Orrori dal mondo "woke": uno sguardo sul futuro

Il mondo, si sa, è in rapido cambiamento. La cultura woke guida indefessa questo cambiamento verso un luminoso futuro, in cui ogni atteggiamento oppressivo interiorizzato dagli individui di pelle bianca e matrice culturale occidentale e patriarcale – specialmente, inutile dirlo, i maschi eterosessuali “cisgender” – sarà colpevolizzata, criminalizzata e definitivamente cancellata, così come ogni sua traccia residua nella storia, nell’arte, nella letteratura. Mentre i gloriosi e linearissimi principi della società “risvegliata” – dall’uso attivo della discriminazione per promuovere l’uguaglianza a quello della “tolleranza repressiva” per zittire i dissidenti con la scusa della giustizia sociale, dall’inesistenza del sesso biologico fino all’impossibilità per i bianchi di non essere razzisti e per i maschi di non essere violenti e misogini – empiranno i cuori di ogni persona di buona volontà (con i dovuti auto-flagellamenti), e saranno capillarmente insegnati ai futuri cittadini in tutte le scuole e università, a partire dall’asilo. Per testimoniare il progresso di questo inevitabile corso di cambiamento, vi proponiamo una nuova rubrica mensile: una rassegna, con breve commento, di alcune tra le più incoraggianti notizie recenti dal mondo woke, specialmente (ma non esclusivamente) dal suo crogiolo principale, la cultura di matrice anglosassone.

Razzisti anti-razzisti. «Le parole sono importanti» gridava Nanni Moretti in un memorabile momento di Palombella rossa. Robin Schlenger, esperta di “Social Work” e direttrice clinica di Counseling in Schools – un team che offre programmi formativi diretti specificamente a bambini e adolescenti – ci aiuta a comprendere noi stessi attraverso la nuova illuminante categoria concettuale di “razzista anti-razzista”, che va a designare quelle persone di pelle bianca impegnate nella causa della lotta al razzismo. Nelle sue parole, tratte da un’intervista recente: «Quale persona bianca, io sono razzista: per quanto non lo sia in modo intenzionale e consapevole, non posso essere una persona di pelle bianca e vivere in questa società senza beneficiare in qualche modo del razzismo. Perciò adoro questa espressione: sono una razzista anti-razzista». Auguriamo alla Dr.ssa Schlenger un buon lavoro di diffusione di questa preziosissima intuizione tra i bambini e i ragazzi di tutte le scuole americane. A quando in Italia?

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Verso una matematica femminista e antirazzista. All’ultimo convegno dell’Oregon Mathematical Association of Two-Year Colleges, il Prof. Ralf Youtz del Portland Community College ha tenuto una relazione su come portare l’attivismo woke nella didattica della matematica. Tra i principi chiave illustrati dal Prof. Youtz, la necessità di riconoscere che viviamo in una “società orientata in senso razziale” (racialised society) e la necessità di una costante autocritica sui propri atteggiamenti discriminatori, insegnamenti che il relatore ha dichiarato di aver già iniziato ad impartire attivamente a suo figlio di 5 anni. Ha poi illustrato una serie di azioni da intraprendere in merito, ad esempio la necessità di andare a cercare attivamente studenti afro-americani per i dipartimenti di matematica, anziché lasciarli alle loro libere scelte di studio. Il tema di formulare una matematica femminista e antirazzista è scottante e sentito, dato che, come tutti sappiamo, equazioni differenziali e logaritmi sono inerentemente politicizzati, «racialised and genderized». Ma come sarebbe una matematica “purificata” da questi squilibri? I ricercatori woke ammettono di non avere ancora una risposta precisa a questa domanda, ma auspichiamo che la possano trovare presto.

Facciamo una sorpresa a mamma e papà. Il distretto scolastico di Skaneateles, New York, è uno dei tanti a promuovere attivamente il cambio di sesso nei bambini all’insaputa dei genitori, come testimoniato dal documento confidenziale diffuso da un docente preoccupato (foto sotto). Si tratta di un modulo per definire un “Piano di Supporto Gender” per l’alunno: in questo caso è una ragazza di 12 anni che non si identifica in alcun genere, non ne ha parlato ai genitori, e “per il momento” ha rifiutato di proseguire in un percorso di transizione – ma ha chiesto ai docenti di riferirsi a lei con i pronomi neutri “they/them”. La scuola, da questo sito accessibile ai ragazzi, offre un link (cliccando su “LGBTQ+”) al Q Center dell’associazione ACR Health, in cui si trovano informazioni e contatti nella loro zona, per intraprendere un processo di transizione.

