuratore compiacente ed un consigliere di Cassazione ancora più compiacente per far ribaltare la sentenza. Ma intanto ‘sta sentenza va rispettata, anche se non ti piace”. C’è però un problema di ordine pratico: la sentenza “amica”, quella revisionista ad opera delle figure compiacenti, potrebbe arrivare dopo mesi, ad esempio a marzo 1972, con l’effetto di liberare il figlio dall’influenza negativa materna per 9 mesi. Come direbbe quello, Alessandro Qualcosa: “non s’ha da fare”. Infatti nell’incubo succede altro, la cospirazione parlamentare consiglia alla protetta di non rispettare la sentenza, non consegnare il bambino, non mandarlo a scuola, nasconderlo e blindarlo in casa, impedire ogni accesso al figlio da parte degli assistenti sociali ai quali è formalmente affidato il bambino. Il pericolo è che Ludovico (ops, mi è scappato il nome del minore che non dovrebbe essere citato, nemmeno in sogno), se tenuto 9 mesi lontano dalla madre cominci a ragionare con la propria testa. Non sia mai!

peperonata

Maledetti peperoni.

Deve restare immerso full time nel brodo emotivo apertamente ostile al padre, non deve essere liberato dall’influenza materna, deve respirare un clima di pericolo, di difesa dai nemici che lo circondano, fuori dalle rassicuranti braccia materne c’è una coalizione ostile fatta di giudici, assistenti sociali, tutori, consulenti e altri loschi personaggi che vogliono strapparlo dalla madre, deve essere esortato a nascondersi, a non aprire a nessuno, a non distrarsi un attimo altrimenti gli “amici del padre” potrebbero portarlo via. Il mondo è pericoloso, Ludovico viene terrorizzato e indotto a credere - fin dall’età di 4 anni - che unica di cui può fidarsi è la mamma. Per questo il provvedimento deve essere violato, il ragazzino non deve essere liberato nemmeno un minuto dall’influenza materna, deve continuare ad assorbire ciò che da sempre gli viene inculcato. “Linda cara, mentre noi tramiamo nell’ombra per smuovere gli amici degli amici e cucirti addosso una sentenza su misura, Ludovico non deve respirare nulla di diverso, nemmeno per un attimo, da ciò che gli stai costantemente inculcando fin da quando era piccolissimo”. Poi, in un trionfo di ipocrisia, chiederemo che il ragazzino possa esprimere la propria serena opinione, libera da condizionamenti: “dicci caro, preferisci vivere con mamma o con papà?”. Un po’ come fermare un fondamentalista islamico pronto a farsi esplodere gridando Allah Akbar e chiedergli: “ci dica gentile signore, preferisce la Bibbia o il Corano?” Il livello di libero pensiero è lo stesso. È ovvio che cose tanto assurde non potrebbero mai avvenire nella realtà, solo nel peggiore degli incubi potrebbe esserci una tale concatenazione di porcate istituzionali, giudiziarie e mediatiche. È fantagiustizia, nulla di quanto sognato potrebbe mai accadere in un Paese normale. Maledetti peperoni.

P.S.: ogni riferimento a persone e fatti che potrebbero esistere dopo 30, 40 o 50 anni dalla collocazione temporale dell’incubo, è puramente casuale.

P.P.S.: dovrebbe essere chiaro che queste righe non sono un inno alla violenza sulle donne o all’odio contro le donne, come alcuni affezionati haters si ostinano a scrivere. L’incubo, indipendentemente dalla mia volontà, ha inventato personaggi asessuati pessimi con particolare riferimento alla politica. Non una sola volta ho scritto, ne’ lasciato intendere, che possano essere esclusivamente donne ad esprimere cieca sorellanza a Linda. Avrei scritto le stesse cose se gli scellerati personaggi politici nel sogno avessero avuto le sembianze di Tina Anselmi o Nilde Iotti, come di Forlani o Fanfani. Piaccia o meno l’incubo mi ha angosciato non certo per una questione di genere, ma di squallore umano.

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