Kate Millett, il femminismo radicale (2)

Nell’intervento di domenica scorsa è stato trattato il pensiero di Kate Millett, tratto dall’intervista realizzata da Oriana Fallaci e pubblicata nel suo libro postumo Se nascerai donna. In questo intervento continuo ad approfondire questo pensiero, tratto sempre dalla stessa intervista. ORIANA FALLACI: Molte donne consapevoli dei loro diritti non sono d’accordo con lei, miss Millett. E, accanto a quegli uomini che lei definisce reazionari, si battono senza complessi. Significa forse che sono donne imbecilli? KATE MILLETT: No, significa che la loro idea di libertà e di giustizia è vista attraverso gli occhi degli uomini, e quindi non si rendono conto d’esser sfruttate dagli uomini in lotte che mirano solo a risolvere i problemi degli uomini. Siamo in presenza dunque delle “sorelle deviate”, coloro che non si identificano nella nazione femminista e contestano la loro verità. Secondo le femministe queste “sorelle” sono vittime di un condizionamento maschile secolare. Detto in maniera tecnica: sono stupide. La soluzione passa per la loro rieducazione e la presa di coscienza del loro sfruttamento.

KATE MILLETT: Certo che un sottoproletario negro soffre: perché è sottoproletario e perché è negro. Ma sua moglie soffre di più: perché è sottoproletaria, perché è negra, e perché è donna. Lei non serve soltanto il padrone, non è umiliata soltanto dal bianco: serve anche il marito, è umiliata anche da lui. Il quale le chiede di fargli da cuoca, da domestica, da amante, da balia, e poi tornando a casa magari la picchia. I maschi poveri hanno come un bisogno psicologico di crearsi le loro vittime per vendicare su esse gli abusi subiti. Un bisogno che i maschi borghesi non hanno perché sono già così potenti, e non gli serve esteriorizzare la loro arroganza. Oh, con ciò non intendo dire che la donna borghese sia molto più felice della sottoproletaria negra. Senza voler sindacare quanto affermato, possono essere dedotte due conclusioni che contraddicono la narrazione prevalente femminista. 1) Secondo l’attuale narrazione femminista la violenza di genere è trasversale, pervade ogni classe sociale. Dal testo sembrerebbe invece che soltanto i maschi poveri picchino le loro compagne, quando tornano a casa. Al contrario, secondo Millett, ai maschi borghesi, più potenti, “non serve esteriorizzare la loro arroganza”, non hanno il bisogno di vendicarsi sulle loro mogli. 2) Millett asserisce  che “i maschi poveri”, cioè le vittime maschili, “hanno un bisogno psicologico di crearsi le loro vittime [le loro compagne] per vendicare su esse gli abusi subiti”. La domanda, che Millett non si pone, dovrebbe sorgere spontanea: seguendo la stessa logica, queste donne, vittime a loro volta dei loro uomini, hanno anche loro lo stesso bisogno psicologico di crearsi le loro vittime per vendicare su esse gli abusi subiti? E chi sono le loro vittime? Il maltrattamento e la violenza sull’infanzia possono essere addebitati alle donne? Millett, così come la storiografia femminista, ignora il maltrattamento e la violenza infantile, è un argomento off limits. Ci si ferma prima… sulla violenza maschile.

Kate Millett
Kate Millett

KATE MILLETT:  Ciò che ho detto quindi parte da un fatto e non da un presupposto: il fatto che la società in vigore su questo pianeta sia una società dove le femmine vengono controllate dai maschi. Allo stesso modo e nello stesso principio con cui i bambini sono controllati dagli adulti. Il patriarcato si manifesta attraverso tutte le istituzioni che regolano il vivere insieme, a cominciare dall’istituzione-base detta famiglia. In democrazia come in aristocrazia, nel feudalismo come nel comunismo. Ce lo dimostrano le civiltà passate e presenti, occidentali e orientali, evolute o no. In ogni epoca, in ogni clima, sono gli uomini a governare e imporre le loro leggi: in un processo di politica sessuale che ha carattere nettamente misogino. Gli strumenti del potere sono la cultura, l’arte, la religione, lo stesso linguaggio. Millett afferma, “le femmine vengono controllate dai maschi allo stesso modo e nello stesso principio con cui i bambini sono controllati dagli adulti”. Sta suggerendo che i bambini sono vittime schiavi e oppressi degli adulti – principalmente delle madri, balie, bambinaie, tate, precettrici, nutrici, governanti, nonne –, o sta suggerendo invece che gli uomini si accollano le “fatiche fisiche”, le difficoltà, i rischi e si assumono la responsabilità della sopravvivenza e del benessere delle loro compagne così come gli adulti fanno nei confronti dei bambini?

