La “Antiviolenza s.r.l.” fiuta il lockdown. Ed è subito terrorismo.

Lockdown sì, lockdown no? Nazionale, regionale o a macchia di leopardo? Totale, parziale, liscio, gasato o Ferrarelle? Mentre si amplia la platea degli scettici sul Covid-19, sulla gestione dell’emergenza e soprattutto sul modo con cui vengono comunicati i dati, si resta tutti appesi ai DPCM che, come i grani di un rosario, si susseguono, un passo incostituzionale dopo l’altro, decidendo se e come dobbiamo vivere o vegetare. L’unico dato certo è che una qualche altra forma di lockdown ci sarà, con buona probabilità si proverà a farci stare ancora chiusi in casa e il fiuto per gli affari della fiorente “Antiviolenza s.r.l.” comprende che l’occasione è propizia per farsi ancora un po’ di réclame. Hai visto mai che, mentre la gente chiude le attività e in molti casi si suicida, il Ministero della Famiglia non cavi dal fondo-cassa ancora qualche milionata da regalare a centri antiviolenza e dintorni, come già nell’aprile scorso.

Si tratta di capire che strategia userà Ro$a No$tra per approfittare nuovamente della situazione. Presa forse in contropiede, nel lockdown precedente si incartò in due narrazioni contraddittorie. All’inizio giustificò il calo drastico delle segnalazioni e delle denunce con l’argomento da manicomio per cui le donne italiane erano tutte tenute al 41 bis dai loro uomini, impossibilitate a chiamare il “risolutivo” 1522 perché messe ai ferri a pane ed acqua in cantina o nello sgabuzzino. Dunque nulla da festeggiare: le restrizioni non stavano impedendo il dilagare delle violenze. Anzi: il calo delle chiamate era qualcosa di preoccupante. Compreso che quel free-climbing sugli specchi era semplicemente ridicolo, verso maggio si cambiò versione: di punto in bianco le chiamate risultarono in aumento. Improvvisamente lo scenario della reclusione femminile tramontava, e via con i soliti numeri un po’ farlocchi un po’ gonfiati. Dirà poi Ro$a No$tra, con un triplo salto carpiato, che si trattava di segnalazioni represse, esplose tutte insieme non appena le restrizioni si sono un po’ allentate. Insomma, per un verso o per l’altro, con segnalazioni in diminuzione o in aumento, c’è comunque sempre da preoccuparsi, non se ne esce. È il carattere prêt-à-porter del femminismo, CEO della “Antiviolenza s.r.l.”, a permettere queste capriole in avanti e all’indietro.

donna incatenata

Mancano solo le cavallette e la pioggia di fuoco.

In realtà quei dati sono tutte sciocchezze, pura invenzione, realtà parallele raccontate come vere con l’appoggio di numeri senza alcun significato (le chiamate al 1522) e con l’omissione di dati più reali (come quelli della Polizia di Stato che ha registrato un crollo delle denunce). Il tutto però, grazie al solito bombardamento mediatico, è passato come cosa credibile. Ma che fare ora che in prospettiva sembrerebbe aprirsi la strada a un altro lockdown? Rifare il giochetto delle donne incatenate a pane e acqua in cantina e poi rimangiarselo, oppure passare subito all’allarme a prescindere? Vista la scivolosità della tattica precedente, Ro$a No$tra probabilmente opterà per il terrorismo preventivo: se ci sarà un altro lockdown, le donne saranno di nuovo in gravissimo pericolo. Tradotto: la grande menzogna non deve cedere terreno di fronte a una nuova emergenza sanitaria, noi e i nostri interessi, le nostre clientele e il nostro business non dobbiamo passare in secondo piano.


