Stupro e consenso: la versione di Jennifer

Non conosciamo Jennifer Mezzetta, non è tra i follower di questo sito o dei suoi canali social. Ci è stato segnalato un suo post pubblico su Facebook contenente alcune riflessioni importanti e articolate sul discorso stupro e consenso. Riteniamo che ciò che dice sia notevole e meritevole di essere diffuso. Lo riportiamo quindi qui integralmente, dopo aver tagliato la parte relativa alle vicende personali dell’autrice.


Facebook jennifer mezzetta

 

Stavo seguendo il caso del figlio di Grillo, accusato di stupro insieme ad alcuni amici. Non ho gli strumenti necessari per sapere se lo stupro sia avvenuto o meno, ma sicuramente non trovo particolarmente nobile farsi una ragazza in tre. Per carità, nessuno vuole moralizzare, ognuno vive la propria sessualità come preferisce, tuttavia se nel rapporto consenziente fra due individui esiste complicità fra i due individui, in un caso come questo esiste più probabilmente complicità fra un gruppo di amici e una ragazza che funge soltanto come trastullo. Se poi tale ragazza abbia scelto o meno di essere il trastullo, questo non ci è dato saperlo. Sul caso di Ciro Grillo non mi interessa dunque esprimere giudizi, non ero lì e non posso sapere. Quello che invece mi interessa approfondire con voi è la facilità con cui oggi si arrivi a parlare di stupro. Siamo sempre lì: come per la violenza sulle donne, anche con gli stupri spesso a denunciare è chi nei fatti quel tipo di dolore non lo ha mai davvero vissuto. Qualcuno in passato mi ha accusato di essere poco sensibile all'argomento, poiché manifestavo dissenso verso l'ipocrita propaganda di oggi, ma la verità è che la mia reazione è dovuta semmai ad un'estrema sensibilità all'argomento, la sensibilità di chi davvero ha conosciuto certi orrori nella sua vita. Perché, parliamoci chiaro: la donna che realmente ha subito violenze si sente soltanto offesa da tutta questa propaganda, sfruttata quasi sempre da una certa politica e da donne che nei fatti non hanno mai conosciuto il vero dolore e la vera paura.

Tutti parlano senza osservare il reale tessuto sociale in cui viviamo, sento discorsi anacronistici di vecchi parolieri che sbraitano di come «le donne non vengano mai credute se denunciano» e che «occorre coraggio a denunciare». Mi spiace, ma questo senza dubbio era così ieri, non certo oggi. Oggi la realtà è che a una donna basta volersi vendicare di un ragazzo che magari non le dà più attenzioni per denunciarlo e accusarlo di violenze e nessuno metterà in discussione la sua parola, perché farlo significherebbe sembrare dei "maschilisti misogini". La verità è che oggi subiamo una propaganda a favore delle donne a prescindere e questo mi disgusta per due motivi: il primo è che odio le ingiustizie e pertanto, come odiavo un tempo la prevaricazione del maschilismo, trovo oggi odiosa la prevaricazione del femminismo. Il secondo è che non sopporto l'attuale politica del vittimismo: io sono una donna e non ho alcuna voglia di essere una vittima, una creatura fragile, non ho voglia di essere parte di una categoria protetta da tutelare, perché ciò offende e sminuisce ciò che sono. Questa politica del vittimismo non fa altro che alimentare il desiderio di essere martiri. Se un tempo era incoraggiato l'eroismo e la forza, oggi viene incoraggiato il "martirismo". Il debole viene coccolato dal buonismo popolare e quindi le persone anziché cercare di rafforzarsi cercano sempre nuovi motivi, anche fittizi, per alimentare la propria debolezza, arrivando persino a inventare traumi e disgrazie mai vissute, solo per ricevere attenzioni e consensi.

Beppe e Ciro Grillo
Ciro e Beppe Grillo.

Mi prendo ogni responsabilità delle mie azioni.

Ho sentito discorsi assurdi, di ragazze che gridavano allo stupro solo perché dopo essersi ubriacate si sono concesse allegramente a ragazzi, per poi pentirsene il giorno dopo. E poi via subito al gran galà della demagogia, con discorsi della serie: «Poverina, era ubriaca e lui se n'è approfittato». Ah, davvero? Quindi lui non era altrettanto ubriaco? Lui non era poco lucido esattamente come lei? Perché a meno che lui non fosse un integerrimo mormone astemio, a vedere i ragazzi di oggi mi pare che tutti, uomini e donne, si diano all'alcol in egual misura. Quindi mi spiegate perché una lei ubriaca dovrebbe essere considerata incapace di intendere e volere e un lui ubriaco non può essere giustificato allo stesso modo? Ipocrisia da farisei! Mi spiace essere arrabbiata, ma lo sono, e molto. Sono arrabbiata per tanti motivi. Sono arrabbiata perché mi offende vedere donne che non hanno mai conosciuto orrori usare certi drammi reali per fare le ego-vittime. E purtroppo avrei numerosi esempi di casi in cui mie conoscenti hanno millantato abusi. E fa incazzare, perché non solo non hanno il minimo rispetto delle vere abusate, ma spesso rovinano per sempre la vita di ragazzi che magari non hanno mai fatto male a una mosca.


