Paola Cortellesi e il diritto al libero pensiero (ma solo se è quello giusto)

Si avvicina la “Giornata Internazionale della Donna”, una tra le decine, forse centinaia di celebrazioni, tra nazionali, europee e internazionali dedicate alle donne e ai loro problemi in questo mondo maschilista e patriarcale – come la settimana internazionale delle donne, il mese della storia delle donne, il giorno dedicato all’uguaglianza delle donne, il giorno internazionale contro la violenza sulle donne, quello dedicato alle donne nel business, la settimana dedicata ai problemi cardiologici femminili, la giornata internazionale delle donne nella scienza, quella contro la mutilazione genitale femminile, il giorno dedicato alle donne nell’ingegneria, il Men Make Dinner Day (giorno “gli uomini preparano la cena”), etc. etc. Ogni anno in questo periodo (come alla fine di novembre) dobbiamo sorbirci un mesetto di dosi extra della propaganda femminista che comunque va avanti tutto l’anno, sette giorni su sette. Per l’occasione Paola Cortellesi, comica e ora anche regista, è stata invitata alla Camera dei Deputati per una ri-proiezione del suo film “C’è ancora domani” (troppi deputati se l’erano scampata: hanno dovuto rimediare) cui hanno presenziato anche, per l’alto valore educativo, tre istituti scolastici.

La vicepresidente della Camera Anna Ascani ha chiarito subito che il film proiettato «parla anche e soprattutto di politica», sollevandoci dalla necessità di sottolinearlo, e meno male perché se lo facciamo noi poi ci dicono che siamo misogini e non siamo persone abbastanza sensibili da capire l’arte. Non vogliamo dilungarci sul film, già è stato fatto ovunque altrove fino allo sfinimento tra cui un tour nelle scuole medie di tutta Italia, in cui pare sia capitato che abbiano fatto recitare alcune scene agli alunni (stile fantozziana corazzata Kotiomkin). Ci limitiamo a sottolineare un “dettaglio”: la protagonista Delia, che viene vessata e picchiata quotidianamente dal proprio partner (peraltro senza alcun motivo o pretesto apparente: qui un’analisi arguta di questo aspetto) e non trova la forza di ribellarsi (cosa per la quale si attira le critiche e il disprezzo della figlia e dell’amica fruttivendola), quando poi la figlia comincia a frequentare il fidanzato Giulio, per evitarle lo stesso destino, con la complicità ubbidiente di un soldato americano fa esplodere col tritolo il locale dell’attività della famiglia del futuro genero.

cortellesi c'è ancora domani
Una scena dal film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi.

La Cortellesi alla Camera.

Ricorda un po’ il “Per Giulia bruciate tutto” di Elena Cecchettin, sorella della tristemente celeberrima vittima di “femminicidio” avvenuto pochi giorni dopo il lancio del film (ma è assolutamente una coincidenza che proprio questo caso abbia avuto tanto spazio sui media; e a proposito, è appena uscito Cara Giulia, il primo libro del padre Gino Cecchettin, sicuro bestseller in cui Gino ci spiega che noi uomini dobbiamo cambiare: e già gli ha telefonato il Papa). Peraltro, ci sono già state delle femministe che hanno raccolto l’invito a devastare tutto. Ma anche qui bisogna fare uno sforzo per capire l’arte: come spiega chi l’arte la capisce, «questo può essere visto come una metafora della ribellione contro le convenzioni sociali e l’oppressione. È un atto di resistenza che simboleggia il desiderio di cambiamento e di emancipazione». Ma chiudiamo qua la parentesi sui meriti del film: ci preme solo commentare brevemente il discorso tenuto da Paola Cortellesi alla Camera in occasione della proiezione.

Cortellesi dice «con il mio film ho voluto raccontare i diritti negati» (quali? non specificato) e spiega, «ad animare tutti noi è stato il desiderio di affrontare il problema della violenza sulle donne che ci sta molto a cuore». Sacrosanto, è giusto analizzare e contrastare il fenomeno della violenza, in tutte le sue forme. Quindi a breve la Cortellesi girerà anche un «capolavoro di Bellezza e Verità» sulle ingiustizie e la violenza che colpiscono gli uomini? E magari non la violenza sugli uomini in generale, ma proprio specificamente quella femminile? Il prosieguo del discorso non lascia ben sperare in questo senso: «Consentitemi di approfittare del temporaneo privilegio di parlare qui oggi per auspicare, da comune cittadina, che al di là degli schieramenti politici che rappresentate saprete procedere uniti per far sì che le nuove generazioni ricevano, lungo tutto il percorso scolastico, un’adeguata formazione all’affettività e al rispetto, affinché imparino sin da piccoli che amare non significa possedere o subire». E noi che pensavamo che la scuola dovesse fornire un’istruzione in materie come matematica, scienze, letteratura, arte, educare a cose come il pensiero critico, la razionalità, la (sana) competizione, e che le questioni affettive e relazionali fossero appannaggio della famiglia: ma è solo perché non capiamo l’arte, non siamo persone sensibili.

Gli interventi di Fabio Nestola e Davide Stasi in audizione alla Commissione Giustizia del Senato.

Pensa come vuoi, ma pensa come noi.

La Cortellesi chiude con un auspicio: «e la violenza maschile sulle donne cessi di essere l’indegno fenomeno sociale che ogni giorno affligge il nostro paese». La violenza femminile, invece, può continuare indisturbata (anzi magari va un po’ incoraggiata: certo, “metaforicamente”). Siamo ingiusti? Troppo polemici? In fondo, lei può parlare del problema della violenza maschile sulle donne ma ciò non vuol dire che degli altri problemi non si possa parlare, o non vi si dia spazio, no? Be’, potremmo chiederlo ai nostri Davide Stasi e Fabio Nestola: invitati nel giugno 2022, nel corso della discussione in Commissione Giustizia del Senato per la nuova legge sul contrasto alla violenza di genere, a parlare della violenza che subiscono gli uomini e della piaga delle accuse false e strumentali di violenza…

Il loro intervento non solo scatenò l’ira generale (così Valeria Valente, allora presidente della Commissione Femminicidi: «È una decisione davvero inopportuna, assurda. Il Parlamento è infatti il luogo in cui si ascoltano anche opinioni diverse, molto diverse, ed è giusto così. Ma in questo caso siamo ben oltre… Dare loro la parola in una sede pubblica, proprio sui disegni di legge contro la violenza di genere, è davvero inaccettabile»), ma addirittura un gruppo di Senatori (tra cui Valente e Boldrini) avviò un’interrogazione parlamentare finalizzata alla chiusura forzosa del nostro spazio sul web (fa ridere, ma non è satira: è successo realmente). La Cortellesi nel suo discorso alla Camera ha sottolineato che nel suo film ha voluto raccontare «anche i diritti conquistati, gli stessi che consentono a voi di sedere in Parlamento e a tutti i cittadini di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione», ma forse ha dimenticato di esplicitare: purché il pensiero che si vuole manifestare coincida con quello gradito alle lobby femministe.

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