La follia intersezionale delle insegnanti

Un tempo, la scuola era il luogo del sapere… era il luogo in cui bambini e ragazzi imparavano ad affrontare il mondo, grazie all’istruzione, allo spirito critico acquisito, al ragionamento, era il luogo dal quale uscivano migliorati, arricchiti e in grado di trovare un posto nella società, perché era lì che venivano fuori i talenti, era lì che le potenzialità iniziavano ad esprimersi. E qualsiasi genitore poteva sentirsi al sicuro, sapendo il proprio figlio tra quelle mura: gli insegnanti rappresentavano un po’ il “prolungamento” delle figure genitoriali, si era certi che di sicuro non potessero andare contro ciò che qualsiasi genitore di buon senso cerca di trasmettere ad un bambino… Appunto era così. Ora no, non più.

Adesso la scuola è diventata l’ennesimo campo minato contro cui bisogna quasi difendere le giovani generazioni, che sono diventate le prime destinatarie delle nuove ideologie ultraliberal. Questo perché i figli di chi ha iniziato a sostenere le più recenti ondate di marxismo, attivismo post ’68 e correnti arcobalenose intersezionali varie, ce li ritroviamo oggi in cattedra, con le nefaste conseguenze che è facile riscontrare. I primi disastri si stanno manifestando in questi ultimi tempi, dove (guarda caso!! E per fortuna, dico io!! Vuol dire che ancora qualche genitore sano di mente esiste!!) le famiglie che stanno optando per la scuola parentale sono in costante aumento. Non può essere diversamente dato che le insegnanti (al femminile, essendo il corpo insegnante di qualsiasi luogo della terra costituito da circa il 90% di donne) sono ora delle svitate nazifemen intersezionali votate alle attuali ideologie politicamente corrette che vanno tanto di moda. E non lo nascondono neppure, anzi lo esibiscono come si vede in questo video delirante. A cui mi sento in dovere di rispondere con un video mio. Questo:

Avete avuto recentemente contatti con qualche insegnante giovane? Ci avete scambiato due parole? Vi sembrano normali? Avete notato come siano agguerrite nella loro lotta ideologica arcobalenosa/immigrazionista/gretinetta/intersezionale? Credo che ricordiate un po’ tutti quell’insegnante della scuola elementare che partecipò alla manifestazione antifascista di Torino dove insultò la polizia e nella cui casa furono poi trovate della cocaina e dell’hashish, vero? E quell’altra di Palermo che davanti a dei 14enni paragonò i Decreti Sicurezza alle leggi raziali fasciste? L’andazzo è questo, sia in Italia che altrove… In molte scuole del nord Europa è ormai prassi indire delle giornate dedicate allo scambio di dei generi, che consistono nel far vestire i maschietti con lunghe gonne e le femminucce con abiti maschili. La rete è piena di reportage in merito.


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Ecco che quindi siamo arrivati al punto in cui tutti i disastri della folle ideologia femminista intersezionale, che ha reso queste insegnanti delle frustrate disagiate, con l’armadietto pieno di antidepressivi e il comodino di vibratori già a 30 anni, viene riversata nelle scuole e quindi sulle nuove generazioni, che così si ritrovano già belle indottrinate fin dalla più tenera età. La radice del male è sempre quella: un’insegnante vecchio stampo avrebbe una vita affettiva/familiare normale, sarebbe stata materna, equilibrata, non avrebbe sentito il bisogno di sfogare tutta la sua rabbia repressa sugli allievi. Il tutto in un contesto dove i bambini sono oramai parcheggiati negli asili fin dai 6 mesi di età, perché tutte le loro madri non vedono l’ora di disfarsene per più ore possibile, per fare carriera, per andare a pilates o all’apericena con le amiche. Adesso, quindi, le (poche) famiglie rimaste con del sale in zucca hanno un altro nemico da cui difendere i propri figli: le insegnanti.

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