Allieva Giulia Schiff, ovvero “il paradigma di genere”

Latina, Accademia dell’Aeronautica Militare. L’allieva Giulia Schiff sale agli onori della cronaca per aver denunciato episodi di violenza, lesioni personali e ingiurie avvenuti in caserma. Giulia sarebbe stata vittima delle violenze in occasione del battesimo di volo con la cerimonia del pinguino, un rito goliardico di iniziazione che sembra essere – con alcune modifiche tra i vari corpi – usanza diffusa negli ambienti militari. I novellini, qualche ragazza ma in larga prevalenza ragazzi, devono sottostare a scherzi e dispetti degli allievi più anziani. Dispetti, non pestaggi. Una finta fustigazione e un tuffo in acqua con tuta e stivali, niente di cruento, niente di pericoloso, niente ossa rotte, ferite, ricoveri.

Una variante soft del classico nonnismo, pratica con ben altri picchi di violenza (ci sono stati anche dei morti, uomini), tristemente nota in ogni caserma lungo tutti i decenni della leva obbligatoria. L’allieva Giulia Schiff però si sente profondamente umiliata, denuncia il rito di iniziazione perché sostiene di aver subito una serie di violenze, vessazioni ed insulti. L’Accademia Aeronautica la espelle, il Consiglio di Stato la reintegra, l’Accademia la caccia di nuovo: Giulia si è dimostrata inadatta alla vita militare. Si solleva un polverone: presso il Tribunale militare pende l’accusa per gli otto sottufficiali partecipanti all’iniziazione, rei di avere offeso prestigio, onore e dignità della Schiff. Contestualmente la procura di Latina ha chiesto il rinvio a giudizio per gli stessi otto militari presso il tribunale ordinario, ma dovrà prima pronunciarsi la Cassazione investita della questione di giurisdizione.

Giulia Schiff
Giulia Schiff

Salta fuori un video che la ritrae.

Commissione interna dell’Aeronautica , Procura, Tribunale ordinario, Tribunale militare, Cassazione… manca solo la Sacra Rota. Non entriamo nel merito della fondatezza o meno di “inettitudine militare”, per la valutazione della quale la nostra Giulia è stata accompagnata alla porta. Non è possibile sapere se sia realmente un’incapace alla quale non si può affidare un aereo da guerra, o se alle alte sfere dell’Aeronautica non sia piaciuta l’azione penale attivata contro i commilitoni né il clamore sollevato sulla faccenda. Resta il fatto che Giulia si sente proprio vittima di violenza, ha denunciato di averla subita dai suoi compagni di corso. Però… c’è un però: l’allieva denuncia intollerabili violenze quando è lei a subirle, ma è tutto normale quando è lei a farle. Un filmato immortala Giulia mentre infligge ad un ragazzo le stesse “punizioni” che ha giudicato meritevoli di denuncia quando le ha subite lei.

Rispetto al nonnismo del secolo scorso c’è infatti una sostanziale novità: oggi imperversano gli smartphone. E gli smartphone, si sa, solo in minima parte vengono utilizzati per telefonare, ormai l’utilizzo prevalente sembra essere slittato verso la smania febbrile di documentare tutto, dai piatti in trattoria all’incidente stradale, dall’impennata in motorino alla rissa da stadio. In particolar modo le bravate giovanili di ogni tipo sono molto gettonate sui social: che senso ha fare una stronzata se rimane circoscritta a quattro gatti? Meglio filmarla, condividerla su YouTube e andare a caccia di visualizzazioni. Probabilmente Giulia non lo ricordava, però salta fuori un video che la ritrae mentre prende parte, da “carnefice” e non da vittima, alla stessa (terribile?) pratica che ha lamentato ai suoi danni. La si vede trasportare a braccia un novellino – un ragazzo – insieme ad altri 7 allievi, proprio il plotoncino di 8 che consuetudine vuole si occupi di iniziazioni. Esattamente come è accaduto a lei a ruoli invertiti. Ecco il video:


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Doppiopesismo d’ordinanza.

