Tante parole, infiniti soprusi, e ora sono stanco.

[NOTA: Riceviamo queste riflessioni di un padre di cui seguiamo la vicenda ormai da anni. Le pubblichiamo perché riteniamo che, nella loro drammatica spontaneità, siano rappresentative della situazione di migliaia di figli che vengono privati di un diritto e di uomini che vengono privati della possibilità di compiere il proprio dovere paterno. A questi ultimi, per di più, viene tolta la legittimità di raccontare liberamente ciò che subiscono. Riteniamo dunque che sia doveroso condividere con tutti il vissuto di un uomo e padre. Tutto ciò che viene menzionato nell'intervento che segue è comprovato da carte, documenti e registrazioni. In ogni caso "La fionda" resta aperta, se qualcuno ne sentisse la necessità, a pubblicare repliche o rettifiche].

di Fabio Mellino. Sono passati più di quattro anni. Quattro anni nei quali ho dovuto rincorrere i miei due bambini da quando avevano 8 e 9 anni. Non avrei mai immaginato quello che è accaduto, mai avrei potuto credere di perdere i miei figli, mai avrei creduto che lo Stato italiano  e la Magistratura potessero permettere a una donna di privarmi dei miei figli. Sono stati anni in cui ho visto distrutto il mio ruolo di genitore, di padre. Anni dove l'ipocrisia di una società e di uno Stato assolutamente assente, indisponibile a tutelare e sostenere due minori e il loro padre, semplice cittadino, hanno fatto si che io non abbia mai avuto la possibilità di esercitare il mio sacrosanto dovere di genitore. Ho sentito solo ripetere parole come "conflittualità tra coniugi". Certo, come se una parole potesse sintetizzare anni di soprusi violenze e violazione delle regole, quando non di pura delinquenza. Una famiglia, non solo una donna o ex moglie, ma un'intera famiglia, mi hanno portato via i miei figli, me li hanno sistematicamente sottratti, utilizzando ogni forma di violenza fisica e verbale, dalla denigrazione all'insulto, mentre i piccoli venivano manipolati giorno dopo giorno. Due bambini nascosti alla mia vista, sottratti ogni volta che mi spettava vederli. Una donna che non ha mai temuto la legge, anzi l'ha ridicolizzata prendendo in giro i magistrati, fingendosi più volte vittima, sfruttando il suo ruolo di genitore affidatario, e mai scalfita da un sistema che ne doveva valutare non solo l’attendibilità ma anche il ruolo di genitore. Ad oggi ancora imputata e a processo insieme alla sua famiglia per violazione continuata di ogni dispositivo del giudice, per lesioni, violenze assistite e per stalking.

Oggi quegli stessi bambini sono adolescenti che hanno vissuto certamente una vita diversa da quella che avrei desiderato per loro. Sono i miei figli e il mio amore per loro è sconfinato, ma sono ragazzini che io non sono mai riuscito a vivere come padre. Incontri protetti, sostegno genitoriale, osservazioni: tutto inutile, tutte cose che non hanno portato a nulla. Un servizio sociale del comune di residenza dei miei figli che non ha mai, mai e dico mai fatto nulla per impedire a una donna e alla sua famiglia di eliminare il padre. Per non parlare dei nonni paterni, i miei genitori che non vedono mia figlia da anni, che non hanno goduto dei propri nipoti, trattati e maltrattati come se fossero dei delinquenti. Quanta cattiveria! E io mi domando solo perché… La mia percezione e sempre la stessa.  Sono stato vittima di mille violenze, non a caso un'intera famiglia è a processo, non ha caso vi sono denunce sostenute da mille e mille prove, testimonianze già in parte ascoltate, tra cui quelle delle forze dell’ordine… eppure non c'è un giudice che prenda un sacrosanto provvedimento, tutti dispongon osolo attività di osservazione…. perché? E se non fossi stato ad oggi un uomo lucido, moderato, se non fossi riuscito a placare la mia giustisissma rabbia per un'ingiustizia che giorno dopo giorno si palesa ai miei occhi e agli occhi di chi vuole vedere, ed evidentemente tra questi non ci sono i magistrati, cosa sarebbe mai potuto accadere?

padre e figli

Vergogna e squallore.

Oggi, il tutore legale dei miei figli (già, perché non c'è un'incapacità palesata, certo che no, ma ci sono dei genitori conflittuali...) mi chiede perché i miei figli non vogliano vedermi, perché quando non li trovo dopo 12 ore di attesa in pieno agosto chiamo i carabinieri. Sa, rispondo io, basterebbe ascoltare l'audio che mio figlio disperato, nascosto in un altra abitazione, quella dei nonni materni, mi inviò di nascosto perché voleva partire con me ma io non lo trovavo. La disperazione il pianto, le grida spezzate da una mano che spegne il telefono... Basterebbe ascoltare le mille registrazioni cariche di violenza, volgarità e soprusi che hanno condotto i miei figli alla distruzione. Basterebbe leggere carte documenti consegnati a quei magistrati per i quali io non sono nemmeno un numero, ma un nulla. Ma mi domando: qualcuno avrà mai letto quel maledetto fascicolo, qualcuno avrà mai letto le relazioni dove un assistente sociale ripete che la donna mi sottraeva i bambini, creava danno psicologico, era violenta e mi aggrediva in presenza dei piccoli? Qualcuno avrà mai letto le relazioni dei Carabinieri della locale stazione? Perché consentire l'alienazione di due ragazzini, lasciare che una donna possa distruggere per mero egoismo, ignoranza e certamente tanta cattiveria la figura di un padre, un uomo, e nessuno muova un dito, decretando le misure necessarie a tutela di due minori Dove stanno in questo Stato la tutela verso i minori, il diritto la legge?

