OMS e “medicina di genere”. Ma chi decide veramente?

Lo scorso 18 dicembre 2023 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha annunciato che tra il 19 e il 21 febbraio una commissione di esperti (GDG, Guidelines development group) si riunirà per redigere le proprie linee-guida ufficiali riguardo la “salute delle persone transgender e di genere non conforme”. Fino ad oggi, infatti, mancava un documento specificamente dedicato a questo problema da parte dell’OMS, che rimandava alle voci relative nell’ICD, l’International Classification of Diseases redatto dalla stessa OMS. In altre occasioni abbiamo discusso documenti analoghi, emanati però da gruppi di interesse e professionali come il WPATH o l’APA che, per quanto considerati autorevoli e seguiti da tanti professionisti del settore in tutto il mondo, rimangono espressione di organizzazioni di parte, non politicamente sanzionate dal consesso delle nazioni. L’OMS è invece un ente ufficiale delle Nazioni Unite cui aderiscono 194 nazioni, quindi è ragionevole aspettarsi che le sue future linee-guida sul tema diventeranno il punto di riferimento internazionale, cui si ispireranno le politiche sanitarie delle nazioni aderenti. È quindi essenziale che la stesura di questo documento sia affidata a soggetti di elevata preparazione in campo medico e clinico, assolutamente non di parte, lontani dagli ambienti dell’attivismo e della social justice, e il cui rigore scientifico sia assolutamente indiscutibile.

Purtroppo, invece, ciò che sappiamo di questa commissione offre ampi margini di dubbio in merito alla natura degli interessi che guideranno l’operazione. Un annuncio analogo era già stato fatto il 28 giugno scorso, e in quell’occasione si diceva che il gruppo di esperti (la cui composizione completa non era stata divulgata) si sarebbe dovuto riunire tra ottobre e novembre, ma i lavori sono stati posticipati. La novità dell’annuncio di dicembre sta nel fatto che la composizione del panel di esperti è stata interamente divulgata, ed è proprio qui che si intravedono i problemi. Come si può vedere dal documento ufficiale che elenca i 21 soggetti che decideranno sulle procedure corrette per le “persone transgender” in tutto il mondo e i loro curriculum (e come hanno fatto notare molte testate giornalistiche), metà (11) dei componenti del panel non ha un background scientifico-medico. Cosa ancor più grave, quasi tutti sono coinvolti nell’attivismo di social justice, e per giunta sette (uno su tre!) sono soggetti “transgender”.

Tedros Ghebresius OMS
Il Segretario Generale dell’OMS Tedros Ghebresius.

Un legittimo sospetto.

Per capire di cosa stiamo parlando approfondiamo l’esempio di uno dei membri più controversi della commissione, Florence Ashley: nel documento ufficiale sulla GDG è presentato come un “giurista e bioeticista transfemminile che si occupa delle istanze delle persone transgender nella legislazione e nella salute pubblica”, e il testo vi si riferisce usando il pronome “they”, il “neutro” per quei soggetti che rifiutano il “binarismo” dei pronomi maschile e femminile. Ashley, autore del libro Gender/Fucking: The pleasures and politics of living in a gendered body (“Fottere il gender”) in cui (sic dalla presentazione Amazon) «basandosi sulle proprie esperienze come attivista transfemminile, accademico, e sporcaccione (slut) si interroga su cosa vuol dire vivere in un corpo dotato di genere», è un noto sostenitore dell’approccio affermativo di genere, e si batte (anche sui propri canali social come TikTok) per l’abbandono di ogni valutazione psicologica come requisito per iniziare percorsi di transizione anche su bambini e adolescenti. Ad esempio, in un suo paper dal titolo “Riflessioni sull’etica dell’esplorazione di genere: Contro ogni cautela nei processi di transizione per giovani transgender e gender-creativi”, sostiene: «L’approccio affermativo di genere per i giovani trans è quello più indicato: la transizione sociale senza nessuna limitazione e un rapido accesso agli ormoni bloccanti della pubertà debbono essere trattati come l’opzione di default».

