“Ed è subito ex” e la preziosa testimonianza di Ilenia

“Ed è subito ex” è una pagina Facebook da quasi 880 mila follower, con propaggini anche su Instagram e Tik Tok. Nasce da un’idea semplice ma geniale: indurre gli utenti a inviare resoconti di come e perché abbiano lasciato il proprio compagno o la propria compagna. Naturalmente gli utenti nella gran parte richiedono di rimanere anonimi e questo permette loro di essere particolarmente sinceri. Ne emerge un quadro generale delle relazioni tra uomini e donne che andrebbe studiato dal lato sociologico, anche grazie alla vera e propria montagna di messaggi che la pagina riceve e in gran parte pubblica. Non sono rari i resoconti tragicomici o esilaranti, ma spesso ci si imbatte in storie serissime, talvolta anche drammatiche. Insomma, se si comprende quale sia il tono e la funzione della pagina, cioè se non si trasforma tutto in una qualche forma di strumentalizzazione ideologica, si tratta di contenuti che vale assolutamente la pena seguire. Anche perché a suo merito ha il coraggio. Tra i vari messaggi infatti, qualche giorno fa ne è apparso uno che, con l’aria che tira, poteva finire facilmente nel dimenticatoio. È il breve resoconto di un uomo vittima di violenza di genere, che racconta il suo “ed è subito ex” così:

ed è subito ex

Il tutto accade mentre ancora non si spegne l’eco delle proteste feroci femministe per i manifesti affissi a Napoli in favore di un punto di contatto per uomini vittime di violenza (ne abbiamo parlato qui, qui e qui). Il post di questo uomo che ha avuto ragione di una donna violenta, scatena nei commenti una valanga di solidarietà che apre il cuore. Sono moltissime, la maggioranza, le persone che affermano a chiare lettere che la violenza non ha sesso. Ovviamente non mancano qua e là gli inserimenti di disturbatrici e disturbatori che parlano di fenomeni “non paragonabili”, perché, ebbene sì, gli uomini sono sempre colpevoli e violenti eccetera eccetera, ma in genere vengono subissati da risposte ben argomentate o più semplicemente fanculizzanti. Poi, tra i vari commenti, arriva lei, Ilenia Di Prima. La citiamo apertamente (e qua sotto postiamo i suoi commenti) perché si tratta di interventi che ha fatto pubblicamente, su una pagina pubblica. Se Ilenia ci legge e non gradisce che ripostiamo le sue riflessioni, ce lo faccia sapere e oscureremo il tutto. Sappia però che la citiamo perché porta una testimonianza che giudichiamo veramente importante. Ecco la sequenza dei suoi messaggi (cliccaci per ingrandirla):

facebook cav Ilenia Di Prima

Ilenia si espone coraggiosamente a confermare che c’erano, nella sua esperienza, uomini che chiamavano il centro antiviolenza in cui ha lavorato. Questo confermerebbe che chi ha cercato di promuovere una sorta di “1523”, come accaduto a Napoli, non solo aveva ragione, ma è stato seppellito e frantumato dalle polemiche ingiustamente. Senza volere, poi, Ilenia svela il motivo per cui non lavora più in un centro antiviolenza: «la violenza fa schifo in ambo i sessi. Educhiamo i nostri figli al rispetto del prossimo», dice. Una frase semplicemente sacrosanta, ma un’eresia intollerabile per la narrazione dogmatica dell’Antiviolenza S.p.A. Difficile che una persona con un pensiero così pulito possa resistere a lungo a lavorare in un centro antiviolenza per sole donne, come lei stessa ammette (e non è una novità) nei commenti successivi. Che Ilenia sia una persona per bene lo dimostra anche il suo dispiacere nel non aver potuto prestare assistenza agli uomini che chiamavano, anche perché, qualora lo avesse fatto, dice, non sarebbe magari stata licenziata, «ma di certo non mi avrebbero fatto un applauso», dice, con un’ironia nemmeno troppo sottile.

Quante cose potrebbe raccontare Ilenia.

La testimonianza di Ilenia è preziosissima, ci dice molto dell’impostazione, dell’approccio e della “mission” dei centri antiviolenza. Sia chiaro: a noi non dice nulla di nuovo, sono cose che abbiamo sempre saputo. Anzi ci chiediamo quante altre nostre idee Ilenia sarebbe in grado di confermare o smentire, se decidessimo di contattarla per un’intervista. Ma non la contatteremo. Ha già avuto un enorme coraggio a sbilanciarsi come ha fatto su una pagina popolare come “Ed è subito ex”, è improbabile che accetti di raccontare qualche importante retroscena di cui è a conoscenza sul mondo dei centri antiviolenza. Ancor più improbabile è che lo racconti a noi, sottospecie di misogini, con tutti i rischi connessi di una gigantesca shitstorm ai suoi danni. Dunque ci limitiamo a leggere le sue righe e anche un po’ tra le sue righe (ci perdoni). A partire dal fatto che, se lo si chiede alle “boss” dell’Antiviolenza S.p.A., ti viene risposto che nei centri antiviolenza lavorano soltanto “volontarie”. Eppure Ilenia parla di un lavoro vero e proprio. E anche questo confermerebbe la nostra idea che quella dell’antiviolenza sia un’attività tutt’altro che volontaria, che ci sono in ballo tanti posti di lavoro, anzi ormai troppi per poter pensare a una riforma del sistema.

Non resta che ringraziare Ilenia per la pulizia interiore che ha dimostrato nei suoi messaggi e la sua oggettività e la pagina “Ed è subito ex” per averle dato l’occasione di esprimersi. Nel caso non provasse eccessivo ribrezzo (o più probabilmente paura) a parlare con noi, avremmo una montagna di domande da farle sul funzionamento interno dei centri antiviolenza e sulle donne che vi si rivolgono. Una sua testimonianza, oltre a confermare o smentire ciò che diciamo da tempo, probabilmente approfondirebbe l’aspetto troppo trascurato delle vittime maschili e forse darebbe una spinta utile all’iniziativa di pensare qualcosa anche per gli uomini, come hanno tentato (e stanno ancora tentando) di fare a Napoli, pur tra mille difficoltà e la condanna unanime delle businesswomen del femminismo e dei tanti media che tengono al guinzaglio. Nel caso, Ilenia, puoi raggiungerci via email tramite il nostro modulo di contatto.

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