documento confidenziale USA scuola

Corto circuito 1. Se ne parla ancora poco in Italia, ma è la nuova barriera da abbattere nella rivoluzione woke: se ci si deve poter identificare in un qualsiasi genere, ma anche due, tre o nessuno, perché non difendere lo stesso diritto ad identificarsi anche in una qualunque identità culturale? L’influencer Oli London, 31enne, con oltre 300.000 seguaci su Instagram, è l’ultimo in una schiera sempre più nutrita di persone (il capostipite potrebbe essere identificato, idealmente, in Michael Jackson?) a compiere questo passo. Recentemente infatti Oli, inglese per nascita, ha fatto coming out sia da persona non-binaria, sia quale persona trans-coreana: rivelando di aver già affrontato 18 interventi di chirurgia plastica (circa 100.000 sterline di spesa totale) per assomigliare sempre più fisicamente a una persona coreana (e una in particolare: il cantante dei BTS Park Jimin). «Mi identifico quale Coreano – questa è la mia cultura, la mia patria. Sono stato intrappolato per otto anni in un corpo “sbagliato”. Ho vissuto in Corea, mangio cibo coreano ogni giorno, uso cosmetici coreani, parlo la lingua coreana – tutto questo plasma la mia identificazione quale persona non-binaria coreana». Deplorevolmente, Oli ha iniziato a subire attacchi e ingiurie anche da soggetti woke radicali, con l’accusa di “appropriazione culturale” – ossia, lo psicoreato di chi imita o adotta impropriamente costumi, tradizioni, abbigliamento, acconciature etc. di una cultura diversa dalla propria di nascita, e storicamente oppressa. Ma, con logica stringente, Oli ha rimandato le critiche al mittente: «Essere transrazziali è come essere transessuali: in entrambi i casi si è nati in un corpo “sbagliato”. Queste stesse persone woke che predicano la tolleranza, ora diffondono voci false su di me, mi offendono e mi mandano minacce di morte. Ma nonostante queste difficoltà, che soffro per colpa di questi troll woke radicali, celebrerò sempre e comunque me stesso e la mia identità coreana».

Corto circuito 2. L’ufficiale Jim Banks proporrà un emendamento al National Defense Authorization Act per bandire la critical race theory dalla formazione militare, proibendo di fatto l’insegnamento di principi sacrosanti come la colpa collettiva dei bianchi, l’essenzialismo razziale e il razzismo sistemico. Rispettiamo Banks, ma segnaliamo queste sue dichiarazioni in merito, per le quali dovrebbe chiedere scusa: «La lealtà degli Stati Uniti ai diritti naturali e all’eguale dignità dell’intera umanità è la migliore difesa possibile contro il razzismo e l’oppressione … Queste teorie woke incoraggiano le persone a giudicare e trattare gli altri in modo diseguale sulla base del colore della pelle, piuttosto che considerare tutti quali esseri umani, con uguale dignità e uguale diritto di essere protetti da parte della legge». Affermazioni di una gravità inaudita, di cui ogni social justice warrior che si rispetti riconoscerà l’oppressività intrinseca.

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L’11 settembre non va condannato. Da poco si sono celebrati i 20 anni dall’attentato alle Twin Towers dell’11 settembre 2001. L’equivalente del Ministero dell’Istruzione della Virginia ha promosso due settimane prima un webinar (per la serie degli “Equity Webinars”), per istruire i docenti a non diffondere falsi insegnamenti razzisti nell’occasione. La relatrice Prof.sa Amaarah DeCuir ha affermato l’importanza di combattere il pregiudizio anti-islamico: in quest’ottica occorre «non trasmettere false assunzioni di responsabilità a carico dell’Islam. Si deve iniziare da qui, dal dire chiaramente che tale responsabilità non c’è»; sempre nell’ottica di non offendere le sensibilità degli studenti di cultura islamica, ci ha istruito DeCuir, «è altamente inappropriato chiedere agli studenti una condanna esplicita dell’attentato».

Una piccola svista. La Female Motivational Speakers Agency, agenzia femminista britannica che offre una serie di relatrici professioniste, votate alla causa della parità di genere e all’empowerment del genere femminile, da ingaggiare per conferenze, convegni e occasioni simili, ha pubblicato una lista di citazioni “empowering”, di figure femminili eccezionali, in vista della festa della donna 2022. Tra queste era originariamente inclusa anche Kellie Maloney, donna transgender – un tempo agente di boxe di nome Frank, con un passato di violenza domestica verso la moglie, fino ad arrivare sul punto di strangolarla. In merito Frank Maloney aveva dichiarato ad esempio nel 2015: «Ho perso il controllo… L’ho afferrata e le ho stretto il collo. Se non fossero arrivati i miei figli, non voglio pensare a ciò che avrei fatto». Una volta intrapresa la transizione, Kellie ha iniziato la sua battaglia in difesa dei diritti LGBT per cui ad esempio è stata ingaggiata per fare corsi di formazione alla polizia in “equality and diversity” (uguaglianza e diversità). La citazione scelta recitava così: «Tutti vogliamo essere inclusi nella razza umana – questa è la cosa più importante», ma chissà per quale motivo, l’Agency l’ha rimossa dalla lista suddetta. Peccato, era un bel messaggio.

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