Il modello orientale contro il trans-umanesimo non può essere ignorato

Qualunque sia la posizione di ognuno rispetto alla guerra tra Ucraina e Russia o il giudizio sul regime di Kiev e quello di Mosca, è indubbio che la fase storica di cui siamo testimoni promette di essere uno spartiacque di portata epocale, pari, se non superiore, ad altri del recente passato, come ad esempio il crollo dei regimi comunisti e del muro di Berlino o l’attacco alle Torri Gemelle. In queste condizioni, il pericolo è di perdersi in partigianerie o prese di posizione da tifoseria calcistica, e le opposte propagande, che in tempi bellici la fanno da padrone, favoriscono molto questo tipo di cecità, che impedisce una valutazione per quanto possibile serena ma soprattutto generale e oggettiva della situazione. Per noi che siamo immersi 24 ore su 24 nella propaganda occidentale, interrotta a sprazzi, su canali specifici e dedicati, da quella orientale, ha senso provare a spogliarci di ogni pregiudizio e cercare di elevarci per avere della situazione una visione “da aquila”, che comprenda la massima ampiezza possibile del visibile. Un primo passo fondamentale, in questo senso, è lasciare spazio alle ragioni di chi nella nostra propaganda viene cancellato, criminalizzato, demonizzato. Stiamo parlando di ascoltare “il nemico”, le sue ragioni, i suoi argomenti. Anche se non ci piacciono e dissentiamo da essi. Farlo può aiutare a gettare una luce diversa sullo scenario generale, specie rispetto a quanto abbiamo avuto occasione di sostenere fin dall’inizio del conflitto: non è un confronto bellico regionale, né è soltanto una guerra tra USA-NATO e Russia. Si tratta invece di uno scontro di civiltà.

A confrontarsi sono cioè due visioni contrapposte del mondo e dell’umano, che vanno ben inquadrate e comprese, anche e soprattutto nell’ottica dei temi che vengono usualmente trattati da queste pagine. Che, come diremo tra poco, sono sorprendentemente e straordinariamente presenti nello scontro in atto tra due weltanshauung alternative. Ciò emerge in modo potente dal lungo discorso tenuto da Vladimir Putin venerdì 30 settembre, in occasione della cerimonia tenutasi a Mosca per l’accettazione nella Federazione Russa delle repubbliche di Luhansk, Donetsk, Zaporozhie e Kherson. A parlare è uno dei leader di quel conglomerato di stati sovrani che in modo sempre più aperto si contrappongono all’egemonia statunitense e occidentale in generale. Cioè le parole di Vladimir Putin non intendono soltanto veicolare il pensiero russo, ma anche quello cinese, iraniano, asiatico in generale e in parte anche dei molti paesi ex colonizzati d’Africa e del Sud America, che guardano con crescente favore l’instaurazione di un nuovo ordine multipolare globale. Le parole del presidente russo, ripulite dall’ovvia retorica richiesta dalla circostanza, oltre a dare uno spaccato preciso e interessante delle critiche che quel conglomerato di stati sovrani riserva all’occidente nel suo complesso, per i suoi atti del passato e quelli del presente, toccano alcuni temi di particolare interesse per noi. Temi che mai avremmo pensato sarebbero entrati in un discorso che probabilmente verrà citato nei libri di storia del futuro, come un elemento di svolta nella storia del XXI secolo.

L’intero discorso di Vladimir Putin, Mosca, 30 settembre 2022, doppiato in italiano.

La contesa ideale del blocco orientale.

Verso la fine del suo discorso, infatti, nel chiarire la radicale inconciliabilità tra il modello occidentale e quello orientale, Putin dice (corsivi sempre nostri nelle prossime citazioni): «A loro [le élite occidentali] non importa nulla del diritto naturale di miliardi di persone, la maggioranza dell’umanità, della libertà e della giustizia, del diritto di determinare il proprio futuro. Avanzano nella negazione radicale dei valori morali, religiosi e familiari. Rispondiamo ad alcune semplici domande, e mi rivolgo a tutti i cittadini di Russia: vogliamo avere qui, nel nostro Paese, in Russia, il “genitore numero uno, genitore numero due, genitore numero tre” invece di “madre e padre”? Vogliamo che le nostre scuole impongano ai nostri figli, fin dai primi anni, perversioni che portano al degrado e all’estinzione? Vogliamo martellargli in testa l’idea che esistano altri generi oltre a maschio e femmina e offrire loro la riassegnazione di genere attraverso la chirurgia? È questo che vogliamo per il nostro paese e i nostri figli? Per noi è inaccettabile. Abbiamo una nostra idea diversa di futuro». Così, sorprendentemente, concetti semplici su cui abbiamo spesso imperniato analisi che pensavamo “di nicchia”, irrompono all’interno di un discorso storico inerente gli equilibri geopolitici mondiali. «Lasciate che vi ripeta», continua poi il presidente russo, «che la dittatura delle élite occidentali ha nel mirino tutte le società, compresa la civiltà occidentale. È una sfida per tutti. Questa completa rinuncia al significato di essere umano, la sovversione della fede e dei valori tradizionali e la soppressione delle libertà arrivano a somigliare a una “religione al contrario“, puro satanismo. Mettendo all’indice i falsi messia, Gesù Cristo disse nel Discorso della Montagna: “li riconoscerete dai loro frutti”. Questi frutti velenosi sono già chiari alla gente, non solo nel nostro paese ma anche all’estero, incluse molte società in Occidente».