ORIANA FALLACI: In compenso le donne hanno sempre vissuto più comodamente degli uomini. Nella gran maggioranza dei casi, sono stati sempre gli uomini a lavorare per il cibo e a morire per difendere la casa. E lei mi dirà che il lavoro domestico delle donne è duro, umiliante: d’accordo. Però è meno duro che lavorare in una fornace o in una miniera, è meno umiliante che diventare carne da macello alla guerra. KATE MILLETT: Il sistema patriarcale è ingiusto per gli uomini come per le donne. Parte dal presupposto che a procurare il cibo debbano essere gli uomini e che, coi soldi del marito, le donne se ne stiano lì a fare nulla. Purché abbiano la serva, s’intende. Come l’umanità sia arrivata a dividere il lavoro in tal senso, è un mistero. Alcuni ne danno una spiegazione biologica: la maggiore muscolatura del maschio. Ma la supremazia maschile non risiede nei suoi muscoli, risiede nel suo potere politico. Infatti tale potere non l’hanno mai coloro che sudano nelle miniere o nelle fornaci, bensì coloro che occupano i posti-chiave della responsabilità. Da millenni, gli impieghi più prestigiosi non richiedono la forza fisica. Anzi, più sali in cima alla scala sociale, meno fatica fai. Dunque, se l’uomo avesse voluto risparmiare alla donna le fatiche fisiche, logicamente le avrebbe delegato i posti-chiave della responsabilità. Perché ciò non avvenne? Perché la confinò al lavoro domestico e basta? Per isolarla meglio, evidente, per manovrarla meglio.


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Kate Millett
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Da una parte “le donne se ne stanno lì a fare nulla”, dall’altra “se l’uomo avesse voluto risparmiare alla donna le fatiche fisiche”… Non fanno nulla o fanno fatiche fisiche che dovrebbero essere loro risparmiate? Contraddizione in poco più di 10 righe. “Il sistema patriarcale è ingiusto per gli uomini come per le donne”, sostiene Millett, ed è vero, lo era tanto se comandavano gli uomini come se lo facevano le donne, le regine e sovrane. Sistema patriarcale anche allora? Millett afferma, “se l’uomo avesse voluto risparmiare alla donna le fatiche fisiche, logicamente le avrebbe delegato i posti-chiave della responsabilità”. Il femminismo ha veramente una fissazione con il potere – governo, palarmento, CdA, magistratura, rettori e giunte di Atenei, gerarchie ecclesiastiche… Cosa c’entrano le “fatiche fisiche”, a cui erano soggetti nella Storia oltre il 95% della popolazione, con i “posti-chiave della responsabilità”, occupati da sempre da una sparuta minoranza di persone? Come Virginia Woolf, anche Millett è dell’opinione che tutti gli uomini vivessero nel mondo di Gardaland, occupando i “posti-chiave della responsabilità”, risparmiati dalla “fatiche fisiche”. Millett sembra disconoscere una misteriosa regola insita nelle relazioni di coppia, non scritta ma tangibile, con tutte le dovute e numerose eccezioni che avvengono e sono avvenute lungo la Storia: ogni uomo s’impegna perché la propria compagna  debba sopportare meno fatiche fisiche delle fatiche e sofferenze che lui stesso è costretto a subire, allo stesso modo che gli adulti si comportano con i bambini.

Non parlo di noia, né di routine né di tempo lavorato, parlo, come fa Millett, di “fatiche fisiche”. La donna farà dunque fatica a seconda della condizione del proprio uomo. Se il contadino era povero e pativa la fame, la moglie era costretta a spendere la giornata lavorando accanto a lui; se non era del tutto povero, alla donna bastava lavorare mezza giornata in campagna; se il contadino era ricco, la donna non lavorava in campagna; se era molto ricco la donna aveva la domestica che dava una mano a casa; e se l’uomo occupava un “posto-chiave della responsabilità”, la donna aveva ai suoi comandi un esercito di servi e non faceva nulla (di faticoso) dalla mattina alla sera. Stessa dinamica per gli operai e per qualsiasi altro mestiere vi venga in mente. “Perché la confinò al lavoro domestico?”, si chiede Millett. Semplice: perché è falso, le donne povere lavoravano all’esterno accanto ai loro uomini in campagna, le donne ricche non facevano alcun lavoro, né domestico né di nessun altro tipo (di fatica fisica). Le donne povere non vedevano l’ora di essere “confinate” e di imitare le donne ricche.

Kate millett
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ORIANA FALLACI: A me sembra, Miss Millett, che si continui a girare intorno al problema senza affrontarne il nocciolo principale. Quello biologico. […] resta il fatto fondamentale che esse [le donne] sono biologicamente diverse, cioè da fatti fisici che non turbano l’uomo. KATE MILLETT: Per secoli e secoli la biologia è stata sfruttata dai maschi per razionalizzare la cosiddetta inferiorità delle femmine. I gruppi al potere tendono sempre a difendere il loro status quo su un piano razionale. […] L’argomento della gravidanza, poi, non è solo biologico ma storico: durante il periodo della caccia le donne erano incinte eccetera. Sono argomenti falsi […]. Tutto il sistema dei valori umani è basato sul mito della mascolinità e della femminilità. La nota femminista spagnola Victoria Sau ha affermato: “La debolezza muscolare delle donne sarebbe stato il risultato di secoli e secoli di prigionia” (ne La grande menzogna del femminismo, p. 1148). Millett concorda, “l’argomento della gravidanza, poi, […] durante il periodo della caccia le donne erano incinte, eccetera, sono argomenti falsi”. Infatti, il fatto che le donne incinte andassero a caccia spiega come mai oggi tra le numerose partecipanti alle Olimpiadi ci sono perlopiù donne incinte. Quando la realtà non coincide con l’ideologia, peggio per la realtà.

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