Altri componenti del GDG sono ad esempio Apako Williams, attivista per i diritti delle persone “transgender” e fondatore dell’associazione Tranz Network Uganda; Walter Bocktin, psichiatra e già presidente del WPATH; Zakaria Nasser, attivista libanese fondatore dell’associazione femminista e queer Qorras;  Cianán Russell, chimico e attivista per i diritti trans che opera in ILGA Europe (l’associazione arcobaleno che pubblica il famigerato report periodico sui diritti delle persone “GLBT+” in Europa, che una volta abbiamo analizzato qui). Vista la composizione della commissione, un “leggerissimo sospetto” sugli interessi che ne guideranno la stesura, come dicevamo, ci sembra più che legittimo: tanto più che in esso non è per niente rappresentata, non vogliamo dire la posizione contraria, ma neanche perlomeno quella dei tanti soggetti e professionisti del settore che da anni si richiamano alla necessità di una maggiore cautela e di studi più approfonditi e di lungo termine, prima di andare nella direzione dell’affermazione di genere. Questo bias sembrerebbe confermato anche dalle 5 “aree” che, secondo l’annuncio, saranno disciplinate dalle linee-guida: «i protocolli per la procedura di affermazione di genere, inclusi gli ormoni; la formazione dei professionisti del settore; il corretto trattamento di persone trans e gender non-conformi che hanno subito violenze; politiche sanitarie che supportino trattamenti inclusivi; e il riconoscimento legale dell’identità di genere autodeterminata».

transizione genere

Molte reazioni contrarie.

E infatti, nonostante gli annunci siano stati fatti entrambi (guarda caso) in periodi di vacanze e festivi, durante la breve finestra di tempo aperta dall’OMS per raccogliere commenti e suggerimenti in una discussione pubblica, si sono levate molte voci critiche tra cui la più rumorosa interna alle stesse Nazioni Unite: quella di Reem Alsalem, attuale incaricata speciale dell’ONU per la violenza sulle ragazze e sulle donne, che ha accusato il GDG così composto di presentare «significativi conflitti di interesse» e ha sottolineato che «i soggetti coinvolti le cui posizioni differiscono da quelle delle associazioni e delle lobby transgender non sono stati invitati». Anche dal mondo arcobaleno “non allineato” sono arrivate voci critiche come ad esempio quella di Jamie Reed, direttore esecutivo di LGBT Courage Coalition, che in una dichiarazione pubblica ha così descritto il panel: «attivisti con scarsa o nulla competenza scientifica, guidati unicamente dalla propria agenda». Jamie Reed ha promosso una petizione dal titolo WHO decides? per chiedere «trasparenza, integrità, e presenza di punti di vista differenti nel processo di sviluppo delle linee-guida dell’OMS» sottoscritta da molti soggetti autorevoli (tra privati e associazioni) a livello internazionale. La petizione ha già raggiunto quasi 12.000 firme.

Anche un network internazionale di associazioni di genitori di bambini e adolescenti con disforia di genere preoccupati dall’accelerazione verso l’approccio affermativo, di cui fa parte per l’Italia GenerazioneD, ha espresso una preoccupazione simile in una lettera aperta all’OMS: «Dopo aver esaminato il vostro annuncio e la composizione del gruppo di sviluppo delle linee guida, riteniamo che l’attuale proposta dell’OMS non fornisca la garanzia di un approccio imparziale e basato sulle evidenze. In particolare, riteniamo che il Gruppo di Sviluppo delle Linee Guida (GDG) sia fortemente orientato verso l’Approccio Trans-Affermativo. Lo staff tecnico dell’OMS ha selezionato esclusivamente persone favorevoli al Modello Assistenziale Affermativo, violando le politiche di gestione dei conflitti di interesse dell’OMS. […] Invece, è fondamentale che le linee guida relative ai trattamenti medici siano redatte da medici esperti e scienziati, e non da attivisti. Naturalmente l’OMS può ascoltare i gruppi di interesse e le persone coinvolte, ma un eventuale gruppo di consultazione sul tema dovrà includere voci contrastanti, come quelle dei detransitioners, dei genitori di bambini che hanno dubbi sul proprio genere, degli attivisti LGB, delle campagne per i diritti delle donne, ecc.». In risposta a tutte queste critiche il portavoce dell’OMS, Tarik Jašarević, ha assicurato che le linee-guida in preparazione si concentreranno unicamente sui trattamenti per le “persone adulte”, e ha spiegato che le linee-guida dell’OMS sono «sempre basate su un bilanciamento tra l’evidenza scientifica disponibile, l’attenzione ai diritti umani, e la valutazione di rischi e benefici per gli utenti finali». Chissà perché, non ci sentiamo per niente rassicurati: e vi terremo informati sui lavori della commissione.

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