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Non sfugge che i toni mistico-religiosi di alcune parti del discorso di Putin servano a mobilitare gli strati sociali più tradizionali (e numerosi) del suo popolo, tuttavia impressiona che abbia deciso di menzionare i pasticci ideologici sull’identità sessuale, peculiari degli ultimi decenni nella weltanshauung occidentale, come simbolo stesso di un degrado in atto all’estero e minaccioso per le culture orientali. Un degrado, il presidente russo lo sa bene, di cui moltissimi in occidente sono consapevoli e per cui sono preoccupati. Che ci sia qualcosa che non va è chiaro a molti di noi dalle nostre parti, ed è chiarissimo al leader russo, che va al cuore del processo di trans-umanizzazione in atto in occidente, attivato e tenuto vivo da idee anti-naturali che prendono le fattezze (e le pulsioni estremistiche) di nuove religioni. Non è raro, l’abbiamo anzi fatto spesso, che su queste pagine il femminismo o il genderismo vengano assimilati a fondamentalismi religiosi della peggior specie, con tutto il loro carico di falsificazioni. Anche queste dinamiche sono chiare all’oriente: «la verità è stata affondata in un oceano di miti, illusioni e falsità», ha detto altrove nel suo discorso Vladimir Putin, «usando una propaganda estremamente aggressiva, mentendo secondo lo schema di Goebbels: più è incredibile la bugia, più velocemente la gente ci crederà». Questo, per i temi che ci interessano, è in effetti uno dei pilastri del mondo in cui viviamo, figlio di quella più generale «convinzione dogmatica che la civiltà e la cultura neoliberali siano un modello indiscutibile per il mondo intero» (ancora parole di Putin). Indiscutibile e, aggiungeremmo noi, apparentemente ineluttabile e incontendibile. Cosa che, invece, il blocco orientale sta cominciando a fare: contendere apertamente un modello socio-culturale con la riproposta di alcuni pilastri etico-morali su cui costruire un modello nuovo di futuro. Ed è proprio l’audacia e l’attrattività di questa riproposta che rende la reazione occidentale così aspra e scomposta: «l’attuale modello neocoloniale è spacciato, appare ovvio. Ma, lo ripeto, i suoi veri padroni vi si appenderanno fino alla fine», chiosa Putin.

transumanesimo

Un’interpretazione da non trascurare.

Non sfugge, non deve sfuggire, che alle spalle della guerra in atto tra Ucraina e Russia ci siano anche, se non soprattutto, ragioni puramente economiche o di egemonia commerciale (molto ben spiegate in questo articolo del Sole24Ore), ma non possiamo limitarci a una lettura marxista degli eventi quando il portavoce massimo di una delle parti in conflitto, oltre che di un progetto alternativo di futuro come quello orientale, inserisce nel proprio discorso gli elementi storici, morali e ideali che possiamo riscontrare nel citato discorso di Putin. È fondamentale da parte di tutti, anche di chi odia il presidente russo, ascoltarli e inquadrarli nel contesto storico generale in cui ci troviamo e chiedersi se davvero, come lo stesso Putin sostiene, esiste un bisogno diffuso, anche in occidente, di tornare a progettare il futuro sulla base di alcuni pilastri valoriali “tradizionali”, con ciò intendendo conformi alla natura umana, ovvero opposti a qualunque ipotesi trans-umana. Ha senso, pur nella condanna di ogni spinta autocratica e liberticida, pur nell’opposizione a ogni guerra, fare autocritica e chiedersi se davvero non si è andati troppo in là nel progettare una non-umanità insostenibile basandosi su assunti tecnocratici e travestimenti progressisti, e se in un siffatto progetto non si nascondano ingiustizie, sofferenze e disastri in quantità superiori e di qualità peggiore rispetto a una riconciliazione moderna dei più diffusi e condivisi valori etico-morali propri di ogni umanità, ad ogni latitudine. Ha senso, anche ascoltando in modo laico chi ci viene rappresentato come nemico feroce, chiedersi se non si tratti davvero, come costui sostiene, anche di «un campo di battaglia dove ci sono in gioco le future generazioni, i nostri figli, nipoti e pro-nipoti. Dobbiamo proteggerli contro ogni schiavitù e contro ogni mostruoso esperimento progettato per storpiare le loro menti e le loro anime».

Anche queste, oltre a molte altre fuori dall’oggetto di queste pagine, sono questioni che il movimento orientale alternativo al modello occidentale pone sul tavolo, davanti agli occhi dei suoi cittadini ma anche davanti ai nostri. Sta a noi valutare se si tratta di mera retorica e di attacchi pretestuosi verso un processo socio-culturale realmente progressivo e progressista o se davvero, guardandolo dall’interno, non ci sia modo per noi di individuare qualcosa di profondamente sbagliato e degradante nello scenario in cui siamo immersi. Nel qual caso, non si deve assumere come conseguenza un radicale cambio di fronte, non per questo si deve diventare “putinisti”, “filo-russi” o “filo-orientali”. Tuttavia sono considerazioni e aspetti che possono e anzi devono entrare nella riflessione autocritica collettiva, quand’anche si decida che l’alternativa di cui l’oriente si fa portavoce sia inaccettabile nella sua globalità. Noi, nella limitatezza del campo degli argomenti che ci siamo autoimposti, ci fermiamo qui, nello stupore di vedere riflessioni analoghe a quelle da noi sviluppate per anni presentate come punti-chiave all’interno del un discorso politico pronunciato da uno dei grandi potenti del mondo. Vladimir Putin ci ha mostrato che si tratta di questioni di ben più ampia portata, sulle quali intere realtà geopolitiche che si riconoscono in una sfera di influenza estranea all’egemonia angloamericana hanno una propria interpretazione alternativa. Un’interpretazione che sarebbe superficiale e forse anche dannoso non tenere in debita considerazione da parte di chi, nel contesto occidentale, da tempo prova a richiamare le proprie comunità di riferimento a un pensiero critico verso processi tanto, troppo spintamente trans-umani.

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