“Figlio mio, non ti sposare mai!”

di Filippo Target. Ammantati da una coltre di crassa tracotanza, e forti di un salario pingue e soprattutto garantito (cosa che fra crisi finanziaria del 2008, crisi dello spread 2012-2013 e recente crisi coronavirus non è affatto scontata), spesso la magistratura dà la netta impressione di vivere al di fuori della società civile, che al contrario è mediamente guardinga e affranta dai cosiddetti ” problemi comuni”. Certo, i giudici sono persone di cultura giuridica e costituzionale. Chiaro, per arrivare ad occupare quello scranno, “palamarate” a parte, si presume che queste persone abbiano dovuto completare un percorso professionale di rango. Però…

Non basta leggere i quotidiani e guardare il telegiornale, per avere una panoramica del mondo e del proprio paese. Sarebbe come pretendere di vigilare su un adolescente chiedendogli un breve resoconto delle sue serate: è insufficiente. Un celebre politico disse che la dimostrazione che un governante o una persona di potere, fosse realmente inserita nel contesto sociale, consiste nel saper rispondere a queste domande: “Quanto costa un chilo di pane? Quanto costa un litro di latte?”. Noi non siamo sicuri che i magistrati italiani sappiano rispondere a queste domande banali. Inoltre la saggezza popolare non mente e, come spesso accade, la visione rustica ma efficace del popolino si dimostra talvolta maggiormente proiettata nel futuro rispetto ai grandi cervelli del potere giudiziario.

Tramandare il sapere e avvisare il prossimo.

È così che da almeno due generazioni, una quantità indefinibile di nonni, zii, padri, si sgola per dire ai propri cari (maschi) di giovane età che va bene tutto nella vita, ma sposarsi proprio mai e poi mai. E quale potrebbe essere il collegamento fra questo ormai consolidato consiglio inter-generazionale (che in tanti casi diviene secca intimazione) con la rapida disamina effettuata prima? È semplice: i colpevoli di tanta diffidenza verso l’istituzione del matrimonio sono in gran parte loro, i magistrati. Nessuno osa dirlo, specie fra i giornalisti, che in Italia rappresentano la categoria timorata e timorosa per eccellenza, perché si sa, l’unica critica consentita nei confronti dei giudici è quando applicano pene troppo miti verso quei (pochi) colpevoli di “femminicidio” che abbiamo ogni tanto.

In tutti gli altri casi il mantra, spesso ripetuto come una cantilena dai più noti malfattori come ad esempio i politici e i giornalisti (sarà un caso?) è: ” confido nella giustizia / fidiamoci dei giudici”. Eppure sembra che larghe fette di popolazione non la pensino così. E come potrebbe essere diversamente, se un uomo sa che in caso di separazione può perdere figli, casa e soldi per colpa di un tizio che batte il martelletto sul tavolo senza applicare la legge in vigore? Farà ciò che fa l’essere umano fa secoli, cercherà di tramandare il sapere e avvisare il prossimo.


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