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E sono arrabbiata perché non ho più voglia di vedere gente stupida o che ci tratta da stupide. Donne, non lo sapete che bere fa perdere lucidità? Siete tutte candide e ingenue Heidi scese dal monte? Io non credo, penso anzi che ormai già a 14 anni ne sappiate più di me. Quindi, se non volete l'indomani pentirvi di un rapporto sessuale che da sobrie probabilmente non avreste avuto, non potreste semplicemente prendervene la responsabilità ed eventualmente non bere? Perché se una persona non è capace di bere, allora non beva! Tutti bevendo hanno fatto cazzate, ci mancherebbe, in modo diverso ne ho fatte anche io, però mi son sempre assunta la responsabilità dei miei errori. Perché se scegli di bere, se scegli TU di renderti vulnerabile, dopo non puoi accusare nessuno delle tue cazzate. Se un uomo ti prende, ti blocca in un angolo e ti violenta, allora è stupro. Se un uomo ti fa ricatti morali per ottenere favori sessuali, allora è una forma di abuso. Ma se tu per scelta ti ubriachi con lui e decidete di divertirvi e fare le teste di cazzo, allora siete solo e semplicemente due teste di cazzo, entrambi, nessuna vittima e nessun carnefice. O forse in quanto donna vuoi essere trattata come imbecille, incapace di intendere e volere? Non so te, ma io sono donna e non mi sento affatto imbecille e se sbaglio, proprio come un uomo, mi prendo ogni responsabilità delle mie azioni.

donna ubriaca

Basterebbe un po' di buon senso.

Per concludere, le vittime di stupro esistono? Certo che sì, come esistono però anche le stronze bugiarde. E il fatto che un tempo ogni donna ingiustamente non era quasi mai creduta non significa che oggi si debba al contrario credere a tutte. E gli stupratori esistono? Sì, ovvio, e sono dei figli di puttana, nature marce che nessuna campagna di sensibilizzazione potrà mai cambiare. Non serve far campagne di sensibilizzazione contro gli stupratori o i "bulli", perché chi è una brutta persona non diventerà certo buono. Ciò che semmai possiamo fare è insegnare alle vittime a diventare forti, a difendersi, a rendersi meno attaccabili, a scegliere di non essere più vittime. C'è bisogno di devastarsi al punto da non riuscire nemmeno più ad avere il controllo di te stessa? Se tu arrivi a bere così tanto, al punto da accettare consapevolmente di non essere più padrona di te stessa, allora sei tu che ti sei stuprata, sei tu ad aver fatto violenza su te stessa, sei tu a non rispettarti. E non te lo dice una astemia moralista, te lo dice una che ha conosciuto anche l'auto-distruzione e che per amor proprio e dignità ad un certo punto ha saputo dire «No, vaffanculo».


Quello di Jennifer è un post pieno di riflessioni condivisibili, che però non tengono conto di un fattore ancora più grave della perdita di autocontrollo causa-abuso-alcolici, che evidenziamo per dimostrare che il discorso è molto più ampio e datato della recente vicenda-Grillo. È la deresponsabilizzazione femminile a 360 gradi, a prescindere da alcolici, stupefacenti, minacce, violenze o pressioni di qualsiasi tipo. Le cose accadono senza che le donne vogliano, non c’è mai una reale responsabilità femminile ma non è nemmeno colpa del fato, la Colpa è sempre da cercare (e trovare) nell’uomo. Il fenomeno #metoo, per dire, è nato dal pieno consenso delle attricette o aspiranti tali che sgomitavano per accaparrarsi i favori del potente più potente di tutti salvo poi, anche dopo 10 o 15 anni, realizzare di essere state costrette, a causa del rapporto di sudditanza tra il magnate di Hollywood e la starlette in erba. Ringraziamo Jennifer per la sua riflessione. Basterebbe una manciata di testimonianze così, con altrettanto buon senso, per spazzare via gli inquinamenti ideologici e permettere a uomini e donne di tornare a riconoscersi e a dialogare positivamente.

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