Il problema è molto più complesso di un paio di shorts

Ha scatenato l’ennesimo putiferio la presa di posizione di Marco Dondolini, consigliere comunale di Viareggio in quota Fratelli d’Italia, in merito ai frequenti tafferugli nell’ambito della “movida” giovanile in Versilia. Durante un consiglio comunale, Dondolini ha detto: «Le ragazzine di oggi gli shorts non li portano più all’altezza dei fianchi, ma dal fondoschiena in su. Sono tutte belle scoperte, pancia e ombelico in vista e istigano i ragazzini, le ho sentite io personalmente, ad andare a picchiare il compagno, perché magari sono state avvicinate o è stato detto loro qualcosa. E questi abbigliamenti provocano gelosie tra ragazzi». Ora tutto il mondo progressista, politicamente corretto e prono al femminismo d’affari e di potere lo sta letteralmente massacrando, fino a chiederne le dimissioni. Motivo? Solita roba: stereotipi di genere, oggettificazione della donna, decenni di lotte femminili cancellate, necessità di un cambiamento culturale e bla bla bla.

Si tratta di un minuetto fin troppo conosciuto, con le solite note, i soliti temi, i soliti slogan. Roba vuota e senza senso, l’unica che può uscire dalle zucche vuote di femministe e femministi, in politica o meno. Togliendo di mezzo quelle corbellerie, però, un fatto rimane: Dondolini ha detto una cazzata colossale. Ed è uno dei grandi difetti di un certo personale politico che appartiene alla destra. Mentre infatti a sinistra sono tutti molto ben irreggimentati e addestrati (come cagnolini) a usare con attenzione determinate formule, a destra hanno magari un sentore corretto in mente, che però quando dal cervello filtra verso la bocca si esprime con sciocchezze catastrofiche. Il che è tipico di chi non ha istruzione o manca della piena contezza del quadro generale in cui un determinato fenomeno si inserisce. Il problema infatti non sono gli shorts o le conseguenti chiappe scoperte: quello è l’aspetto più superficiale e di fatto irrilevante. Il problema, che poi in realtà un problema non è, ma è un semplice dato di fatto, è l’esistenza di stereotipi e comportamenti stereotipati strettamente connessi alla natura femminile e maschile e che, in quanto tali, non sono stereotipi in senso negativo, ma semplici specchi delle inclinazioni innate di uomini e donne nonché delle diverse tipologie di potere che si innescano quando si relazionano.

shorts

Ve la facciamo noi la formazione.

I ragazzi si corcano di mazzate su ordine o su commissione delle ragazze? Fanno a cazzotti per conquistarne una? Si sfidano a un O.K. Corral versiliano per avere il privilegio di uno sguardo della bella della cumpa? La reazione più logica alla questione non ha a che fare con gli shorts, caro Dondolini, ma dovrebbe suscitare un quesito tanto laconico quanto pregnante: embè? Cosa hanno fatto gli uomini per tutti i secoli, ma proprio tutti, dell’evoluzione umana? Esattamente questo. Prima con la clava, poi con lancia e spada, poi con armi da fuoco. In alcuni casi i conflitti di questo genere sono diventati archetipici, vedasi la guerra di Troia e tutti gli altri che l’hanno presa a modello. Più l’essere umano evolveva e si affinava, più le contese venivano disciplinate da regole e il premio si sublimava: tra uomini primitivi ci si massacrava per ottenere la femmina con cui accoppiarsi senza tante storie, ai tempi della cavalleria si seguiva un codice molto rigido e il premio dei tornei era magari di poter sedere al fianco della figlia del principe nel banchetto che sarebbe seguito. Poi è arrivata l’attuale era postmoderna dove, in una forma di involuzione, un paio di chiappe al vento hanno il potere di generare risse colossali al termine delle quali le suddette chiappe hanno pure il diritto di non concedere manco un grazie all’eventuale vincitore.


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Ecco, Dondolini, invece di parlare di shorts, forse avrebbe fatto meglio a parlare del naturale, naturalissimo potere sessuale delle donne, capace di rendere gli uomini dei bruti imbecilli pronti a sbranarsi l’un l’altro (e pure questo è un fatto naturale, naturalissimo) magari in cambio di niente, anche solo per mettersi in mostra. Dicendolo avrebbe fornito la prova storica e attuale che il patriarcato è soltanto una corbelleria ideologica inventata dal femminismo. Oltre a questo, avrebbe dovuto auspicare un richiamo forte alla popolazione maschile che ora furoreggia in Versilia affinché la smetta di rendersi servile allo strapotere femminile fino a farsi del male e in cambio di nulla, e invece di rispondere «Sì mia signora» a qualunque capriccio folle, impari a dire: «sei forte, emancipata e noi uomini siamo tutti oppressori, no? Bene, sbrigatela da sola». Il problema è che per fare riflessioni del genere Dondolini avrebbe dovuto essere conscio di come funzionino le cose, avrebbe dovuto essere formato, così come in area progressista-femminista si fa con tutti, giornalisti, politici e giganti della comunicazione, con tanto di corsi finanziati e aperti a tutti per diventare “femministi”. Veri e propri lavaggi del cervello istituzionalizzati e finanziati, utili per insegnare come massacrare l’inconsapevole politico di turno che si mette a parlare di shorts invece che di questioni fondanti. La destra (e chiunque altro in politica) decida se vuole o meno affrontare il femminismo e le sue infinite derive, se vuole smettere di essere attaccabile e attaccata su questi temi, e si rivolga a noi per fare un po’ di formazione. Ci presteremmo volentieri. E pure gratis.

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