Ero uomo ieri e lo sono anche oggi

NdR.: Riceviamo e volentieri pubblichiamo una risposta del lettore Paolo Ferrari a all’articolo “Ero donna ieri e lo sono anche oggi”, pubblicato da Today il 9 marzo scorso.


Ero uomo ieri e pensate un po’, lo sono anche oggi. Sono uomo quando ho le polluzioni notturne, che mi ricordo la prima volta che qualcuna mi disse “sei diventato un ometto” e io “perché finora, che ero?” (un bambino?) ma sono uomo anche quando non le ho. Sono uomo quando esco in pigiama, con i jeans, con la minigonna o come mi va di vestirmi e non ho il megafono della stampa sulla bocca per declamare queste puttanate ai quattro venti, posto che a nessuno frega niente di cosa pensa un “maschio” di tute, jeans e gonne. Ed è anche giusto così, è il contrario che non appartiene a un mondo sano. Sono uomo anche se sono basso e ho perso i capelli a 20 anni, anche se l’intero genere femminile non mi ha mai visto come un uomo (sessuato) principalmente a causa di queste due eventualità, e sono uomo pure quando le stesse menti discriminanti riempiono poi bocche e megafoni di sbrodolate mentali tipo body positivity, che naturalmente vale solo in un senso. Sono uomo anche quando mi piace il sushi, il gintonic e i viaggi e non mi interesso di politica perché preferisco Netflix. Sono uomo anche se trovo di cattivo gusto ruttare, scorreggiare e andarne fieri soprattutto passati gli undici anni di età. Sono uomo anche quando sul lavoro colleghi e colleghe mi sfottono per il mio aspetto e casa mia è ordinata perché mi da soddisfazione vederla pulita, e non ci sarebbe comunque nulla di male se fosse il contrario, sempre fino a quando i vicini non si lamentassero dell’odore.

Sono uomo quando non mi va di starci con chiunque, e quando questo è successo certe femmine arroganti e limitate mi hanno chiesto se per caso fossi frocio. Sono un uomo quando non conoscendo un argomento taccio, e non per questo c’è bisogno di aspettarsi applausi. Se non sai le cose, taci, viene insegnato a tutti, maschi e femmine, intorno ai 6 anni. Non mi pare una gran conquista. Sono uomo anche quando metto le scarpe col rialzo e non perché mi freghi un cazzo dello stacco coscia ma perché tutte queste attiviste del body positivity il “maschio” lo vogliono alto. Sono uomo quando al lavoro nessuno mi fa i complimenti giacché sono pagato per svolgere il mio lavoro bene, coscienziosamente e senza fare i capricci. Sono uomo quando invecchio, perdo capelli e metto su pancia e il mio corpo non reagisce a cardio e palestra come quando avevo 20 anni. Normale. Sono uomo se mi trucco, ma siccome somiglio più a Lino Banfi che a Damiano dei Maneskin le donne mi guardano come se fossi un fenomeno da baraccone, anche quelle che (e dài) ce l’hanno col body positivity.

uomo radici

Uomo sì, ma “misogino”.

Sono uomo quando mi arrabbio per niente che poi niente niente non è, visto che sono uomo quando scavo in miniera, pulisco le fogne, asfalto strade sotto il sole di luglio, vado in pensione più tardi delle donne, svuoto fosse biologiche, muoio sul lavoro il 95% delle volte, costituisco il 67% dei senzatetto e la maggioranza delle vittime di morte violenta nonché la maggioranza dei suicidi, eppure in occidente vengo chiamato “privilegiato” ma sugli articoli di giornale leggo frignare di mestruazioni, tacco 12 e zampe di gallina. Quindi sì, un po’ mi incazzo ma non fa niente. Sono uomo quando mi tocca leggere sui giornali frottole tipo che le donne sono pagate di meno, cosa illegale oltre che falsa, frutto di una statistica volutamente miope che butta in un unico calderone tante estetiste e OSS che lavorano part time insieme a ingegneri e magistrati. Andate a studiare ingegneria e non rompeteci i coglioni con queste menzogne. I corsi scientifici in moltissime università prevedono sconti o sono addirittura gratuiti per le donne. Non per i “maschi” privilegiati, che pagano le tasse universitarie per intero. Per le donne, maledetto il patriarcato, vero? Oppure aprite un’ attività in proprio. Sono previsti stanziamenti a fondo perduto per l’imprenditoria. Manco a dirlo, per l’imprenditoria solamente femminile. Se le donne fossero retribuibili in misura minore perché non vedo aziende con dipendenti unicamente femminili? Il datore di lavoro risparmierebbe un botto di soldi. Sono uomo e mi tocca lavorare e sentire queste fesserie. Di più, mi tocca leggere questi piagnistei sui giornali, su internet, ovunque. E mi tocca pure star zitto perché sennò sono uomo, sì, ma “misogino”.

uomo scacciato

Lo scempio quotidiano.

Sono uomo quando mi sento bruttarello e inadeguato, e lo sono pure quando mi sento figo. Sono uomo perché mi ci sento e questa frase suona così idiota. Declinata al femminile sembra la rivendicazione fiera dell’ eroina di un romanzo, ma se io dico “mi sento uomo” sembra il grido disperato dello scemo del villaggio. Quindi fregacazzi, sono uomo all’anagrafe e se sia etero o omo sono cazzi miei, non occorre sbandierarlo in giro. Sicuramente non mi sento un privilegiato e a volte, quando tutto diventa difficile in certe serate piene di solitudine, in quelle serate penso che avrei voluto nascere donna.

Sono uomo anche se ho scelto di non essere padre, dopo aver visto certi amici cornuti dormire in macchina perché la ex moglie si era tenuta figli e casa intestata all’amico mio cornuto e dove naturalmente continuavano i sollazzi con l’amante, suggellati da un atto del tribunale. Sono uomo anche se non sono sposato, dopo aver conosciuto uno spagnolo finito in carcere per non essere riuscito a pagare il mantenimento all’ex moglie. Non faceva il furbo, era solo disoccupato da 6 mesi.

Sono uomo non perché sia particolarmente facile o difficile esserlo, ma perché faccio la vita che mi tocca fare senza frignare, nonostante le discriminazioni, le vessazioni e le difficoltà continue, come tutti, nonostante la narrazione collettiva riempia occhi e orecchie di piagnistei fatti da idioti e per rincoglioniti, dai quali si evince che il maschio bianco etero è brutto e cattivo solo perché è nato così, col risultato di creare guerre tra generi che negli ultimi trent’anni hanno indebolito il tessuto sociale e culturale, in un periodo in cui sarebbe invece necessaria tanta unità. E mi tocca vedere questo scempio ogni fottutissimo giorno.

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