Il “sessista” Harrison Butker che in realtà celebra donne e uomini

11 maggio scorso. Harrison Butker, giovane campione del football (kicker dei Kansas City Chiefs, vincitori dell’ultimo Super Bowl) e laureato in ingegneria industriale, viene invitato a tenere il discorso per la cerimonia del conferimento delle lauree al Benedictine College di Atchison, Kansas. Ma quello che dice non va giù alle femministe: il suo discorso diventa “virale” e fa il giro del mondo come cattivo esempio di “sessismo” retrivo e pericoloso. SkyNews: «Butker dei Kansas City Chiefs criticato per le ‘affermazioni sessiste’ nel suo discorso al Benedictine College». Arwa Mahdawi, commentatrice del The Guardian (già diventata un meme per altre sue esternazioni femministe e misandriche) titola: «Il discorso misogino di Harrison Butker dimostra che i bigotti stanno vincendo». France24: «Il kicker dei Chiefs criticato per il suo discorso ‘omofobo e misogino’». Forbes coglie l’occasione per fare il solito predicozzo sull’equity: «Il discorso di Butker svaluta il potere dello sport quale promotore di uguaglianza». Celebrità come Taylor Swift e Eddie Vedder si prendono la briga di condannarlo. Il coro di condanne è partito anche dall’Italia, ad esempio LA7 parla di «discorso sessista del giocatore di football», Adnkronos di «discorso sessista e retrogrado», Vanity Fair pubblica un commento intitolato «Butker, il mansplaining e perché non abbiamo bisogno di un altro uomo che ci dica cosa fare».

A sentire tutto questo rumore verrebbe da pensare che il ragazzo abbia detto qualcosa tipo “odio le donne”, “le donne devono essere sottomesse all’uomo” o cose del genere. Ebbene ecco la parte del discorso incriminata: «Mi rivolgo alle donne qui presenti: congratulazioni, dovete essere fiere per gli straordinari successi che avete raggiunto a questo punto della vostra giovane vita. Voglio parlare direttamente a voi perché siete voi, le donne, il bersaglio delle menzogne più diaboliche. Quante di voi qui stanno pensando alle promozioni e ai titoli che riceveranno nel corso della loro carriera? Di certo alcune di voi faranno delle carriere brillanti. Ma scommetto che la maggior parte di voi sta fantasticando soprattutto del suo matrimonio, e dei bambini che donerete al mondo. Vi posso dire che la mia bellissima moglie, Isabelle, sarebbe la prima a confermare che la sua vita è davvero iniziata quando ha cominciato a realizzare la sua vocazione di moglie e di madre. Se sono qui a parlarvi, e se sono capace di essere l’uomo che sono, lo devo solo a mia moglie. Mi considero più che benedetto dai molti talenti che Dio mi ha regalato, ma non posso sottostimare quanto il mio successo sia dovuto al fatto che questa ragazza che ho conosciuto a scuola si sia convertita, sia diventata mia moglie e si sia voluta fregiare di uno dei titoli tra i più importanti: quello di casalinga. Lei è la prima educatrice dei nostri bambini; è lei che si assicura che io non dia mai la priorità al mio lavoro sul mio ruolo di marito e padre. Lei è la persona che mi conosce meglio di ogni altra… I sogni di carriera di Isabelle magari non si saranno realizzati, ma se qualcuno oggi le chiedesse se ha qualche rimpianto in merito a questa sua decisione, gli riderebbe in faccia e senza esitazione direbbe: cavolo, no!».

Harrison Butker
Harrison Butker

Uomini a testa alta.

