“Femminicidi”: Governo nuovo ma mistificazioni consuete

Il recente 25 novembre ha sollevato un problema che noi de “La Fionda” rileviamo da diversi anni e torna di attualità con la istituzione della nuova Commissione d’Inchiesta sul Femminicidio. Sulla facciata di Palazzo Chigi, rigorosamente rosso-sangue per creare pathos, sono stati proiettati i nomi delle 104 vittime di femminicidio del 2022. È la prima volta che una lista di nomi compare sotto un’egida ufficiale. Non sappiamo quale ufficio sia stato incaricato di compilare l’elenco (che abbiamo chiesto all’Ufficio Stampa di Palazzo Chigi, senza al momento ricevere risposta) e di farne immagini proiettabili, resta il fatto che un’investitura ufficiale deve esserci stata perché la facciata della Presidenza del Consiglio non è una parete sulla quale si sbizzarrisce il primo writer di passaggio. Le immagini dell’iniziativa sono state diffuse a reti unificate da tutti i media pubblici e privati, con ampio schieramento istituzionale in favore di telecamere. Però… C’è chi rompe le uova nel paniere, rivelando dati che fanno crollare la narrazione mainstream ideologicamente inquinata: lo stesso giorno il Prefetto Francesco Messina, direttore Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, intervistato da SkyNews24 dichiara: «104 è la voce donne uccise, ma non tutte le donne uccise sono vittime di femminicidio. I delitti classificabili come femminicidi sono 36». La mistificazione istituzionale è macroscopica: 36 casi reali sui 104 propagandati. In un Paese normale sarebbe legittimo attendersi delle spiegazioni: gli altri 68 casi a che titolo sono stati infilati nel grande calderone dei femminicidi e proiettati alle spalle della Premier & Co.?

Spiegazioni – e relative scuse per la bufala – che non arriveranno mai, perché invece di essere in un Paese normale siamo in Italia, ove la mistificazione sistematica è il carburante di cui si alimentano  sia la propaganda vittimistica che la narrazione ideologicamente orientata che ne deriva. La stortura a Palazzo Chigi fa rumore poiché è la prima lista dettagliata col beneplacito istituzionale, non era mai accaduto prima dello scorso 25 novembre. Una lista ufficiale dei femminicidi non esiste, né del Ministero degli Interni, né del Ministero di Giustizia, né del Ministero Pari Opportunità, né della Presidenza del Consiglio, né della Commissione Femminicidio. Numeri in libertà, senza però il dettaglio dei nomi. Nessun Ente istituzionale ha mai diffuso una lista dei nominativi di donne vittime del cosiddetto femminicidio per due motivi principali: il primo è che il femminicidio è un termine esclusivamente mediatico, non ha nulla di giuridico e nel nostro Codice Penale non esiste, né come fattispecie autonoma di reato, né come aggravante. Secondariamente non esiste nemmeno una definizione ufficiale: per quattro anni abbiamo chiesto ininterrottamente alla Senatrice Valente che la Commissione d’inchiesta da lei presieduta rendesse noti i criteri ai quali un episodio dovrebbe rispondere per essere classificato come femminicidio. Abbiamo quindi anche chiesto cortesemente di pubblicare ogni anno un elenco dei casi che presentano i criteri stabiliti dalla Commissione stessa. Istanze rimaste immancabilmente senza risposta.

L’intervista al Prefetto Francesco Messina a SkyNews24.

La grande mistificazione: basta che la vittima sia donna.

Questo secondo punto è particolarmente rilevante, perché negli anni tutto ed il contrario di tutto è stato utilizzato per confondere le acque in merito ai femminicidi: donne uccise inquantodonne, uccise per la sola colpa di essere donne, uccise a causa della toxic masculinity, dell’oppressione di genere, della prevaricazione maschilista, dell’incapacità maschile di accettare la fine di un rapporto, del delirio di possesso, della gelosia morbosa, del maschilismo, del machismo, della fallocrazia, del patriarcato, del retaggio patriarcale, della matrice patriarcale, delle sovrastrutture culturali patriarcali e le variabili ricavate dall’incrocio di tali slogan. Sono chiaramente degli slogan “uccisa per la sola colpa di essere donna” e tutte le altre frasi ad effetto che non hanno nulla di giuridico, mentre per la configurazione di un reato da distinguere rispetto ad altri reati analoghi è indispensabile proprio la definizione giuridica. Negli anni abbiamo smascherato le forzature più eterogenee per inserire nel novero dei femminicidi anche decine e decine di casi che non avevano nulla a che fare con patriarcato etc. Gli elenchi privati (ripetiamo che non ne esistono di istituzionali) hanno sempre registrato come femminicidio tutti i delitti con movente economico (eredità contese, debiti insoluti, ricatti, rapine finite nel sangue), tutti i delitti legati alla tossicodipendenza e/o al disturbo mentale conclamato, tutti i delitti della pietà (anziani che uccidono la moglie malata terminale per non farla più soffrire e poi si tolgono la vita), oltre a donne uccise da altre donne: la madre uccisa dalla figlia, la figlia uccisa dalla madre, la zia uccisa dalla nipote, la ragazza uccisa dalla ex compagna nell’ambito di una relazione lesbica.

Per la casistica che abbiamo documentato negli anni e conserviamo in archivio non sembrano avere alcuna rilevanza il movente, la dinamica del delitto o il genere dell’assassino: basta che la vittima sia una donna uccisa da chiunque e per qualunque motivo, e finisce tra i femminicidi. Basterebbe scriverlo, giusto per averne contezza: “serve gonfiare artificialmente il numero dei cosiddetti femminicidi per costruire un’emergenza altrimenti immotivata, dobbiamo lanciare un allarme sociale parlando di strage, mattanza, ecatombe, genocidio perpetrato dal genere maschile ai danni delle donne … quindi ogni soggetto di genere femminile, da zero a 100 anni, ucciso per qualsiasi motivo da uomini o anche da donne, è catalogato come femminicidio”. Ecco, questa sarebbe una definizione di femminicidio calzante con la casistica che diverse fonti private hanno diffuso negli ultimi anni. Abbiamo dettagliatissima documentazione per dimostrarlo. Staremo a vedere se questo o altri criteri di catalogazione di un reato che non esiste verranno stabiliti dalla neonata Commissione Femminicidio. Appena verranno rese note la composizione, la presidenza e la vice presidenza, inoltreremo formalmente le stesse istanze ignorate per anni dalla Senatrice Valente.

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