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Ad aprire le danze della mistificazione è l’avvocato Elisabetta Aldrovandi, consulente della Regione Lombardia e presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, una delle tante associazioni che assomma in sé avvocati, psicologi ed esperti vari, tutti asseritamente interessati a tutelare le vittime, tutte indistintamente. Se non che, si sa, le vittime in Italia sono praticamente solo le donne, ergo… Ergo l’avvocato Aldrovandi, fiutando un possibile imminente lockdown, rilascia alcune dichiarazioni e soprattutto alcuni numeri. Una pioggia di percentuali e di termini tecnici tra il legale e il medico tratti da un’indagine dell’Osservatorio stesso. Naturalmente in questo citarsi addosso non si dice nulla sul numero del campione analizzato, la sua grandezza, le metodologie di analisi, le modalità di aggregazione dei dati. Quisquilie, i media vogliono i dati finali da ficcare nella zucca dell’audience. Ecco allora che si parla liberamente del “boom del 50% di violenze in Lombardia a seguito del lockdown”, in famiglie tutte minate da svariate patologie psico-sociali, con una tendenza spiccata delle donne vittime di violenza a commettere suicidio (nessun dato viene portato a supporto, ovviamente, sono asserzioni che stanno in piedi da sé). Il solito quadro fosco, insomma, a cui mancano solo le cavallette e la pioggia di fuoco.

Elisabetta Aldrovandi
Elisabetta Aldrovandi

Preparatevi a sentire il solito coro lamentoso.

Il tutto per dire cosa? “Ci prepariamo ad affrontare mesi in cui il disagio psicologico, l’ansia e la rabbia repressa potrebbero sfociare in azioni violente, soprattutto in ambito domestico”, dice la Aldrovandi. Le famiglie italiane sono insomma una polveriera. Si vedono già, mentre il Presidente del Consiglio spiega l’ennesimo DPCM in TV, uomini in canottiera macchiata di sugo che, in un angolo buio di casa, affilano coltelli, lubrificano i lucchetti, lucidano le mazze e i manganelli, smontano e rimontano le meccaniche delle pistole, pronti a sfogare tutta la loro mascolinità tossica non appena si decide di chiudere tutto… Terrorismo. Terrorismo preventivo e sfacciato. Questo è il messaggio a cui la Aldrovandi dà l’avvio, come il “la” orchestrale prima del concerto. Come se i dati, quelli veri forniti dal Viminale, del primo lockdown non smentissero già questo tipo di propaganda che, pro domo sua, non cessa di fare riferimento alle cifre fornite dal 1522 che, come già detto e come ammesso dall’ISTAT stesso, indicano le “chiamate” e non le persone “chiamanti”, il tutto in un contesto di totale anonimato. Rappresentatività dei dati dunque pari a zero, forse anche meno. Eppure tutto fa brodo, dati insignificanti o autoprodotti, per perseguire il proprio scopo. Ma qual è esattamente lo scopo?

Gli obiettivi sono due. Il primo, come si è detto, è creare le condizioni affinché l’opinione pubblica, convinta che ogni casa italiana sia una specie di Guantanamo, accetti di buon grado e senza protestare eventuali altre regalie ministeriali ai centri antiviolenza (incluso probabilmente l’Osservatorio della Aldrovandi). Nella situazione di crisi attuale i numeri farlocchi e gonfiati servono soprattutto a mostrarsi abbastanza indispensabili da non subire (sacrosanti) tagli di risorse pubbliche, magari da destinare a sostegno di realtà economiche realmente utili e attive, a fronte della crisi nera che stanno attraversando.  Il secondo è, banalmente, farsi un po’ di pubblicità. L’intervento della Aldrovandi è chiaro, in questo senso. Premessa: i nostri dati dicono che la violenza è dilagata nel primo lockdown e che le famiglie sono tutte a rischio di violenza latente. Previsione: un altro lockdown innescherà una sorta di olocausto femminile. Soluzione: “la vicinanza e l’assistenza psicologica saranno fondamentali”, dice l’avvocato, precisando che “grazie a una convenzione con l’Osservatorio Nazionale Violenza e Suicidio abbiamo psicologi su tutto il territorio nazionale che possono fornire aiuti e consulenze a chi soffre di disagio psicologico”. Insomma venghino, siori e siore, venghino. Il terrorismo psicologico e mediatico, tramite mistificazione, per farsi pubblicità. Una prassi consolidatissima. Troppo faticoso e dispendioso organizzarsi un normale spot da mandare sul web e sugli altri media. Meglio una bella “intervista”, più facile far leva sulle paure diffuse. L’Osservatorio della Aldrovandi è solo la prima voce che si alza. Preparatevi a sentire a breve il solito coro lamentoso, mentre noi ci prepariamo alla solita faticaccia, impegnativa ma alla fine anche divertente, di demistificare tutta la ben nota grande menzogna.

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