Sapete, si è arrivati a questo punto non perché io e la mia ex moglie siamo incapaci di comunicare. Anche perché con una donna che mi ha accoltellato alle spalle dinanzi ai miei due figli, una donna che mi ha inseguito, insultato, che ha usato violenza fisica e verbale per anni ed anche in piena notte, fratturato due costole con la complicità di terzi, delinquenti al suo pari, una donna che ha cercato di mandarmi in galera accusandomi falsamente di lesioni, e dichiarata assolutamente inattendibile da un giudice di un tribunale penale, una donna che ancora cerca lo scontro fisico con l'unica volontà di avere l'opportunità di denunciarmi. Una donna che si è nascosta dietro la violenza, sulle donne chiedendo addirittura l'aiuto di un associazione, una donna che dovrebbe far vergognare le vere e reali vittime. Io cosa avrei da dire? Che dialogo potrei mai instaurare? E badate bene, se sono qui, se ancora sento parlare di "percorso genitoriale" e "sostegno alla famiglia", se accetto la presenza di un tutore per i minori, è solo perché non ho girato le spalle e non sono andato via. Viceversa tutto questo sarebbe già finito. Avrei accettato la sottrazione dei figli, la perdita di ogni bene materiale elargito con eccesiva generosità, da uomo non sprovveduto ma che certamente credeva in una famiglia, in una comunione. Cose irrilevanti per il Diritto. Così irrilevanti che io su di me avverto da tempo la pesante sensazione di un furto. Si sono presi tutto, i mille sacrifici di una intera vita cosi come quelli dei miei genitori. Persino i beni personali che un giovane sposo porta in una casa coniugale. Che vergogna, che miserabile squallore.

La legge è uguale per tutti. Certo, parliamone.

È questo quello che volete, è questo che lo Stato vuole, è questo ciò che desidera la Magistratura: che un uomo vittima di violenze, soprusi, lesioni, minacce e soprattutto sottrazione di minori, giri i tacchi e abbandoni tutto? Ma io non li ho mai abbandonati. Ho lasciato una donna non i  miei figli! Affido condiviso: che ridere. Altra parolina, altra assurda situazione lasciata alla mercé di una donna, a cui è stato affidato il bello e cattivo tempo, a cui è stata data la possibilità di fare assolutamente ciò che vuole, fregandosene di tutto e tutti. Ha preso in giro tutti, giudici compresi, mentendo in ogni occasione oltraggiando ogni provvedimento, e ha avuto ragione. Impunita, certo, fino a renderla sempre più tracotante e spavalda, assistita da una famiglia materna che vede i miei figli come una  proprietà privata, me li nasconde distruggendo giorno dopo giorno il mio nome. Quello del padre. Mi viene chiesto di valutare la mia capacità genitoriale e ancora non capisco, non so se ridere o incazzarmi seriamente, non comprendo. Non mi è stato permesso di fare il genitore di frequentare i miei figli, ho subito ogni forma di prevaricazione violenza e angherie, i miei figli hanno subito violenza assistita, e oggi mi si chiede di valutare la mia capacità genitoriale? Ma io, padre e uomo, dove sono posizionato su questa bilancia immaginaria tenuta in mano dalla legge, dalle Istituzioni, da magistrati che dovrebbero tutelare la giustizia e i miei figli? Vorrei abbandonare tutto, ma non ci riesco. Non riesco a dimenticare gli occhi dei miei figli. Spesso mi ripeto che non li ho più, che non sono più un padre, ma poi respiro profondamente e continuo, continuo questa guerra contro una donna che non riesco più a definire madre, ma  anche contro i soprusi istituzionali, che vedono un padre ed un uomo perdente a prescindere. Ripeto nella mia testa, a ritmo incessante, come il ticchettio di un orologio vecchio stile: ma se io avessi accoltellato la madre dei miei figli, se l’avessi percossa, se l’avessi malmenata con la complicità di terzi, insultata ed inseguita, minacciata, se fossi a processo per stalking, lesioni, mancato rispetto del decreto del giudice, se questi reati a oggi perdurassero dopo quattro anni, se a seguito di una falsa denuncia fossi stato dichiarato inattendibile da un tribunale penale, se degli assistenti sociali e un comando dei Carabinieri relazionassero a un giudice che creo danno a due minori e perduro in condotte delinquenziali, io padre, uomo, maschio, che fine avrei fatto?

Oggi mia figlia, 12 anni, è una ragazzina che non riesco a vivere e a vedere, con cui non riesco neppure a parlare. È sempre più complicato poterle piacere visto che il papà vuole che studi e non vorrebbe vederla per strada alle undici di sera. Mio figlio, 13 anni, sempre mio complice, seppur continuamente ostacolato, negli ultimi giorni senza che io ne venissi messo al corrente, ha avuto in dono un mezzo elettrico, un grazioso monopattino corredato da sellino, con il quale circola nel comune, e dal momento che mi sono contrariato e gliene ho vietato l’utilizzo, è cambiato anche il rapporto con lui. Affido condiviso, giusto... Sono stanco, sono veramente stanco di non poter essere genitore, di non poter essere padre, ma vittima di un’alienazione che ha dato i suoi frutti avvelenati. Non frega a nessuno ciò che sta accadendo non è fregato a nessuno ciò che hanno subito i miei figli. Oggi, lo ripeto, sono molto stanco, e il timore di aver perso un altro pezzo dei miei figli è molto grande. Dicono che la legge farà il proprio corso: certo, ma intanto stanno crescendo senza un padre senza un genitore. Questo tempo che è passato non lo riavrò mai più. La legge è uguale per tutti. Certo, parliamone.

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