Discorso condivisibile? Sì, no, forse solo in parte: ciascun lettore deciderà per sé. Ma di sicuro quello di Butker è un punto di vista legittimo (che peraltro fino a pochi anni fa sarebbe passato inosservato), e portato avanti anche da molte donne; ma soprattutto vorremmo che ci fosse indicato dov’è il “sessismo” («l’atteggiamento di chi tende a giustificare, promuovere o difendere l’idea dell’inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile e la conseguente discriminazione operata nei confronti delle donne») e dove la “misoginia” («atteggiamento di avversione generica per le donne») nelle parole di Butker: ci sembra piuttosto che il kicker abbia espresso rispetto e amore verso le donne. Senza contare che, particolare non da poco, Butker è un cattolico, che ha parlato a una platea di cattolici in un college privato cattolico. Ma niente da fare: oggigiorno celebrare, o anche solo sostenere la legittimità, della possibilità per una donna di scegliere di dedicarsi a tempo pieno alla maternità e alla cura della famiglia è una bestemmia, perfino se lo fa un cattolico parlando a una platea di cattolici. Una bestemmia che non va solo stigmatizzata in ogni modo, ma va zittita e punita a ogni costo. Tanto che sono partite non una, ma diverse petizioni affinché la NFL (Lega nazionale football), che nel frattempo ha sentito la necessità di prendere ufficialmente le distanze dalle parole di Butker, lo licenzi: una ha già raccolto oltre 220.000 firme. E perfino il mondo cattolico femminile (che non corrisponde esattamente al modello femminista di emancipazione della donna…), nei panni delle Sorelle Benedettine di Mt. Scholastica, ha condannato Butker sottolineando che le sue affermazioni «non rappresentano il college di arti liberali cattolico, benedettino, che i nostri fondatori hanno immaginato. Rifiutiamo una definizione ristretta di cosa significhi essere cattolici. Vogliamo essere riconosciuti come una comunità inclusiva».

Sicuramente lo Zeitgeist è cambiato rispetto a qualche decennio fa, eppure non si capisce in cosa di preciso le parole di questo giovane campione di football si siano distinte da altre esternazioni simili che nel mondo “conservatore” e cattolico via via càpitano, al punto da generare (in modo del tutto spontaneo?) una reazione così diffusa e unanimemente ostile. Forse c’entra qualcosa l’aver osato alzare la testa contro le lobby woke, quando in un passaggio ha affermato: «Il mondo intorno a noi ci dice che dobbiamo tenerci per noi le nostre idee, nel caso in cui vadano contro la tirannia della ‘diversità, uguaglianza e inclusività’ (DEI). Oggigiorno abbiamo paura di dire la verità, perché purtroppo la verità è ridotta in minoranza»? Tra i pochi che hanno difeso Butker ci sono alcuni suoi compagni di squadra e il commissario della NFL Roger Goodell che si è richiamato all’importanza della libertà di pensiero. Tra questi pochi ci siamo anche noi: oltre a riconoscere la legittimità del suo punto di vista, e l’importanza della libertà di poter esprimere qualsiasi punto di vista (salvo l’apologia di reato) senza temere reprimende, sottoscriviamo la sua celebrazione del ruolo materno e di cura della famiglia. Ma ancora più sottoscriviamo con convinzione un’altra parte del suo discorso, di rado menzionata nell’ondata di critiche, ma forse non meno fastidiosa per la narrazione dominante: quella che, subito dopo, ha dedicato agli uomini. Una difesa a testa alta della mascolinità e del ruolo fondamentale degli uomini nel mondo: chiudiamo proprio con queste parole. «Mi rivolgo agli uomini: parte del male che affligge il nostro presente è la menzogna, che vi è stata trasmessa, secondo cui gli uomini non sarebbero necessari, nella famiglia e nella comunità. In quanto uomini, noi siamo chiamati a segnare il passo del nostro mondo: quando questo viene a mancare, le cose smettono di funzionare, e arrivano disordine e caos. L’assenza degli uomini nelle famiglie ha un ruolo di primo piano nella violenza che vediamo crescere intorno a noi. Altri paesi hanno percentuali ben inferiori di famiglie senza padri, ed ecco che si osserva la correlazione con tassi molto più bassi di crimini violenti. Portate la vostra mascolinità a testa alta, contro una società che spinge per l’emasculazione culturale degli uomini. Fate cose difficili. Non accontentatevi mai della soluzione più comoda.»

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