I volti sono alterati tranne quello di Giulia, tutti ridono, il clima è apertamente scherzoso, c’è la pantomima di una fustigazione sulle natiche del novellino e Giulia stessa brandisce il frustino. Il servizio trasmesso da Corriere del Veneto TV cita la cerimonia del pinguino, questo il nome della pratica violentissima quando Giulia la subisce, scherzosa quando Giulia la impartisce. Non appare la data del video, ma presumibilmente dovrebbe essere successiva alla cerimonia in cui Giulia non era la fustigatrice ma la fustigata. Si va per deduzione, in teoria dovrebbe essere parte attiva del rito di iniziazione solo chi è già un iniziato. Ma allora… Giulia Schiff al momento del video ha già subito le pratiche violente ed ingiuriose che in seguito denuncerà? Conoscere le date sarebbe importante, perché gli interrogativi sono diversi: all’epoca del filmato aveva già denunciato gli otto compagni di corso, o lo ha fatto in seguito? Se veramente ha subito violenza, o ha la percezione di averla subita, perché mette in atto le stesse azioni per le quali chiede che altri siano condannati? Se invece considera l’episodio per ciò che realmente è – una goliardata – tanto da non vedere nulla di male nel farlo anche lei una volta acquisito lo status di iniziata, perché a distanza di tempo ci ripensa e denuncia?

Ricorda una versione militare del #metoo. Oggi ridiamo e scherziamo, ci si diverte e soprattutto siamo tutti consapevoli che non c’è niente di minaccioso, anche la coercizione fa parte del gioco. Poi dopo qualche tempo scatta l’indignazione retroattiva: ciò che ho fatto non volevo veramente farlo. Cioè, volevo farlo ad altri ma non volevo che altri lo facessero a me. Ecco, oh! Come se una ragazza sulla spiaggia facesse gavettoni ai propri amici, poi quando il gavettone lo fanno a lei trascinasse tutti in tribunale. Esperienza terribile in un caso, scherzo innocente in un altro. Doppiopesismo d’ordinanza, colonna portante dell’ideologia tossica e dei suoi dogmi:

  • Se lo fa lui è violenza, se lo fa lei è un gioco;
  • Se lo fa lui è brutale aggressione, se lo fa lei è lite in famiglia;
  • Se lo dice lui è un insulto sessista, se lo dice lei è comicità (Finocchiaro, per dire…);
  • Se lo fa lui è femminicidio, se lo fa lei è legittima difesa (Sciacquatori, ad esempio…);
  • Se lei è incapace di intendere e volere è un trionfo della giustizia, se è incapace lui si grida allo scandalo e si inviano gli ispettori (tipo Brescia, per intenderci).

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Le occasioni sono tante, e tutte prestigiose.

È il patriarcato, gente. Ci dispiace per la carriera militare di Giulia, sembra ci tenesse tanto… Ma non tutto il male viene per nuocere, le si schiude una brillante carriera accademica. Il curriculum di vittimismo a senso unico e la forma mentis (se lo fai tu è violenza, se lo faccio io è uno scherzo) sono elementi decisivi per aspirare ad una cattedra presso la Facoltà del Paradigma di Genere. Resta da decidere quale cattedra, ma una le spetta di diritto per averla meritata sul campo. Molte sono già occupate da autorevoli docenti di lungo corso:

  1. Negazione del pensiero Logico
  2. Mistificazione della Realtà
  3. Etica del Vittimismo
  4. Fenomenologia del Vittimismo
  5. Filosofia del Vittimismo
  6. Sociologia del Vittimismo
  7. Logica del Vittimismo
  8. Sorellanza
  9. Menzogna Applicata
  10. Criminalizzazione del maskio
  11. Dittatura delle oppresse
  12. Sottomissione dell’oppressore
  13. Autoattribuzione del Bene Assoluto
  14. Individuazione del Nemico
  15. Attribuzione al Nemico del Male Assoluto
  16. Media – scalata
  17. Media – conquista
  18. Media – controllo
  19. Mi sono solo difesa – 1 e 2
  20. Brain Washing
  21. Statistica al servizio dell’ideologia
  22. Diffusione Dati Falsi
  23. Introduzione alle teorie di Goebbels
  24. Pianificazione false accuse
  25. Architettura dell’allarme sociale
  26. Storia della rete CAV
  27. Strategia del voto di scambio
  28. Teoria e Pratica di Doppiopesismo
  29. Condizionamento delle coscienze
  30. Accaparramento  fondi – 1 e 2
  31. Fondamenta diseconomiche del divario salariale di genere
  32. Qualcosa è stato fatto, ma si deve fare di più

Forza Giulia, ti aspetta l’Università del Femminismo, Facoltà del Paradigma di Genere. È la formazione del futuro, anche fuori dall’ateneo le occasioni di lavoro sono tante e tutte prestigiose: Commissione Femminicidio, Dipartimento Pari Opportunità, ISTAT, GREVIO, CEDAW, Differenza Donna, Lucha Y Siesta (nelle sue due nuove sedi), Demetra, Artemisia, DiRe, e una marea di centri antiviolenza tutti sontuosamente finanziati dallo Stato.

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